L’ammiraglio delle stelle

– di Mino Rossi

La leggenda di Tino Straulino, l’asso delle barche “a spigolo”, il piccolo grande timoniere di “Merope III”. Il mare di Napoli fu il suo regno dove colse molte delle vittorie mondiali, europee e italiane.
L’indimenticabile 1956 nel golfo.
I racconti di vela di Carlo Rolandi e Pippo Dalla Vecchia. Il tandem con Nico Rode.
Era napoletano il suo marinaio più fedele. Gli anni d’oro dei timonieri napoletani.
“Grace”, una barca indimenticabile.

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200603-16-3mPer molti era l’Ammiraglio. Per tutti era il mago del vento. Tino Straulino, piccolo di statura, grande nella vela. Per i napoletani era il re del golfo. Il golfo napoletano fu il suo regno più bello dove ammansiva lo scirocco e il maestrale, domava bonacce e catturava bave di vento. Tra Napoli e Capri, conquistò tre dei suoi quattro titoli mondiali di timoniere inimitabile, quattro dei dieci titoli europei e quattro dei dodici titoli italiani.
Il contrammiraglio Tino Straulino, nato a Lussinpiccolo, l’isola dalmata, oggi croata, nell’Adriatico, era nato per navigare, occhi vivaci, negli anni la fronte solcata da rughe sottili, il bel volto impastato dalla salsedine dei mari del mondo, gambe tozze e robuste. In mare aveva cominciato ad andare a otto anni, tra le isole dell’Adriatico, su una barchetta dal fondo piatto che chiamò “Sogliola”. Raccontava: “E’ stato mio padre a insegnarmi come giocare col vento. Ce n’era tanto fra le strette di San Pietro e Cornù, nell’Adriatico, e soffiava sempre”.
A Napoli era di casa quando la vela era la regina del golfo e i circoli nautici erano frequentati da personaggi straordinari. Gennaro De Luca detto “Bacchettone” sul dinghy “Aguglia”, Franco Cavallo sul lightning “Fandango”, Gigino Mendia il nostro piccolo ammiraglio, Nino Cosentino detto il “nano maledetto”, Antonio Ciciliano, Paolo Cian, Carlo Rolandi, Roberto Ciappa e Mario Rivelli con l’eterna sigaretta tra le labbra, il sorriso ironico e la barca grigioscura “Maharabba”. Nel golfo, si faceva ammirare “Grace”, una barca costruita col legno di cedro dell’Honduras.
Tino Straulino era l’ammiraglio delle “Stelle”, l’asso della barca “a spigolo” che era stata ammessa la prima volta alle Olimpiadi dal 1922. Ce n’erano allora 3800 nel mondo in rappresentanza di 191 flotte. Entusiasmavano.
Straulino faceva coppia quasi fissa con Nico Rode, che era il suo esatto contrario. Pignolo, nessuno preparava la barca come Straulino. Si allenava di notte per affinare il “sesto senso”: nel buio il vento non si “vede”, si deve solo “sentire”. Diceva: “Ho navigato molto di notte quando la vista non ti aiuta e bisogna sopperire col naso e con le orecchie”. Nico, di due anni più giovane, era famoso per le sue notti mondane. Bell’uomo, alto, occhi neri. Qualche volta si presentava in smoking sulla barca. Era di Lussinpiccolo anche lui, soprannominato dagli americani “gatto magico”. E un fedelissimo di Straulino era un marinaio napoletano, Salvatore Chiaiese, soprannominato “piscione”.
A Kiel, a Melbourne, a Tokio, a Montecarlo, a Cascais, sul lago Michigan, a Newport, all’Avana, a Copenaghen Straulino ha lasciato il segno delle sue vittorie. Ma era a Napoli che tornava sempre con infinito piacere.
Quelle giornate del 1956 a Napoli, mezzo secolo fa, per il 34. campionato del mondo della classe Star sono un ricordo ancora vivo. Il Mondiale si svolse nel golfo, in cinque prove, all’inizio di settembre. Sirene di yacht, applausi, i circoli nautici di Santa Lucia pavesati a festa.
Tino Straulino era il nostro eroe in coppia con l’inseparabile Rode. La barca era la mitica “Merope III”. Uno spettacolo i 59 scafi alla partenza. Bordeggi, manovre, rientri, tattiche, furbate. Avversari pericolosi gli americani North e Hill di “North Star II”, i fratelli cubani Alvaro e Jorge Cardenas di “Kurush IV”, il portoghese Joaquin Fiuza di “Espadarte” e Duarte Bello di “Faneca”, gli altri americani di “Gale”. C’erano i napoletani Carlo Rolandi e Roberto Ciappa su “Caprice”, l’altro napoletano Nino Cosentino, il “nano maledetto”, e Neri Stella, dalmata, su “Merope I”.
Prima regata senza sorprese, ma solo quinto posto per Straulino e vittoria di “Gale”. La rivincita italiana alla seconda regata con scivoloni all’indietro dei rivali più pericolosi. Vinse “Merope III” di Straulino e Rode dopo un bel duello con “Merope I”. Gli americani di “North Star II” solo settimi. Alla terza regata, la sorpresa. “Merope III” si piazzò ottava a causa di una infelice partenza. Il “via”, con 59 barche in acqua, era un terno al lotto. Vinsero i portoghesi di “Faneca” e gli americani di “North Star II” colsero un magnifico secondo posto passando a condurre la classifica generale davanti a Straulino, “Gale” e “Merope I”. Decisiva la quarta regata dopo la giornata di riposo. Si allontanarono gli americani. Vinse “Caprice” di Rolandi e Ciappa. Il terzo posto di “Merope III” spianò la strada del titolo mondiale a Straulino. Primo in classifica con un vantaggio di 4 punti su “North Star II”. Nella regata conclusiva, all’ammiraglio bastava arrivare nei primi quattro posti. E “Merope III” fu quarta conquistando il titolo mondiale per la terza volta, un record.
C’erano tutte le premesse per un trionfo alle Olimpiadi di Melbourne due mesi dopo, in novembre. Per Straulino e Rode fu un beffa. Conquistarono tre primi posti e tre terzi e non bastarono per vincere la medaglia d’oro che sfuggì per un soffio. Vinse l’americano di Chicago Bert Williams su “Kathkeen” che arrivò solo due volte primo, però quattro volte secondo dimostrandosi a suo agio sulle onde dure di Melbourne che gli ricordarono molto quelle del lago Michigan. Straulino e Rode partirono con qualche affanno, ma finirono da dominatori vincendo le due ultime prove (avevano già vinto la terza regata).
Racconti di vela e racconti delle imprese di Straulino abbiamo ascoltato tante volte da Carlo Rolandi, bello come un attore di Hollywood dei vecchi tempi, e da Pippo Dalla Vecchia, l’ammiraglio del Circolo Savoia, velista e canottiere nei suoi anni giovanili. Dice Rolandi: “Arrivare secondi dietro Straulino valeva una vittoria”. Racconta Dalla Vecchia: “Straulino amava Napoli e per i nostri marinai lui era ‘o masto. Quelli che regatavano con lui dovevano indovinarne sempre il pensiero e sopportarne improperi a ripetizione”.
L’ammiraglio delle Stelle se ne è andato a 90 anni, alla fine del 2004. Abitava a Roma e diceva: “Da lungo tempo vivo a Roma, vedo una sola acqua, quella del Tevere. Il mare non lo vedo più. E’ una penitenza”.
Sognava, più di tutti i mari, il mare di Napoli.

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