Le 7 passeggiate capresi di Stefanie Sonnentag

– di Mino Rossi

Personaggi e luoghi rimasti famosi. I poeti tedeschi che rivelarono il mito di Capri, gli esuli russi, gli scrittori francesi, inglesi, americani, italiani. Le follie del barone Fersen, il levriero bianco della marchesa Casati, la luna di miele di Peggy Guggenheim, Neruda e Matilde. Una galleria affascinante di protagonisti stranieri e isolani.

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200512-14-3mSospinta da un verso di André Gide, “Capri galleggia misteriosa sulle acque trasparenti”, e da una definizione di Lawrence, “Capri è uno dei luoghi più belli del mondo”, Stefanie Sonnentag, storica dell’arte e germanista che da un decennio vive tra Napoli e Capri, cammina per l’isola azzurra con i suoi appunti di viaggio, i libri del passato, le indicazioni giuste, le foto sbiadite del tempo andato e la sua grande passione per la letteratura, e va, e chiede, e approfondisce, si incuriosisce e annota ogni cosa per tracciare, e verificare, e vivere quasi, un percorso letterario dell’isola dalla Piazzetta al belvedere di Tragara, da Matermania alla collina di Castiglione, dalle marine ad Anacapri, il paese di sopra, per rientrare a Napoli, e qui cercare ancora il passaggio e l’esistenza di uomini e cose di lettere. Una volta concluso il cammino, ricca di informazioni e aneddoti, padrona delle cose viste e apprese, Stefanie Sonnentag scrive il suo racconto seducente che è la Guida letteraria di Capri (edito da L’ancora del Mediterraneo) che è più di una guida perché è un libro di emozioni, sospese tra il passato e il presente, pur nella rigorosa disciplina, tutta tedesca, della narrazione e nella precisione delle annotazioni.

Se Tiberio fu il primo a pubblicizzare Capri nel mondo facendone la sua residenza clamorosa, e perciò degna di attenzione e chiacchiere piccanti che impressero all’isola il marchio di posto originale, libero, gaudioso e peccaminoso, e Capri fu quindi una invenzione romana, successivamente, e diciamo pure milleottocento anni dopo, l’entusiasmo e l’infatuazione degli scrittori tedeschi per la Grotta azzurra, divulgandone la meraviglia, fecero del mito di Capri un’invenzione tedesca, come sostiene con legittimo orgoglio Stefanie Sonnentag.
Ed è questo l’inizio della sua Guida quando il conte August von Platen e Wilhelm Waiblinger, coi loro racconti e poesie, eccitarono in Germania la curiosità di altri letterati già inclini al fascino del sole e del mare mediterranei, e perciò immediatamente disposti al viaggio verso l’isola azzurra. Così che, prima del cosiddetto jet-set, delle stelle del cinema non ancora inventato, dei vagabondi del piacere e degli aristocratici del vizio promiscuo e dell’originalità eclatante, furono gli scrittori a fare di Capri l’isola più famosa del mondo.

Ai tedeschi si aggiunsero presto scrittori francesi, inglesi e russi e, nel ventesimo secolo, gli scrittori americani e italiani. Capri divenne meta di viaggi continui di anime sensibili e frementi, e molti elessero l’isola a loro residenza, da Norman Douglas a Curzio Malaparte, perché, come annotò Walter Benjamin, filosofo e saggista tedesco di inizio Novecento, “il pericolo dell’isola è che, una volta arrivati, non si vorrebbe più andare via”. Nei viaggi a Capri, Napoli rappresentò una tappa intermedia che, col chiasso delle sue strade, meravigliò e scandalizzò quegli eletti viaggiatori.

Stefanie Sonnentag propone sette passeggiate letterarie capresi sulle tracce di scrittori e scrittrici che, sul posto e nelle loro opere, hanno lasciato testimonianze del loro passaggio nell’isola. La descrizione appassionata dei luoghi accompagna il ricordo di personaggi che, nell’originale clima di Capri, scoprirono se stessi, o la loro parte nascosta, e da Capri trassero vivacità di intelletto e gioia di vivere.

Il caffè Zum Kater Hiddigeigei, a pochi passi dalla Piazzetta, è la prima tappa suggestiva delle passeggiate di Stefanie Sonnentag, punto di incontro prediletto, tra il 1870 e il 1929, degli stranieri rapiti dal fascino caprese. E i nomi sono quelli noti di Maksim Gor’kij, Joseph Conrad, Compton Mackenzie, Oscar Loerke, David Herbert Lawrence. Nel caffè della popolarissima Lucia Morgano e di suo marito Giuseppe, i tedeschi soprattutto si sentivano a loro agio perché il locale era arredato con lo stile delle osterie bavaresi e veniva servita birra alla spina di Monaco. In realtà, più dell’ambiente, del cibo e delle bevande, era Lucia Morgano, con la sua simpatia e la sua disponibilità, a decretare il successo del locale. A lei Gor’kij, una volta partito, scrisse lettere di affetto e nostalgia.
Nelle pagine di Stefanie Sonnentag, minuziose nei ricordi, i personaggi e i luoghi vivono come se fossero ancora presenti così com’erano. L’itinerario della scrittrice ha questa suggestione, accompagnato da qualche rara fotografia come quella dell’Hotel Pagano, il più vecchio dell’isola, diventato Hotel La Palma per la presenza di una palma nel giardino, “l’albero più ritratto d’Italia” come scrisse il poeta Paul von Heyse.
Non si possono riassumere qui tutte le straordinarie sensazioni che il libro propone, e perciò indichiamo velocemente alcune delle tappe che vanno gustate nelle pagine di Stefanie Sonnentag dense di dettagli e aneddoti. Ed eccola, la scrittrice tedesca, al Gatto Bianco, nella casa di Pablo Neruda, al Quisisana com’era una volta, alla Pensione Faraglioni, tra luoghi perduti e luoghi rinnovati, alla Certosa, in via Krupp, a Palazzo Cerio, nella casa abitata da Margherite Yourcenar, nella casa rossa di Malaparte distesa sulla scogliera di Capo Massullo come “un astice lessato al sole”, annotazione di Roger Peyrefitte. E, poi, nella Pensione Windsor che era grigia e gialla all’inizio del secolo scorso, a Villa Lysis delle stravaganze scandalose del barone Fersen, “il più famigerato libertino del suo tempo”, sul belvedere della Piazzetta, “il posto abituale di Francesco Spadaro, il pescatore coi capelli lunghi sotto un berretto rosso”. Sale, Stefanie Sonnentag, al Belvedere Cannone, sosta sulla collina del Castiglione davanti al cancello della villa di Norman Douglas, scende ad ammirare Palazzo Canale, “la più bella casa dell’isola situata deliziosamente”, e il “Grotte Bleu”, che fu tra i migliori hotel di Marina Grande. Naturalmente, si infila in barca nella Grotta Azzurra e racconta di Marina Piccola nel ricordo di Gracie Filds e con la visione della Torre Quattro Venti, “una piccola alhambra in miniatura” come la definì Compton Mackenzie.

Anacapri è la tappa finale, “un paese vero e proprio con persone gentili, non corrotte”. Ed ecco il ricordo del soggiorno di Alberto Moravia ed Elsa Morante alla Pensione Mazzarella, Villa San Michele, la Torre Materita, il Parco Filosofico.
Rivivono nel libro di Stefanie Sonnentag tutti i personaggi di Capri, Axel Munthe ed Edwin Cerio naturalmente, il nobile vignaiolo Ettore Patrizi, la marchesa Casati col suo levriero bianco, Peggy Guggenheim che a Capri trascorse la luna di miele, e mille altri perché tutto il mondo è stato a Capri. E le foto rare sono quelle capresi di Ada Negri, di Alfred Krupp, di Marinetti sul balcone del Municipio, di Pablo Neruda e Matilde Urrutia, degli esuli russi con Lenin, di Monika Mann, di Francis e Zelda Scott Fitzgerald, Sartre e Simone de Beauvoir, Roger Peyrefitte, Bertolt Brecht, Graham Greene.

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