La tavola degli Dei

– di Roberto Gianani

Una cena a lume di candela sulla “Terrazza di Lucullo”, il ristorante dell’Hotel Caesar Augustus dove, al tramonto, il sole diventa fuoco.
L’ospitalità affettuosa di Paolo e Patrizia Signorini, la cucina mediterranea e i prodotti di un orto che sembra un giardino incantato.
Da qui, la sera, il mare è un profumo vicino e il Golfo un cammino di luci.

200807-10-1mIl mare scorre pieno di sole, un’acqua azzurra pennellata di verde.
L’elica dell’Uragano, il gozzo giallo di Gennarino Alberino, disegna una scia bianca come il ricamo del gelsomino. Fasciame di legno, curve di donna, curve di una barca che conosce il mare e le rotte più segrete dell’isola. La rotta dei sogni e dell’amore, approdi di una notte o di una vita. La nave della Caremar entra nel porto di Marina Grande bianca e maestosa. Prua austera, murate forti, bandiera italiana. A bordo il capitano timona tranquillo nel turchese di una giornata senza capricci di vento. Il tuffo dell’ancora lascia dietro di sè un nastro di smeraldo. La sirena lancia un richiamo, come il fiato di una tromba, il canto di una conchiglia, il suono del buongiorno. Sulla banchina una fila di giapponesi piccoli e gialli saluta la cerimonia dell’ormeggio. Una pista di piedi e di schiene, una colonna che gira il mondo.
Due gatti innamorati si inseguono incuranti degli assalti del sole. Sono di nuovo a Capri dove il vento soffia libero e dove non c’è nuvola a bloccare la luce del sole. Al mio fianco Nanette. La lunga gonna bianca, lo sguardo abbagliante e un’onda di capelli ramati e quella erre francese che rotola agile e nervosa, elegante e piena di una malizia che accende la fiamma del mio cuore. Un cuore che vibra di un amore nuovo, come di una melodia che ritorna e porta parole profumate, parole di cui ho un pò paura e felicità è una di queste, forse la più ingombrante, quella di cui ho maggior pudore. Nanette, la donna che ho incontrato una notte a Cetara, i pescherecci ormeggiati alla banchina e il fruscio del cordame sotto l’arco di cieli nuovi.
Una notte lontana, perduta nei fiori del vino che zampillava, scorreva e cancellava vecchie spine. Il suono di un violino e i passi di un vecchio pescatore che si allontanavano insieme a quelli di un bambino che lo teneva per mano, e poi lo sguardo luminoso di Nanette che apparve improvviso sul palcoscenico della mia vita.

Occhi accesi nelle luci di una notte nuova. Nanette pittrice parigina con una “cuccia” a Cetara.
Troppo malinconiche per lei le acque della Senna, Edith Piaf non canta più, Yves Montand non canta più. Così oggi lei vive di acquerelli e marine. Emozioni semplici e i colori di un amore che un pò l’inquieta. Forse il desiderio di fermare le lancette dell’orologio nel porto dei sentimenti, bloccare un pò il tempo, rallentare il dondolio dei minuti, stringersi ad un sogno. Le campane della chiesetta di San Costanzo portano via la malinconia, il taxi cabriolet di Adriano Federico ci accompagna lungo le curve che da Marina Grande portano verso la Piazzetta. Al bar Tiberio, il caffè di Costanzo è di quelli speciali. Poltroncine di vimini, ombrelloni a righe e un’onda di gente colorata. Passa la chioma nera di Mara Carfagna, la scena è tutta sua, una pioggia di sguardi.
Una velina tutta seni e sorrisi corteggia l’obiettivo di Andrea D’Alessandro, il fotografo più conosciuto dell’isola. La Nikon scatta e cattura, in Piazzetta si recita la commedia del mondo, un via-vai di attori e comparse, personaggi famosi e carneadi. I profumi di Carthusia e la seduzione di belle donne, le labbra di un bambino biondo attaccate a un gelato di limone e i pantaloni di lino bianco di un anziano playboy alla ricerca del tempo perduto. L’alta marea di Fiona Swarosky, il sorriso bianco di Patrizia Ruocco, soffi di pareo, suoni, voci, parole. Il pomeriggio profuma di fiori. Capri è contagiosa, gli occhi di Nanette hanno un brillio di seduzione. I sentimenti prendono il largo, le emozioni volano verso il mare. “È stato il mare che me l’ha spinta addosso, è stato il mare a raccoglierci”. Prendo per mano Nanette e la porto al mare di Punta Carena, all’abbraccio delle onde.

Il Faro, l’acqua ad accarezzare i piedi, un teatro di scogli e quinte di schiuma, macchie di verde e frecce di sole. Mani strette, occhi incantati su un panorama di acque chiare. I silenzi e le musiche del mare. Lontano una vela mette la faccia nel vento, ci amiamo e cuciamo i nostri destini. Il mare è complice, è amico, è antico. Il sole corre verso Ischia, un gabbiano saluta il pergolato del Lido del Faro, Nello ci offre un sorriso e un bicchiere di acqua e limone. Avverto una sensazione di libertà, l’anima si carica di azzurro, respiro un profumo tenero ed intenso. Guardo Nanette e penso ai suoi quadri di case e di barche, porti di pescatori con il mare negli occhi, panchine di chiacchiere lente, lamenti di gatti in amore, notti di imbarco e passione.
Sento nel cuore la fuga di ore, giorni, anni che avrei dovuto legare alla cima di una bitta e che invece sono volati via come un aquilone. Prendo all’amo rimpianti, malinconie, pensieri e qualche pagina di futuro. Nanette potrebbe essere il mio approdo.
La voglio al mio fianco in una serata speciale, voglio che sia con me nelle abitudini e nell’amore, nel caffè del risveglio e nei languori di un giorno che si allontana.
Il vizio di andare ad abbracciare il tramonto è una vecchia abitudine che non perderò mai. Mi piace accompagnare il cammino del sole, inseguire la sua ultima scia, vederlo scomparire lontano verso Ventotene, immaginarlo ricomparire all’alba di domani, nella luce di un giorno nuovo sopra i Faraglioni e incendiare Marina Piccola, riaccendere i miei sentimenti, le mie emozioni. Salutare lentamente il sole e prenotarlo per nuovi racconti, nuovi incontri, nuovi appuntamenti.
La vita, ogni tanto, ha bisogno di rallentare e qui al Relais Caesar Augustus il tempo è un dondolio, un tenero slow , una carezza, un baciamano, una preghiera di ringraziamento. Qui la vita è una canzone lenta, romantica, piena di melodie. Paolo e Patrizia Signorini sono padroni di casa ospitali. Un’ospitalità vecchia maniera, il garbo di modi gentili, cerimoniali antichi, preziosi. Un’accoglienza naturale, molto soigné, senza protagonismi. Luccica la vita e ha una luce affettuosa. La suite Farouk è per noi. Cambio i jeans scoloriti e la t-shirt con una camicia azzurra e pantaloni di lino. Nanette è bellissima nel suo abito di seta blu, i sandali bassi e la sciarpa bianca come un velo. La musica di un pianoforte a coda saluta il nostro amore, la terrazza si sdraia sull’oro del mare mentre due vele sembrano navigare tra cielo e sogno. Un poeta venuto da molto lontano scrive versi eterni e li regala all’ultimo sole.
Gli spazi si aprono come un palcoscenico sull’infinito. I nostri piedi camminano sopra il paradiso. Scalette di pietre scalpellate a mano scendono verso terrazzamenti di fiori e orti che sembrano giardini incantati. Siepi di rosmarino, prati di maggiorana, ricami di menta, fiori di cappero, ciuffi di basilico. Sentieri di colori e profumi, saluti di gelsomini e bouganvilles.

L’ombrellone di un pino secolare, fili azzurri di lavanda, maioliche antiche, divani stesi a guardare l’orizzonte mentre il giorno sfuma nelle luci dell’imbrunire e il sole del tramonto accende il mare. Volano i miei pensieri e sono sogni. Mi girano intorno la nostalgia e le fantasie di nuove navigazioni. La Terrazza di Lucullo, il ristorante del Relais Caesar Augustus, è un un luogo con il cuore dentro, un posto per chi vuole riaprire l’anima ai profumi. Cuscini bianchi, tavoli tondi per favorire l’amicizia e lo scambio di pensieri, candele. E ogni candela è un approdo, un respiro, un’attesa.
Sono occhi dentro agli occhi con Nanette. Ceniamo insieme alla tavola degli dei.
Mimmo Grande è un cerimoniere premuroso e elegante, lo chef Giuseppe Resta cucina per gli ospiti di questo Olimpo piatti antichi, mediterranei, eterni. Succhiamo il mare da un souté di cozze e vongole su crostini di pane casereccio, gli asparagi dell’orto accompagnano i tagliolini agli scampi, il pescato del giorno arriva dalla barca di un pescatore che conosce tutti i fondali dell’isola.
La tagliata di frutta rinfresca le labbra e accende i desideri.
Sopra le nostre teste le stelle sono luci strepitose nel cielo. Sopra il Caesar Augustus ora la notte è un concorso di bellezza.
Di fronte il Golfo è un cammino di fiaccole accese e il mare è un profumo vicino. Beviamo il bianco di un Fiano di Torre di Dora e ci guardiamo negli occhi. Navigo tra le ciglia di Nanette, navigo nel verde del suo sguardo, navigo nei sogni di una tela a colori. I pennelli di Nanette mi dipingono il cuore. L’aria è piena di voli, i riflessi bianchi della piscina si allunagno fino al mare di Ischia. Cresce la luna e disegna un anello d’argento, come una fede, una promessa d’more. Qui la vita è un’altra e Nanette me la sta regalando.

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