La vita di Alessandro è tutta un film

– di Alessandro Cecchi Paone

Un eroe nato per il cinematografo: piccolo, biondo, atletico, colto, affascinante, ammaliatore, circondato da sapienti e idolatrato da seguaci fedelissimi.

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200504-11-3mAlessandro non fu mai solo. Nel corso di tutta la vita, che fu breve ma talmente intensa da valere chissà quante vite normali, fu sempre circondato non solo dall’ammirazione, dalla folla di fans che sempre si assiepa intorno a chi solo essendo quel che è emana fascinazione, suscita seduzione, promette riflessi di splendore, ma da amicizie vere e indistruttibili. Legami che in parte sopravvissero a tensioni, drammi, fatiche, incomprensioni e congiure.
Accettarono il suo comando vecchi generali che avevano combattuto con il padre, si piegarono al suo imperio satrapi e re, conobbero la sua riconoscenza coloro che sposarono la sua causa, come subirono la sua ira funesta quelli che gli si opposero.
Il gruppo dei compagni di Alessandro resta a tutt’oggi un esempio caro a tutti coloro che, all’apice di un qualunque potere e alla guida di una qualsiasi impresa, vorrebbero intorno a sé una squadra di liberi ed eguali, uniti dalla stima reciproca, dalla condivisione di un progetto, da un affetto reale e sincero.
Il Macedone ammaliava e conquistava tutti perché non si poneva mai su un piano superiore a quello degli altri, ma semplicemente ci si trovava e viveva con naturalezza e semplicità assolute una condizione di superiorità che non gli derivava dal titolo ma che era un dato di fatto riconosciuto da chiunque si trovasse ad avere a che fare con lui. Perché tutti sentivano e riconoscevano la sua eccezionalità, e perché Alessandro non si risparmiava mai, e con la sua generosità e assiduità premiava chi con la volontà riusciva fare quel che il leone di Pella faceva perché non poteva fare altro, andare avanti, di sfida in sfida, di vittoria in vittoria.
I compagni di Alessandro, quelli che erano sempre intorno a lui nel cuore della battaglia, quelli che costituivano la sua guardia del corpo, quelli che partecipavano ai consigli di guerra e di pace, furono la sua famiglia sostitutiva, allevata sotto l’occhio vigile di Aristotele, senza padri e senza madri e senza mogli, una famiglia di fratelli, nella quale ad Alessandro spettavano i privilegi e le responsabilità del fratello maggiore.
Tutti dunque facevano riferimento a lui, ma lui a chi si appoggiava?
Se è vero che i sovrani imbelli di ogni regime in decadenza hanno il loro Rasputin, non era questo il caso di Alessandro. Aveva capito, e Aristotele lo aveva rafforzato in questa convinzione, che quel che conta è avere fiducia in sé, e al Macedone certo l’autostima non faceva difetto. Non c’era quindi spazio per plagiatori e adulatori.
Ci fu invece spazio per le lezioni di sapienti come Diogene e Kalano, ma non per preti e sacerdoti, al cui ruolo di intermediari con la divinità Alessandro non credette mai. Mise invece incondizionatamente la sua salute nelle mani di un medico di cui si fidò sempre finché visse, anche quando lo accusarono di tradirlo e di attentare alla sua vita. “Sventurato l’uomo che non può fidarsi del suo medico”, disse un giorno, ed è una frase capace tuttora di impegnare un dottore molto più di dieci giuramenti di Ippocrate.
Non sappiamo dunque come si crea un genio, ma abbiamo visto come si è formato un eroe, anche se non di quelli appartenenti al mondo dell’epica, dotati di poteri sovrumani, più figli della mitologia che protagonisti della storia. La grandezza di Alessandro sta proprio qui: a parte la discendenza da Achille ed Eracle, ottima trovata per una contemporanea strategia di comunicazione, il Macedone deve la sua fama all’eccezionalità sì, ma della sua integrale umanità.
Se Ulisse è un personaggio del mito, un archetipo, Alessandro è stato un uomo in carne ed ossa, un figlio della storia che ha fatto e cambiato la storia e che è entrato nel mito, o meglio è diventato un mito grazie alle imprese compiute e a quel che personalmente era.
Su di lui sono state scritte milioni di pagine, su di lui sono in uscita sempre nuovi film e nuovi documentari perché, a differenza di quasi tutti gli altri autocrati della storia, nessuno è riuscito a scrivere di lui male più di tanto.
Nessuno ha taciuto degli orrori di Tebe, di Tiro o di Persepoli. Ma tutti sono rimasti incantati da un guerriero innamorato della cultura e dell’arte, da un conquistatore rispettoso degli dei e delle tradizioni dei popoli conquistati, da un uomo capace di conservare la grazia sotto pressione, da un eterno adolescente che poteva risultare un disadattato e che invece ha sempre conservato freschezza ed entusiasmo, da un intellettuale che nella tenda militare come nei palazzi reali dormiva col capo appoggiato su una copia dell’Iliade e dell’Odissea.
Si capisce come Hollywood non abbia inventato niente se si guarda al personaggio mitico che Alessandro Magno ha consegnato alla storia: eroico, invincibile, divinizzato. Fisicamente eternamente giovane, biondo, con gli occhi bicolori, piccolo ma atletico, di pelle chiara, capace di emanare intorno a sé solo buoni odori, probabilmente perché di temperatura corporea più alta del normale.
Per non parlare poi del suo mondo privato. La cupa solitudine del capo non gli appartenne mai. Quando volle, nonostante la morigeratezza, si portò a letto le donne più belle del mondo, amò e fu amato e protetto per tutta la vita da Efestione, suo compagno d’infanzia, ritrovò slancio e dolcezza fra le braccia di Bagoa, il ragazzo persiano di Dario. Mai si separò, fino alla loro morte, dal cavallo Bucefalo, sempre con lui in battaglia, e da Peritas, il cane molosso che fu l’unico a dividere ogni giorno con lui il riposo notturno.
Ma il vero segreto di Alessandro fu un altro. Non aveva sensi di colpa, aveva fiducia in sé stesso e in chi sceglieva di avere intorno, sapeva chi era e cosa doveva fare. Per questo non ebbe mai paura, per questo divenne invincibile.

(3 – fine)

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