La Stromboli selvaggia di Ingrid e Rossellini

– di Mimmo Carratelli

200307-21-1mSi guardano da lontano sulle onde navigate da Ulisse. Stromboli è la più settentrionale e Vulcano la più meridionale tra le schegge di roccia e fuoco, Lipari e Salina, Panarea e Filicudi, Alicudi, scagliate da ciclopi sentimentali nel mare blu del mito.
Due isole, due donne, due film. Una storia di rivalità e passioni nel Tirreno, a settentrione della Sicilia. Stromboli e Ingrid Bergman, Vulcano e Anna Magnani. E, in mezzo al mare di fuoco, Roberto Rossellini. Una vicenda del dopoguerra. Stromboli più piccola di Vulcano, 370 abitanti la prima, 430 la seconda. Il cono nero di Stromboli si leva a 750 metri; il cratere di Vulcano arriva a 391 metri. Diverse, antagoniste, ma sorelle di sussulti e di lava. Stromboli terra della malvasia, Vulcano residenza del dio dei venti. Da Punta Lena, la più meridionale di Stromboli, si può scorgere Punta Bandiera, la più meridionale di Vulcano. In mezzo, come a dividere due contendenti, si stende Panarea.

Un grande amore e un film che fu un inferno e poi divenne un capolavoro
Nel 1948 era tutto un altro paesaggio. Si arrivava a Stromboli con il postale che partiva da Napoli, una volta la settimana, e andava per mare tutta la notte. Ma a Stromboli Ingrid Bergman ci arriva su un barcone da pesca lungo 15 metri. Rossellini vi ha caricato cineprese, riflettori, rotoli di filo elettrico, attori e comparse, e sacchi di farina e scatolette di pomodoro. Si chiama “San Lorenzo” il robusto natante mosso da un rude motore a scoppio. Sono salpati dalla Sicilia. E’ aprile. Dopo due ore di mare, lambiscono Vulcano, ma Anna Magnani non è ancora giunta nell’isola rivale. Non ha ancora scelto la sua isola di sfida. Altre due ore e il “San Lorenzo” avvista, a nord, il camino nero di Stromboli. “Un semicerchio di lava rossastra lo avvolgeva, simile a un labbro insanguinato, il cono fumante, mentre un’enorme cascata di pietre scure rotolava verso il basso”, annota Ingrid Bergman nel suo diario. L’isola selvaggia è davanti ai suoi occhi, le spiagge scure, gli alberi di fico, i gerani e le buganvillee, e le case bianche, moresche. Un particolare la colpisce: le finestre delle case sono protette da sbarre. Il barcone getta l’àncora distante dalla riva. Trasbordano su piccole barche a remi. Hollywood è lontana. Sono lontani Leslie Howard, Humphrey Bogart, Gary Cooper, Charles Boyer, Cary Grant, i partners dei suoi film di successo girati tra il 1942 e il 1948: “Casablanca”, “Per chi suona la campana”, “Angoscia”, “Noto-rius”, “Giovanna d’Arco”. La grande diva è su un grande scoglio in mezzo al mare, lontana dalle luci degli studios.

Un’isola senza un albergo e senza telefono. La casa rosa sulla spiaggia. Secchiate d’acqua di mare per la doccia
A Stromboli non c’è un albergo, non c’è il telefono. C’è un piccolo ufficio postale. E le donne sono tutte vestite di nero. Era Stromboli nel 1948.
Rossellini scova una casa rosa, quattro stanze vicine al mare, ed è l’abitazione dove si sistemano con una sorella di Roberto e la segretaria di Ingrid. E’ tutto divertente all’inizio. Fare la doccia è divertente. La stanza da bagno è stata allestita accanto alla casa in un casotto rustico. Un grande imbuto spunta da un buco sul tetto. Ingrid, quando è pronta, lancia un urlo. E allora, sul tetto, un uomo rovescia secchi d’acqua marina nell’imbuto. Da Trapani giungono una vasca, il water e un bidet. La stanza da bagno, ora, ha anche i servizi igienici. A Stromboli non s’erano mai visti. Girare il film è impresa ancora superiore per le asperità dell’isola. Per raggiungere gli impervi posti di lavoro, Rossellini fa arrivare dalla Sicilia due asinelli perché Ingrid non debba sobbarcarsi alle faticose e difficili salite. E’ il neorealismo, bellezza.
Quando la fatica si farà sentire, e tutto sembra molto improbabile, Ingrid si lascia andare a una imprecazione: “Maledetti questi film realisti”. Rossellini sorride. E’ impegnato a convincere gli isolani a trasformarsi in attori. Ingrid si esaspera sul set: “Questa gente non sa che cosa sia un dialogo e non sa come muoversi davanti alla macchina da presa”. E un giorno sbotta: “Roberto, non riesco a sopportare di lavorare ancora un solo giorno con te”. Ma l’incantatore l’ammansisce. Le regala un piccolo bulldog nero, fatto giungere dalla Sicilia con una ulteriore scorta di spaghetti.

Tra gli attori due pescatori salernitani. Il bacio negato a Mario Vitale
Anna Magnani è lontana. A Stromboli, l’amore tra il regista italiano e la diva svedese divampa. Il vulcano brontola. Brontola con lettere tumultuose il marito di Ingrid dalla Svezia e sull’isola sbarcano giornalisti in continuazione. Non gliene importa niente del film. Vogliono sapere con chi dorme la diva. Rossellini fa il geloso. A Salerno aveva assoldato alcuni uomini per i lavori di fatica del film. Due di loro li promuove attori sulla lava di Stromboli. Sono due pescatori salernitani. Uno è alto, bruno e anche bello. L’altro è più piccolo, ma ben fatto, i capelli neri e gli occhi di velluto, ed è molto sveglio. E’ Mario Vitale. Si innamora di Ingrid? Non si sa. Ad ogni buon conto, prima Rossellini toglie la parte di protagonista al più bello, poi gela Vitale che non sta più nella pelle quando il regista gli assegna il ruolo di partner di Ingrid. Chiede Vitale: “Quando dovrò baciarla?”. “Mai. Prendi 75 dollari alla settimana per non baciare nessuno”, lo disillude Rossellini.
Il film andò avanti per quattro mesi. Il 2 agosto del 1949 la singolare troupe di Rossellini partì da Stromboli. Ingrid lasciò un bel po’ di danaro alle due chiese dell’isola (50mila lire), ai pescatori perché aggiustassero le reti, a una donna ammalata, a una donna sola con tanti figli, a un uomo perché acquistasse una protesi per la gamba che gli mancava, a un bambino che doveva operarsi agli occhi.

L’incredibile epilogo a Roma di due storie cinematografiche
A Vulcano, Anna Magnani aveva già ingaggiato la sfida cinematografica girando il film diretto da William Dieterle. Quando le due pellicole, quella di Stromboli e quella di Vulcano, furono pronte, ed era il 1950, la sfida si concluse a Roma con un epilogo memorabile.
In due diverse zone della capitale ebbero luogo le “prime”. “Vulcano” fu presentato al cinema Fiamma. A un certo punto, il proiettore andò a fuoco. Quando venne sostituito, Anna Magnani si accorse che la gran parte degli invitati non c’era più. “Che cosa succede?”, urlò. “I giornalisti se ne sono andati”, fu la risposta. E peggio fu il seguito: “Ingrid Bergman ha appena avuto un figlio. La stampa sta raggiungendo l’ospedale”. Era il primo figlio di Ingrid e di Roberto Rossellini. Ingrid aveva 35 anni, Roberto 44.

L’invocazione premonitrice di Annarella nel film “La voce umana”
Anna Magnani aveva 42 anni. Roberto e Nannarella erano stati una delle coppie più famose del cinema italiano. Un sodalizio artistico eccezionale e un amore bruciante, tormentato, rissoso. Una volta, il tacco a spillo di lei, gelosissima, si appuntò sulla faccia di lui, ad Amalfi. Perché Amalfi e la costiera furono i luoghi magici del furioso amore tra l’attrice romana e il regista al tempo di “Roma città aperta”. Alloggiavano all’Hotel Luna, ma avevano un rifugio rimasto a lungo segreto sulla costiera.
Napoli, Capri, Amalfi, lui al volante di una spider rosa, furono le tappe di un amore viscerale fino a che apparve la stella svedese.
Furono le stesse tappe dove Rossellini incantò Ingrid.
Nel film “La voce umana” una suprema Magnani, diretta da Rossellini, nella parte di un’amante disperata aveva urlato all’uomo che l’abbandonava: “Promettimi almeno questo. Che non andrete nello stesso albergo dove andavamo noi due”.

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