L’ambasciatore anacaprese

UN ANACAPRESE A BELGRADO

di Marilena D’Ambro
Giuseppe Manzo è il più giovane ambasciatore d’Italia. Una vita vissuta tra giornalismo e diplomazia. Dalla Farnesina a Tirana per il primo mandato. Poi Washington e New York con incarico all’Onu. La ragazza conosciuta in Albania diventa sua moglie, nascono due figli. Ecco come vive i ricordi, le emozioni e i ritorni a Capri. La vita in Serbia.

201509-14C’è un pezzo di Capri – o meglio di Anacapri – nel cuore della Serbia. Giuseppe Manzo, 47 anni, (nella foto) è il più giovane ambasciatore d’Italia. Presta servizio a Belgrado e tifa Napoli. Una vita vissuta tra diplomazia e giornalismo. Da un lato il profumo della carta stampata: tanti gli articoli che portano la sua firma. Approfondimenti sull’uso dei media nella guerra al terrorismo e sulla comunicazione dell’Onu. Dall’altro relazioni, incontri con i potenti della terra, destinati a scrivere nuove pagine di storia e delineare i nuovi assetti geopolitici. La sua è una lunga carriera costellata di successi con incarichi di primo piano presso le sedi diplomatiche più importanti: Farnesina, New York, Washington.
Nasce nel 1967. I suoi genitori Leone Manzo e Tina Mariniello hanno sempre lavorato per mantenere alto il culto dell’ospitalità caprese. Il padre è stato a lungo receptionist del Grand Hotel Quisisana, la madre gestisce un piccolo negozio di pizzi e merletti fatti a mano al centro di Anacapri.
Il giovane Manzo trascorre la sua infanzia sull’isola insieme alla sorella Anna e gli amici di sempre che lo chiamano affettuosamente “Beppe”. A 14 anni intraprende gli studi classici presso il liceo Garibaldi di Napoli. Si iscrive alla facoltà di Scienze politiche alla Federico II. Vince il concorso indetto dalla Scuola di formazione per la diplomazia del Ministero degli esteri. Nel 1994, quando Giuseppe Manzo ha solo 24 anni, per lui si aprono le porte della Farnesina. Tra il ’95 e il ’98 è in Albania. A Tirana viene nominato segretario d’ambasciata e poi console. In questa terra fatta di antiche tradizioni conosce la donna della sua vita, Alma. Nascono Leonardo e Federico.
Manzo vola a Washington, all’ambasciata d’Italia, dove ricopre il ruolo di primo segretario fino al 2002. Ci ritorna nel 2010 per guidare l’ufficio stampa. In Italia, per un periodo, presta servizio alla Segreteria generale del Ministero degli esteri e viene inviato di nuovo a New York. E’ il momento della presidenza italiana all’Assemblea delle Nazioni Unite: dal 2005 al 2009 gli viene affidato l’ufficio stampa della Presidenza. Nel 2012 il ritorno alla Farnesina come portavoce del ministro Giulio Terzi.
201509-14-2mIl 2013 è l’anno della svolta: il 12 dicembre Giuseppe Manzo viene nominato ambasciatore a Belgrado. La sua voce al telefono è gentile e limpida. Si emoziona quando parla di Capri e Anacapri.
Perché è diventato ambasciatore?
“Una sorta di vocazione nata prima della maturità e coltivata con gli studi universitari fino a quando nel 1993, ormai 22 anni fa, sono entrato in carriera. E’ un mestiere poco conosciuto. Richiede sacrifici e una caratteristica di cui si parla troppo poco: la coscienza delle responsabilità che derivano dall’essere un servitore, prima che il rappresentante, dello Stato. Quando sei all’estero e ogni mattina lavori con alle spalle la bandiera del Paese lo percepisci in maniera chiara”.
Lei ha un passato da giornalista.
“A 18 anni, studiavo all’università per fare il diplomatico e intanto guadagnavo qualche lira facendo la gavetta nei giornali, turni di chiusura in redazione, cronaca nera, ma anche spettacolo e sport. Poteva essere il mio mestiere, ma a 25 anni sono entrato in diplomazia. Conservo tanti ricordi, amici, una tessera dell’Ordine dei giornalisti datata 1990 e soprattutto tante lezioni su come comunicare. Anche per questo un momento significativo è stato quando nel 2012 sono stato nominato capo del Servizio stampa della Farnesina”.
Quali sono stati i momenti più significativi della sua carriera di ambasciatore?
“In Albania nel 1997 durante l’operazione internazionale ‘Alba’ a guida italiana. A New York con l’approvazione della prima risoluzione contro la pena di morte nel 2007. A Belgrado quando ho ufficialmente presentato le “lettere credenziali” con le quali il nostro presidente della Repubblica mi inviava in Serbia quale ambasciatore d’Italia”.
E un momento particolarmente difficile?
“In Albania, il mio primo incarico: assistere centinaia di italiani in difficoltà durante le rivolte. Sono passati quasi vent’anni, è un’esperienza che mi ha segnato, tutto sommato in positivo, e fatto crescere”.
L’Italia è uno dei principali partner economici e commerciali della Serbia, sotto il suo mandato sono stati conclusi importanti accordi. In futuro il rapporto tra i due Stati sarà sempre più stretto? Qual è il suo obiettivo?
“Nel 2014 l’Italia è stata il primo partner commerciale della Serbia, con oltre 3,6 miliardi di euro tra importazioni ed esportazioni, e il primo investitore straniero. Abbiamo oltre 500 nostre imprese che lavorano in Serbia. Insieme a quelle grandi come Fiat, Benetton, Geox, Unicredit, Banca Intesa, Generali, la maggior parte sono piccole e medie imprese. L’anno scorso, con il sostegno dell’ambasciata, in Serbia è sbarcato un altro dei più noti marchi italiani, la Ferrero. Il livello delle relazioni è eccellente, come dimostrano anche gli incontri di questi ultimi mesi: a maggio il presidente Mattarella era a Belgrado e, qualche mese prima il primo ministro Renzi aveva incontrato a Roma il suo collega serbo. Il futuro di queste relazioni è quindi pieno di opportunità soprattutto nella prospettiva dell’adesione della Serbia all’Unione Europea, grazie anche al sostegno di Roma”.
Nel 2007-2008 è stato membro della delegazione italiana al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dove, su iniziativa italiana, si negoziava e approvava la prima risoluzione sulla moratoria per la pena di morte. Che cosa ricorda di quel momento?
“Ricordo esattamente il luogo e il momento in cui è avvenuto. Era il 18 dicembre del 2007 e con i miei colleghi eravamo tutti nell’aula del Palazzo di Vetro ad attendere l’esito di una votazione che segnava un avvenimento storico, al quale avevamo contribuito con mesi di negoziati per quella che era una vera battaglia di civiltà. E poi era il mio compleanno e credo di essermi fatto proprio un bel regalo”.
Lei è l’ambasciatore più giovane al mondo?
“Non credo, almeno non anagraficamente. La Farnesina è da tempo all’avanguardia nel favorire l’assunzione di responsabilità e ruoli di prima linea da parte delle leve più giovani della nostra diplomazia e delle donne”.
Progetti per il futuro?
“Come spesso accade a noi diplomatici, fino all’ultimo non sai quale sarà la tua prossima sede o il prossimo incarico. L’importante è che il progetto sia condiviso e sostenuto da tutta la famiglia e questo non è sempre facile, c’è sempre qualcuno che deve sacrificarsi di più. Intanto stiamo bene a Belgrado: gli impegni sono tantissimi e praticamente senza sosta, ma il ruolo che all’Italia viene riconosciuto in Serbia e le continue attestazioni di amicizia per il nostro Paese sono una buona riserva di energia per me e tutti i miei colleghi in ambasciata”.
Andiamo a Capri. Capri o Anacapri?
“Anacapri”.
Un ricordo particolare che la lega all’isola.
“La caccia al tesoro e la sfilata dei carri nelle Settembrate. Ma parlo di quelle di 25 anni fa quando ci inventavamo di tutto per arrivare primi. Conservo il ricordo di tutti i miei amici, Filippo, Domenico, Antonio, Sergio, Franco, Costanzo. Quei ricordi si rinnovano ogni anno e ogni volta che per la strada incontro qualche vecchio amico”.
Ha vinto l’edizione 2014 del Premio Capri San Michele, che cosa ha provato?
“Orgoglio per un riconoscimento così prestigioso e soprattutto per la definitiva ‘certificazione’ di una capresità, anzi anacapresità, acquisita sul campo. Da napoletano, partivo però col vantaggio dei miei legami famigliari con l’isola. Ma devo dire che ho costruito un curriculum da isolano di tutto rispetto. E questo vale per me, per mia moglie Alma, che oggi in piazza conosce e saluta più amici e parenti di me, e per Leonardo e Federico. La prova della definitiva integrazione della famiglia Manzo l’ho avuta quando ho visto i miei figli giocare a pallone in strada con i loro amici ed essere giustamente ripresi dagli stessi agenti della Polizia municipale che riprendevano me quando ero ragazzino”.
Che cosa le piace fare a Capri?
“La routine, le abitudini, il giornale che con i ritmi al lavoro riesci solo a scorrere rapidamente al computer; la conversazione con l’amico che non hai visto per un anno intero; la cena con i bambini dai nonni e soprattutto la sensazione di essere a casa. E’ una grande ricarica di energia per la famiglia”.
Un profumo particolare che le ricorda l’isola?
“Ce sono due e sono profumi di luoghi che non saprei definire. Il primo è quello che sento quando, arrivato a Capri, in autobus passo nel tratto di strada che sale dal porto, un po’ dopo il garage della Sippic, o almeno così l’ho sempre chiamato. Il secondo è quello che accompagna la passeggiata mattutina che faccio da Le Boffe, attraverso la Vigna e la Fabrica, per andare al mare”.
I suoi hobby?
“La lettura. Quest’anno sono passato al kindle e così nei trasferimenti da Belgrado posso portare molti più libri senza appesantire la valigia. E naturalmente godermi quanto più possibile la famiglia”.
Capri rispetto a quando era bambino è cambiata in meglio o in peggio?
“Ovvio che in tanti anni siano cambiate tante cose, molte in meglio, alcune in peggio. Io però ho una prospettiva un po’ di parte, perché in tutti questi anni ho cercato proprio di far si che la “mia” Capri non cambiasse. E in fondo ci sono riuscito, mantenendo abitudini e ritmi. Insomma in quei giorni in cui ci sono, la Capri che vivo io è sostanzialmente un’isola impermeabile al cambiamento”.
L’essenza di Capri, che cos’è per lei?
“Non riesco a definirla. Forse non ne esiste una. E forse è proprio questa l’essenza. Capri permette a ognuno che la conosca davvero di trovarvi ciò che più lo far sta bene”.

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2 commenti su “L’ambasciatore anacaprese

  1. Ciao Ambasciatore, siamo tutti orgogliosi di te, sempre più su e forza Capri nel mondo!

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