La televisione e l’ultima isola

– di Mimmo Carratelli

Approdo dell’immaginario umano, meta sentimentale e rifugio, esili e naufragi. Isole vicine e lontane, esotiche, storiche, mitiche, magiche. Poi è “esplosa” la televisione. E ad Hispaniola, l’isola di Cristoforo Colombo, dopo la Nina, la Pinta e la Santa Maria sono arrivate le telecamere. Il successo e il tormento dell’Isola dei Famosi di cui si annuncia la terza edizione. Un cortile caraibico di pettegolezzi tra aspiranti ed ex celebrità, soubrette dell’esibizionismo e belloni palestrati, naufraghi per il voyeurismo in prima serata.

L’isola del tesoro, l’isola dei pirati, l’isola che non c’è, l’isola dei famosi e quella dei serpenti, l’isola di Napoleone, l’isola di Robinson Crusoe, l’isola delle femmine, l’isola sommersa. Quante isole tra fantasia e reality-show, storia e geografia, set cinematografici e atlanti. Mari blu e naufragi. Spiagge bianche e destini neri. Marosi. Esili. Storie romantiche. Racconti e diari. Grandi suggestioni e grandi panorami. Vite pericolose e vite sognate. Libri e telecamere.
L’isola. La meta onirica, l’approdo sentimentale, la fuga, il rifugio, la salvezza, la vita selvaggia. Il miraggio. Il sogno. Poi, improvvisamente, il gioco crudele della televisione, il boom dell’autunno 2003 sul piccolo schermo: un’isola caraibica al centro di un’avventura demenziale. L’Isola dei Famosi, reality contestato, discusso, disprezzato ma che inchiodò nove milioni di telespettatori ai litigi, ai dispetti, alle angosce, alle rivalse, alla sopravvivenza e alle nomination dei soliti noti e dei noti più ignoti, un gruppo di dodici esagitati sull’orlo di una perenne crisi di nervi e di identità.
L’Isola dei Famosi, l’ultima isola di un naufragio artificiale, un sadomaso Grande Fratello all’aperto fra liane, zanzare, capanne, noci di cocco, bisce, uragani, sole fiammeggiante, tartarughe, bacche velenose, infezioni e patimenti. L’Isola dei Famosi laggiù in una zona disabitata dell’isola di Hispaniola a 245 chilometri da Santo Domingo.
La baia di Samanà scenario selvaggio di una convivenza tra uomini e donne a uso e consumo delle telecamere-spia di RaiDue, gossip da spiaggia sperduta, volgarità da vacanza-concorso a premi, finto paradiso e inferno, uomini pelosi e donne seminude, barbe e tanga, bicipiti e fondoschiena dorati. Trash e parolacce.
Uno spettacolo di voyeurismo in prima serata dispensato dalle passeggiate “in studio” di Simona Ventura, tacchi a spillo, abiti sexy, bocca splendida splendente e indice puntato. Spettacolo ripetuto l’anno scorso, L’Isola dei Famosi 2, perché al peggio non c’è mai fine, e in procinto di riproporsi ad ogni cader di foglie, quindi prossimamente ancora sui minischermi, attrazione del popolo televisivo arresosi al canone delle boiate.
Pensate: l’Hispaniola. Cioè l’isola di Cristoforo Colombo che è diventata l’isola di Walter Nudo, il bellone propostosi attore per campare la vita, e di Sergio Muniz, il fotomodello basco in cerca di popolarità. I famosi dell’Isola dei Famosi. E l’esile attaccabrighe Antonella Elia, un po’ fragile e un po’ jena, la palestrata evergreen Carmen Russo, la dark lady Susanna Torretta (titolo di merito: amica della scomparsa contessa Vacca Augusta), denudatasi per il troppo caldo e il troppo esibizionismo, persino Fabio Testi, che avevamo lasciato attore e abbiamo ritrovato finto naufrago, e due calciatori esiliati dalla popolarità degli stadi, il portiere Stefano Tacconi e Totò Schillaci, l’omino siciliano che fece il centravanti nelle notti magiche del 1990.
L’Hispaniola dove giunsero la Nina, la Pinta e la Santa Maria e, con la tv, sono arrivate la contessina Giada e la bionda in pelle e ossa Maria Teresa Ruta, l’anoressica Alessia Mertz di cui ci sfugge ancora il fascino, addirittura Sandokan nelle reali vesti dell’attore Kabir Bedi. E, trionfo dei trionfi, Adriano Pappalardo, il guerriero del microfono, l’urlatore roco del tormentone musicale “Ricominciamo”, attore di fiction, finto duro e campione d’ogni retorica.
L’Isola dei Famosi, dei fumosi, degli sfigati per minicelebrità, non-celebrità, stelle cadenti e cadute alla ricerca di uno scatto di popolarità e di un colpo di vita, foto sui giornali, autografi, zoomate di telecamere finte intruse, ospitate in Rai e Mediaset da opinionisti buoni per tutte le stagioni e tutte le opinioni, dalla procreazione assistita al sedere di Jennifer Lopez e al trapianto del Cavaliere, ingaggi nelle serate estive per l’immortalità fasulla che solo la televisione sa dare. Questo vale essere vissuti ai Caraibi su un’isola deserta ma affollatissima di cameramen, intervistatori e soccorritori, mentre dall’altra parte del mondo, nel provincialissimo Bel Paese, diciotto milioni di occhi e di orecchie hanno voluto vedere e sentire bisbigli, urlacci, languori, confessioni, risse, patti e fregature, amori e tradimenti delle allegre comari dell’Hispaniola, un cortile caraibico di pettegolezzi, maldicenze e veleni sottili.
Credevamo di avere visto tutto. Invece, no. Dagli Stati Uniti si annuncia il peggio, un’altra serie televisiva, un’altra isola, un’altra spiaggia e un altro naufragio: un telefilm a puntate e senza limiti, “Lost”.
Il network Abc ha inventato un disastro aereo, utilizzando un Lockeed L-101 tagliato a pezzi, e ha confinato su un’isola delle Hawaii, “in attesa dei soccorsi”, 48 finti superstiti, in realtà attori in canottiera e attrici dai corpi siliconati in bikini per una convivenza selvaggia in un intreccio di segreti, vendette, nostalgie, inganni, sfide, cattiverie e cannibalismi vari.
Non ci resta che salire sull’Enterprise e chiedere al comandante Kirk e al Signor Spock che ci portino lontano, nello spazio, ai bordi del sistema solare, senza telecamere, isole, spiagge di disperazione e naufraghi televisivi. Yahoooo!

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