Le bandiere di Sorrento

– di Antonino Siniscalchi

Sventolano in piazza Tasso e cambiano in base alle presenze turistiche, simbolo di una ospitalità cordiale.
I cimeli di Caruso e la folgorazione di Dalla.
I vicoletti dello shopping.
I viaggiatori del Grand Tour.
La canzone “Torna a Surriento” eseguita per il ministro Zanardelli perché concedesse alla città un ufficio postale di prima classe.
Cento navi all’anno a Marina Piccola con 40mila passeggeri.
A Marina Grande il set di “Pane, amore e…”,
il film del 1955.
La Casa del Tasso e il Museo Correale.
La devozione per la protettrice dei naviganti e la processione a mare.
I ruderi greci e romani.

L’allegro sventolio di bandiere internazionali sui pennoni collocati nel lato nord della centralissima piazza Tasso è, per Sorrento, uno dei simboli della sua consolidata realtà turistica.
Quelle bandiere di vari stati, aggiornati e posizionati da un mese all’altro in base al numero delle rispettive presenze turistiche, stanno lì a dare l’immagine di una città che apre le porte agli ospiti di tutto il mondo. Dalle terrazze dei bar “Fauno”, “Ercolano” e “Sirenuse” si può godere la vivacità di una piazza dalla quale passano a tutte le ore centinaia di turisti, ospitati nei 110 alberghi aperti da marzo a ottobre tra Sorrento e Sant’Agnello.

Varcando un monumentale cancello, si entra nel lungo viale che conduce all’ingresso del “Grand Hotel Vittoria”, uno dei quattro alberghi a cinque stelle della Costiera, dove la famiglia Fiorentino custodisce intatta la suite che nel 1921 ospitò Enrico Caruso nelle sue ultime settimane di vita, prima di trasferirsi a Napoli dove morì il 2 agosto. Un vicoletto situato nei pressi dell’albergo porta all’intrigante ristorante-museo intitolato proprio a Caruso, tappa prediletta dai vacanzieri, in testa quelli provenienti dagli Stati Uniti, dove il tenore napoletano è tuttora un mito per le trionfali esibizioni al Metropolitan di New York. Paolo Esposito ha raccolto oltre 500 cimeli di Caruso (grammofoni, dischi originali del tenore, fotografie d’epoca, giornali, caricature e copie dei contratti al Metropolitan), rendendo il suo ristorante un locale che abbina il culto del grande tenore e la qualità della gastronomia.

All’ingresso della piazza, per chi arriva da Napoli, ecco la statua di Sant’Antonino, patrono della città, nell’atto di benedire. In un angolo, quasi nascosta da un piccolo polmone di verde, la statua di Torquato Tasso, il personaggio storico e culturale più famoso della città. Scendendo verso Marina Grande, in un’ala dell'”Hotel Tramontano” nei pressi di piazza della Vittoria, sorge la Casa del Tasso, dove restano visibili due camere del palazzo a picco sul mare in cui, nel 1544, nacque il poeta. Poco più avanti un altro albergo storico, il “Bellevue Syrene” di Giovanni Russo, proprietario degli isolotti Li Galli, dell'”Hilton Sorrento Palace” e delle Tre Ville di Positano, già dimora privilegiata del regista Franco Zeffirelli. Tornando nel salotto di Sorrento, nell’angolo formato da piazza Tasso con via Cesareo, laddove c’è dal 1874 la sede del Circolo Sorrentino, ecco il Sedile di Porta, così chiamato perché eretto in origine presso la porta maggiore nello spazio che era denominato Largo del Castello. Un altro sedile, detto Dominova (l’unico ancora esistente in Campania), si trova in via San Cesareo, l’intrigante vicoletto dello shopping in cui il tracciato di epoca romana ricorda l’antico centro urbano strutturato in cardi e decumani.
Da piazza Tasso, lungo il corso Italia si può raggiungere la Cattedrale in stile romanico, risalente al XV secolo, con il portale rinascimentale.

In via Sersale un altro gioiello religioso: la Chiesa dei Servi di Maria. La Cattedrale, con la Basilica di Sant’Antonino e altre chiese situate nel centro storico, attesta l’intensa tradizione religiosa di Sorrento. Sempre da piazza Tasso, in pochi minuti, si giunge al Museo Correale. Sulla facciata esterna, una lapide elenca i visitatori illustri della città all’epoca del Grand Tour, tra i quali Goethe, Lamartine, Wagner, De Musset, Ibsen.
Lingua di terraferma con scorci panoramici mozzafiato, stretta tra il mare e le colline, Sorrento è una località in cui il bello si sovrappone al bello. Per i turisti che arrivano via mare, l’impatto con la città è suggestivo nel porto di Marina Piccola, il luogo che più di altri fece maturare la magica ispirazione di Lucio Dalla per il suo celebre Lp dedicato a Caruso. A Marina Piccola il cantautore bolognese, negli anni Ottanta, ancorava la sua barca per le vacanze estive. Tra le visite alla suite di Caruso al “Grand Hotel Vittoria” e i racconti degli amici di Sorrento, si immerse nella leggenda del tenore e nell’incanto dei luoghi, «…qui dove il mare luccica e tira forte il vento…».

A Lucio Dalla va il merito di aver rinnovato il filo conduttore della musica a simboleggiare l’attrazione infinita di Sorrento, a cominciare dal mito delle sirene che, con il loro canto, avrebbero ammaliato Ulisse fino alla canzone «Torna a Surriento», una delle melodie più diffuse nel mondo: fu composta nel loro lungo soggiorno all'”Imperial Hotel Tramontano” dai fratelli napoletani Giambattista ed Ernesto De Curtis nel 1894, prima di diventare famosa dal 1902 quando l’allora sindaco, Guglielmo Tramontano, la fece eseguire in onore del ministro Giuseppe Zanardelli per ottenere a Sorrento un ufficio postale di prima classe. L’omaggio alla musica l’ha continuato il sindaco Marco Fiorentino che ha intitolato a Salve D’Esposito, l’artista sorrentino che fu autore della canzone «Anema e core», la Villa Comunale con il belvedere affacciato sul golfo di Napoli. Musica vuol dire armonia ed è questo sentimento che trasmette Sorrento ai suoi visitatori. Era un borgo di pescatori fino all’800, il porto di Marina Piccola.

Oggi è una stazione marittima dalla quale transitano ogni giorno circa seimila persone, nei mesi di alta stagione, quando da Sorrento partono le escursioni per Capri, Ischia, Napoli e la Costiera amalfitana. Marina Piccola è anche scalo crocieristico di oltre 100 navi l’anno, con un movimento di circa 40 mila passeggeri. Della sua antica tradizione Marina Piccola conserva la suggestiva festa alla Madonna del Soccorso all’inizio di agosto: la processione in mare di tante imbarcazioni, che seguono la nave sulla quale viaggia la statua della protettrice dei naviganti, diventa spettacolo godibile dal belvedere della Villa Comunale e dalla terrazze affacciate sui litorali di Sant’Agnello, Piano e Meta. La festa rinnova tradizioni che risalgono al ‘600 e resta uno dei simboli culturali della penisola sorrentina, terra natale di tante generazioni di uomini di mare. L’immagine tipica del borgo dei pescatori a Sorrento, però, si può ammirare a Marina Grande, il suggestivo set cinematografico di «Pane, amore e …», il film che Dino Risi vi ambientò nel 1955 con Sophia Loren e Vittorio De Sica. Tante cose sono cambiate, ma forse Sorrento conserva qualcosa degli anni di quella pellicola proprio a Marina Grande. La piccola chiesa parrocchiale rimane il cuore del borgo e le case, nel solco di tante generazioni di pescatori e naviganti che hanno rivolto suppliche a Sant’Anna, sono collocate attorno al tempio alla maniera di uno scenario presepiale.

Sorrentini ed ospiti sono coinvolti il 26 luglio nella festa patronale di Sant’Anna con la cerimonia dell’affidamento alla santa di mamme e partorienti e la consegna alle donne di un fazzoletto benedetto.
L’esposizione del «tesoro di Sant’Anna » si arricchisce ogni anno di ex voto. La festa affonda le radici in tempi lontani e si riallaccia a un’usanza popolare della gente di mare: il rientro delle imbarcazioni nell’insenatura e i pescatori che, giunti sull’arenile, davano inizio a cene, canti e balli sotto le stelle.
Erano i tempi in cui la storica porta di Marina Grande, tuttora visibile nella sua struttura, rappresentava l’unica via d’accesso alla città protetta dalle antiche mura per difendersi dalle invasioni dei pirati saraceni che, nel 1558, penetrarono a Sorrento razziando oggetti preziosi e persone ridotte in schiavitù. I sorrentini sono stati sempre gelosi custodi del proprio territorio. Ad evidenziarlo, ecco il percorso delle antiche mura difensive.
Della cinta greca rimane visibile il tratto sotto il piano stradale della Porta nuova di Parsano, confinante con la piazza chiamata appunto Antiche Mura. Un altro rudere (più limitato nelle dimensioni) della murazione greca, oltre alla Porta di Marina Grande, è il tratto della cortina occidentale nella località Sopra le Mura.

La città di epoca romana si sovrappose all’insediamento greco, originando una cinta muraria rimasta a difesa di Sorrento durante tutta l’era medioevale, prima del rifacimento iniziato nel 1551 e completato nel 1561, subito dopo le sofferenze della tragica invasione turca del 1558. Bisogna guardare oltre i grandi eventi (tra cui, d’estate, il programma degli spettacoli nel giardino di Villa Fiorentino e i concerti organizzati nel trecentesco Chiostro di San Francesco), ospitati con il forte impulso dell’amministrazione comunale, per immergersi nella caratteristica principale di Sorrento.
Quella di essere una località ammaliatrice, godibile giorno e notte, perché sa coinvolgere i visitatori nelle bellezze della città.
Dopo averne vissuto intensamente le emozioni, è impossibile non tornarci. Sono circa due milioni e mezzo all’anno le presenze turistiche nelle strutture ricettive, un incessante flusso di vacanzieri scandito ininterrottamente dal simbolico sventolio delle bandiere nazionali in piazza Tasso.

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