L’assalto alla roccia di Anacapri con le scale dei lampionai di Napoli

– di Gino Verbena

Questo fu lo stratagemma che consentì alle truppe di Gioacchino Murat di sorprendere dal mare gli inglesi ed estrometterli dall’isola quando Capri, ritenuta inespugnabile, era definita “la piccola Gibilterra”.
Il fortino Orrico, lungo il restaurato sentiero dei fortini, ricorda l’impresa.
Il comandante britannico Hudson Lowe, poi carceriere di Napoleone a Sant’Elena, canzonato dall’imperatore per la beffa subita.

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200507-16-3mLa crescita della vegetazione spontanea e l’incuria da parte degli organi preposti avevano tenuto nascosto, per oltre mezzo secolo, il percorso che, serpeggiando sulle scogliere della costa occidentale di Capri, collegava, tra mare e macchia mediterranea, i fortini costruiti agli inizi dell’Ottocento dagli inglesi a difesa di eventuali sbarchi di nemici.
Soltanto da qualche anno sono terminati i lavori di restauro del sentiero e dei fortini, intrapresi nel 1998 grazie al contributo finanziario della Comunità europea e all’interessamento dell’amministrazione comunale di Anacapri. Con quest’opera è stato raggiunto uno degli obiettivi indispensabili alla valorizzazione ambientale del territorio.
L’Azienda di cura, soggiorno e turismo, con i fondi regionali, ha dato un suo notevole contributo alla segnalazione del percorso la quale è stata concretizzata apponendo delle maioliche esplicative lungo i circa tre chilometri dell’itinerario naturalistico. Le mattonelle, magistralmente realizzate da Sergio Rubino, sono state eseguite sotto le autorevoli indicazioni della botanica Tullia Rizzotti, nota a Capri per aver realizzato, su commissione dell’Azienda di soggiorno, lo stupendo libro “Capri in fiore”, una delle più complete guide per l’apprendimento della flora locale.
Le mattonelle del Rubino illustrano non solo la flora caprese, ma anche la fauna. Inoltre sono ricche di annotazioni storiche e geografiche. L’unico neo è l’eccessiva abbondanza del materiale che, a dire il vero, stenta ad amalgamarsi con il contesto ambientale. Per il resto è un’operazione utilissima che accompagna i viandanti e dissipa eventuali dubbi sul percorso.
L’itinerario può essere iniziato dalla cala del Faro di Punta Carena per giungere, dopo oltre due ore di comodo cammino, sulla rotabile per la Grotta Azzurra, a poche centinaia di metri di distanza dal celebre antro. In particolare, dalla cala si sale verso il bosco dirigendosi verso la rotabile Anacapri-Faro. A pochi metri, prima della strada, bisogna svoltare a sinistra seguendo le indicazioni.
Dopo circa dieci minuti occorre fare una deviazione prima di continuare il percorso principale. E’ proprio il caso di visitare il fortino di Tombosiello, a picco sull’omonima cala, stupenda per i colori del mare, per le diverse sfumature di verde e di azzurro, più evidenti durante una giornata soleggiata. Dopo aver goduto della incantevole visione d’insieme ed essere tornati sul percorso principale, si giunge, dopo altri dieci minuti, al fortino di Pino. Da lì inizia una serie di strette rampe di scalini. Il camino si fa tortuoso fino a raggiungere un simpatico ponticello in legno in località Rosola e, poco dopo, il fortino di Mesola (o Campetiello). Da una parte vi accompagna il mare e dall’altra un ricco scenario di piante spontanee.
Il fortino di Orrico è il quarto, e l’ultimo, che si incontra provenendo dal Faro. In una dozzina di minuti si raggiunge la rotabile e la passeggiata può dirsi ultimata a meno che non si voglia raggiungere la menzionata Grotta e risalire al paese per un antico sentiero che, dalla piazzetta sovrastante l’antro sempre affollato di visitatori, mena in località La Fabbrica e poi al paese.
Quello di Orrico è anche il fortino storicamente più importante. Qui, il 4 ottobre del 1808, per le erte scogliere, quasi inaccessibili, si arrampicarono le truppe di Gioacchino Murat per togliere l’isola agli inglesi che inibivano il commercio tra Napoli e le zone costiere. La flotta di circa duemila uomini era affidata al generale Lamarque. Tra i partecipanti c’era l’allora capitano Pietro Colletta, futuro storico del Reame di Napoli.
Le vicende del più significativo fatto d’armi della storia di Capri sono universalmente conosciute come “La presa di Capri” e immortalate tra le vittorie napoleoniche sull’Arco di Trionfo a Parigi.
Il mare grosso e il difficile punto di sbarco non lasciavano supporre un assalto da quella zona per cui gli inglesi, comandati da sir Hudson Lowe, furono assaliti di sorpresa.
I francesi si avvalsero di lunghe scale arpionate requisite in tutta Napoli che servivano normalmente ai lampionai per attivare l’illuminazione della città.
La battaglia si estese in diversi punti dell’isola. Gli inglesi firmarono la resa il 17 ottobre e dovettero abbandonare Capri. Ma non per questo Hudson Lowe (che aveva già preso parte alla battaglia navale di Aboukir in Egitto contro Napoleone nel 1799) uscì dalla storia. Lo troveremo come governatore (meglio sarebbe dire “carceriere”) all’isola di Sant’Elena durante la prigionia di Napoleone. L’ex imperatore lo beffeggiava chiamandolo “heros de Caprì”, l’eroe che aveva fatto la figura del grullo pur essendo solidamente arroccato, con ben 1900 uomini, sull’isola denominata la “piccola Gibilterra” perché ritenuta inespugnabile grazie alle postazioni fortificate, agli armamenti e all’alta costa che permetteva solo in pochissimi punti l’accesso alle imbarcazioni.
Pochi anni fa tre giovani sub hanno trovato, sul fondo marino alla cala del Tombosiello, un cannone inglese di quell’epoca buttato giù dalla scogliera dagli stessi inglesi, prima della presa di Capri, per evitare che finisse in mano ai nemici. Esso è custodito, attualmente, presso il chiostro dell’ex convento delle Teresiane, in piazza San Nicola.
Per un appassionato di Capri è indispensabile consultare i testi che descrivono, con dovizie di particolari, quegli avvenimenti. In tal modo può gustare di più la passeggiata dei fortini, la quale invoglia a meditare sul lungo cammino della storia.

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