Le cinque scoperte di Positano

– di Vittorio Paliotti

Lo sbarco mancato di Ulisse. Dai fenici ai cortigiani di Tiberio. L’arrivo dei greci con l’immagine lignea di una Madonna con Bambino. Il fondoschiena di una donna bellissima. Patria di armatori e navigatori al tempo della Repubblica di Amalfi. La leggenda della Montagna d’oro. I pionieri della rivelazione al mondo: il nobile russo Misha Semenoff e lo svizzero Clavel attrassero filosofi e pittori da tutta Europa.

200612-12-1mNon c’è dubbio: chi la scoprì, ammesso che qualcuno l’abbia scoperta, venne dal mare. Esattamente come venne dal mare Cristoforo Colombo quando scoprì l’America. Peraltro, raggiungere Positano via terra (perché è proprio di Positano che sto parlando) è sempre stato piuttosto difficile. Le strade sono solo due e tutte a curve: quella che porta a Meta di Sorrento e quella che conduce a Praiano, Vettica Maggiore, Furore, Conca e Amalfi.
Queste due strade furono aperte nel 1890, il che significa che prima di allora Positano era raggiungibile solo via mare o a dorso di mulo, lungo sentieri impervi e mozzafiato.
Più volte, in questi ultimi anni, si è parlato di costruire superstrade per un collegamento veloce con Napoli e con Salerno, ma sempre, giustamente, i positanesi si sono opposti a simili iniziative. Le uniche concessioni che hanno fatto agli automobilisti consistono in grossi garage, situati ai due confini del paese, in alto. E quando quei garage sono colmi, non rimane che fare marcia indietro. In questo modo Positano si è sottratta all’assalto di un turismo di massa che ne avrebbe sfigurato il volto.
Non si può scoprire Positano tutto d’un colpo: bisogna procedere per gradi. E del resto, proprio per gradi, essa è stata scoperta dall’umanità. La data della prima scoperta è nota soltanto al vecchio Omero; quella della seconda è collocabile nell’VIII secolo dopo Cristo; quella della terza è sicuramente del 1917. Le altre scoperte di Positano sono databili agli anni Trenta, al 1947 e al 1951 e ne sancirono il definitivo lancio. Vediamo dunque cosa accadde in queste occasioni: non importa se passeremo disinvoltamente da Omero a Roberto Murolo, dai fenici agli esistenzialisti. Diamo uno sguardo, dunque, all’Odissea di Omero. Di ritorno dalla guerra di Troia, Ulisse veleggia verso Itaca, sua patria, dove Penelope l’attende.
Durante l’avventurosa navigazione Ulisse viene tentato dalle sirene e per non cedere alla loro seduzione si fa legare all’albero della nave. Secondo alcune interpretazioni, quelle sirene si aggiravano intorno agli isolotti dei Galli (che Omero chiama Sirenuse) nello specchio di mare di Positano. Ma Ulisse non essendosi lasciato irretire dalle sirene dovette accontentarsi di guardarla solo da lontano, la splendida Positano, che pure, con il suo verde e le sue case, con la sua forma a mo’ di conchiglia, stava proprio di faccia a lui. In un certo senso, dunque, quella di Ulisse fu una non-scoperta.
Stop alla mitologia e via libera alle ipotesi storiche. Chi fondò Positano? I fenici, secondo la maggior parte degli storici; i picentini, secondo Strabone; gli etruschi, secondo Plinio; gli abitanti di Paestum, secondo altri.
E c’è anche chi asserisce che Positano fu fondata dai cortigiani di Tiberio: nell’isola di Capri, dove l’imperatore soggiornò a lungo, non c’era posto per tutti i componenti del seguito e molti di essi andarono, forse, a stabilirsi in quella che oggi è Positano. Non c’è sostanziale discordanza di idee, comunque, fra gli storici: tutti, proprio tutti, sostengono che a fondare Positano sia stata gente venuta dal mare.
Ed eccoci alla seconda scoperta; anch’essa, però, di sapore leggendario.
Siamo nell’VIII secolo e in Oriente divampa l’iconoclastia, cioè la lotta alle immagini religiose: chi viene trovato in possesso di una figura sacra è trattato peggio di un pagano. Non tutti i cristiani, però, sono d’accordo su queste leggi. Dalla Grecia parte una nave carica di fedeli i quali vogliono portare in salvo un’immagine lignea raffigurante una Madonna con Bambino. Quando la nave giunge in prossimità di un lido del Tirreno che un’altura racchiude come una conchiglia, i naviganti d’improvviso odono una voce: “Posa! Posa!” Chi ha parlato, perdinci? Nessuno, proprio nessuno. Vuoi vedere che abbiamo le traveggole? Ma ecco che il grido si ripete: “Posa! Posa!” Profughi e marinai tendono meglio le orecchie e si accorgono che a proferire quelle parole è l’immagine della Madonna. Ma c’è un’altra sorpresa: la nave spontaneamente vira di bordo e si ferma a poche bracciate dalla spiaggia. “Posa! Posa!” ripete la Madonna. E ora il suo ordine è chiaro: è qui, in questo angolo ridente, che la Madonna vuole essere “posata”. I marinai obbediscono, portano l’immagine sacra a terra, e a due passi dalla riva costruiscono una chiesa. Dalle parole della Madonna (“Posa! Posa!”) la località prese il nome in Positano. Leggenda? Sì, leggenda, perché tutti gli storici sono concordi nel ritenere che la parola “Positano” derivi da “Poseidone”; ma una Madonna lignea di epoca antichissima è tuttora conservata nella chiesa principale di questo paesino.
Puramente barzellettesca è da ritenersi l’ipotesi secondo la quale Positano deve la sua denominazione al fatto che qui, un lontano giorno, una donna bellissima e celebre, venne a far riposare il proprio deretano.
Torniamo di nuovo alla storia, quella vera. Dal IX al XII secolo Positano fece parte della repubblica di Amaldi fi; poi, riguadagnata l’autonomia, si alleò col re di Napoli Carlo d’Angiò e, su richiesta di questo sovrano, costruì lungo le sue rive e sugli isolotti dei Galli una serie di torri di avvistamento. Patria di armatori e di navigatori, Positano crebbe sempre più di importanza fino a diventare, nel Settecento, talmente ricca da guadagnarsi l’appellativo di “Montagna d’oro”; fu in quel periodo che vi sorsero quelle eleganti e splendide case barocche, alcune delle quali, più o meno recentemente, sono state trasformate in alberghi.
Ma poi venne un periodo buio: nell’Ottocento, col diffondersi della navigazione a vapore, i positanesi si immiserirono. La splendida Positano si svuotò quasi completamente. Vi resistevano ormai solo i vecchi che però, come risulta dai registri parrocchiali, raggiungevano, per il clima mite, l’età di 100, 105 e anche 120 anni; cifra, quest’ultima, che potrebbe però esser dovuta all’enfasi o allo stato di ebbrezza di qualche scriba. I giovani, comunque, andavano via tutti. Sembrò che Positano dovesse scomparire in un azzurro dimenticatoio. All’orizzonte c’è però una terza scoperta; quella che darà il via all’attuale fortuna di Positano. Nel 1917 un nobile russo, miracolosamente scampato alla Rivoluzione d’Ottobre, arriva non si sa bene come, a Positano.
Si chiama Misha Semenoff: è alto, massiccio, biondo di capelli e possiede una gran quantità di soldi. Questo Semenoff ha abitato per qualche settimana a Roma, ma è stufo delle grandi città; anche Mosca è una grande città e là per poco non ci ha rimesso la pelle. Desidera vivere in un paesino, e quando vede Positano ne rimane incantato. Acquista una vecchia torre d’avvistamento, la fa trasformare da un architetto in una specie di reggia verticale, e da là dirige i suoi commerci con tutta l’Europa.
Misha Semenoff, moderno riscopritore di Positano, è passato alla storia locale come un pioniere. Da Parigi, da Berlino, da Londra, da Madrid, Misha invita a feste e ricevimenti nobili e artisti; molti di questi, a loro volta, si innamorano di Positano e vi fissano la residenza.
C’è anche un altro straniero, lo svizzero Clavel che, indipendentemente da Semenoff, ha scoperto Positano, nello stesso 1917, e vi si è stabilito; e anche lui si fa raggiungere da miliardari, da artisti e da filosofi di mezza Europa. Ecco il teologo ebreo Oscheroff di Berlino, ecco Eppler di Stoccarda. E poi tanti altri tedeschi: Hoffman, Pariser, Neachtailoff, Adler; e le signore Pohlens, Anita Brandt, Paola Baeresanger, Fanny Scholler. Con cavalletto e tavolozza, questi strani tipi di immigrati vanno sulla spiaggia di Fornillo oppure lungo le strade e le scalinate del paesino e si mettono a dipingere. Non è ancora arrivata la luce elettrica, a Positano, ma la luna sembra, ai pittori stranieri, la più lucente che essi abbiano mai visto.
Altri tedeschi di grande fama giungono agli inizi degli anni Trenta.
Sono, tanto per fare qualche nome, i filosofi Otto Kesserling, Eduard Gilhausen e Stefan Andrei, i pittori Kurt Kraeler e Karl Zum Rethel, lo scrittore Theo Wegner; e poi il pittore russo Ivan Zagorouiko e il suo collega spagnolo Bruno Marquardt.
Acquistano piccole case e se ne stanno tutto il giorno al sole, a dipingere o a discutere dei massimi sistemi.
All’ora di pranzo non si prendono nemmeno la briga di tornare a casa; si ficcano in una piccola baracca che sorge sulla spiaggia e chiedono alla proprietaria, signora Rispoli, di cucinare qualcosa, magari “maccaroni e cocozza” o “pesce affogato”. Quella baracca si è poi trasformata in un lussuoso ristorante, la Buca di Bacco.
Fu all’incirca in quel periodo che si invaghì di Positano Leonide Massine, il ballerino più famoso del mondo.
Massine acquistò una vecchia torre su uno degli isolotti dei Galli, e là riceveva impresari e artisti. Non volle nemmeno installarvi un telefono: quando gli occorreva qualcosa accendeva dei falò, secondo un codice prestabilito, e dalla terraferma gli mandavano ciò che aveva richiesto. Sognava di costruire là, su quell’isolotto, una scuola internazionale di danza. Al suo nome, Positano intitolerà un premio che è diventato prestigioso. Secondo dopoguerra. A visitare Positano è uno degli scrittori più famosi nel mondo, John Steinbeck.
Il celebre autore di Uomini e topi e di Pian della Tortilla, considerato uno dei capiscuola del realismo americano e quindi poco incline a cedere a forme di romanticismo, rimase letteralmente incantato, anzi folgorato, dal paesaggio che d’improvviso comparve dinanzi ai suoi occhi durante un estenuante viaggio lungo la costiera amalfitana. Scrisse Steibeck di Positano in un articolo che fu tradotto in più lingue: “È un posto di sogno che non vi sembra vero finchè ci siete, ma di cui sentite con nostalgia tutta la profonda realtà quando l’avete lasciato. Le sue case si arrampicano su un pendio talmente ripido da sembrare una scogliera, se non fosse per le scale che vi sono state tagliate. Mi viene da pensare che qui le fondamenta, al contrario di tutte le altre, debbano essere orizzontali”.
All’epoca in cui Steinbeck, premio Nobel per la letteratura, scriveva queste parole, Positano non era stata ancora scoperta dagli italiani e nemmeno dai napoletani. Gli italiani la scoprirono d’improvviso nel 1948, e il merito fu del cantante Roberto Murolo, allora giovanissimo. “Scalinatella longa longa longa, strettulella strettulella” cantavano gli italiani, facendo eco a Murolo. Già, ma dove canchero stava questa scalinatella? “E’ la scalinatella di Positano”, spiegò Murolo . “Come hai detto? Posapiano?”.
“Ma quale Posapiano? Positano, ho detto, Positano. Avete presente la divina costiera? Il penultimo paese a sinistra”.
Grandi settimanali mandarono i loro reporter a fotografare la “scalinatella” e nel giro di pochi mesi Positano divenne celebre anche in Italia.
Da cosa nasce cosa. Nel 1951 capitarono a Positano due giovani francesi, marito e moglie, tali Rudi e Vali Rappord. Andarono ad abitare dalle parti del monte Pertuso, e ospitarono nel loro unico locale un paio di cani, una capra e un maiale. Vestiti in maniera stramba, si guadagnavano la vita cantando nei ristoranti e dipingendo. Si sparse la voce che erano due esistenzialisti, esistenzialisti “veri”. Era l’epoca, quella, in cui la filosofia alla moda era appunto l’esistenzialismo, e gli scrittori più letti erano quelli, come ad esempio Jean Paul Sartre, autore di Il muro, La nausea e La puttana rispettosa ove si sosteneva che la vita è una parentesi nel nulla. Per Rudi e Vali “veri” esistenzialisti si mobilitò l’intera stampa americana e Positano ebbe altra notorietà. Di là a non molto Franco Zeffirelli, proprio come i pionieri degli anni Trenta, si insediava in una villa di Positano dove, a turno, il gran mondo del cinema veniva a fargli visita. E, di pari passo, si andava sviluppando la vita alberghiera e si andava affermando, creata sul posto, una linea di indumenti femminili dai colori mediterranei e dalla confezione estrosa. Positano, ormai, non aveva più bisogno di essere scoperta.
Positano era diventata Positano.

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