Le crèpes suzette di Grace Kelly al Borgo Marinari

– di Pietro Gargano

La richiesta della principessa di Monaco, nel ristorante “Zì Teresa”, fu esaudita in maniera improvvisata usando una “buatta” di pomodoro colmata con ovatta imbevuta di spirito.
Lei e Ranieri erano in viaggio di nozze in Italia.
Le compere nelle boutiques capresi.
Amava soprattutto i sandali e il profumo al gelsomino.
La complessa vita di una delle attrici del cinema più ammirate.
Ma a Napoli sembrò proprio felice.

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200603-9-3mUn po’ sfocato dal tempo, alla posta del “Mattino” arriva un frammento di felicità di Grace Kelly e Ranieri di Monaco, giovani e incantati. A scrivere è un ex cameriere di “Zì Teresa” al Borgo Marinari. Li ricorda felici, ricorda lo sforzo suo e dei colleghi perché il pranzo fosse perfetto. E lo fu fino al dessert, finché l’accompagnatore della coppia regale non sussurrò con garbo: “Madame, gradirebbe delle crèpes suzette?”. “Ma certo”, gli fu risposto.
Senonché il pur attrezzatissimo ristorante non aveva il fiammante attrezzo adatto. Ma a Napoli a tutto si rimedia. Scoperchiata una “buatta” di pomodoro, fu colmata con ovatta piena di spirito, vi fu praticato un foro, il brillio di un fiammifero ed ecco le crèpes, perfette. Grace e Ranieri apprezzarono con un sovrano cenno della testa.
Quando avvenne questa minima, divertente scena? Forse nella primavera del 1956, i signori di Monaco in viaggio di nozze in Italia, partiti a bordo di uno yacht finito oggi in Giamaica a uso dei turisti. Visitarono le ville venete, presero le acque a Montecatini, s’inginocchiarono da-vanti al papa Pio XII, ammirarono il Vesuvio e le isole. Grace era già cliente delle boutique capresi, dove si riforniva di sandali e profumi al gelsomino. Si era fatta fare una serie impressionante di cappellini e di borse Hermès, ma al di fuori del protocollo mise i soliti cerchietti di velluto alla fronte. Era magnifica, sembrava felice.
Lo fu veramente, come giurano le biografie in rosa? Grace Patricia Kelly, nata a Filadelfia il 12 novembre 1929, sembrava fatta apposta per essere al centro di una favola. Era la terza dei quattro figli di John Kelly, il muratore diventato miliardario con fabbriche di laterizi, campione degli sport acquatici, allevatore di cavalli puro sangue, sindaco mancato di Filadelfia per soli 27 voti. Da piccola era gracile, pativa d’asma. Un brutto anatroccolo diventato cigno. Per voglia d’indipendenza andò a New York, alla scuola d’arte drammatica. Fece tanta tv, fu una icona della pubblicità.
Esordì nel cinema in Quattodicesima ora di Henry Hataway, 1951. Una parte piccolissima, ma l’anno dopo era già moglie dello sceriffo Gary Cooper nel mitico Mezzogiorno di fuoco. Nel 1953 fu Mogambo, accanto a Clark Gable, a eleggerla stella. L’Oscar, nel 1954, arrivò per Ragazza di campagna, un titolo ch’era tutta una bugia.
La sua bellezza aristocratica e all’apparenza fredda (“una regina delle nevi” la definì Bing Crosby), a scandagliarla, conteneva una certa torrida ambiguità. Se ne accorse Alfred Hitchcok, maestro del brivido, e la volle in Delitto perfetto, La finestra sul cortile, Caccia al ladro. Quest’ultimo film era ambientato sulla Costa Azzurra, a un passo della bomboniera del principato di Montecarlo. A Ranieri le donne belle piacevano e invitò Grace a palazzo. Lei pensò di non andare, aveva appuntamento col parrucchiere; lui le fece fare anticamera per 45 minuti, ma a vederla restò folgorato. Inondò l’attrice di regali, la inseguì con lettere grondanti passione, le inviò un prete suo amico. E Grace disse sì.
Ranieri era un bel tipo. Attraente, ma pure ufficiale decorato sul campo di battaglia per valore. Ma pure studente modello in Inghilterra, Svizzera e Francia. Ma pure manager abile, in grado di riassestare le finanze del principato. Ma pure uno sportivo di classe e un ottimo suonatore di tromba. I monegaschi dimenticarono subito ch’egli era Ranieri solo da parte delle madre Carlotta (il padre era Pietro di Polignac). Qualche maligno pensò perfino che aveva scelto Grace per avere una immagine scintillante che richiamasse investimenti e turisti nel suo piccolo dominio.
Appena il tempo per rispettare il contratto e girare High society con Frank Sinatra e Crosby, e l’americana diventò principessa di Monaco, il 18 aprile 1956. Indossò un abito con merletti a punto ago rosa di 125 anni, sete e taffettà tempestate da migliaia di perline. C’era poco sangue blu, ma tantissimi miliardari e cronisti. Prime pagine, particolari da sogno, lusso e sorrisi. Più tardi Grace confessò che, con quel baillame intorno, era stato uno dei giorni più imbarazzanti della sua vita.
Al principio del 1957 nacque Caroline. Nell’arco di otto anni seguirono Alberto l’erede, Stephanie. Furono educati come ragazzi qualunque, pur se straricchi e famosi. Ma qualunque non erano. Soprattutto le ragazze occuparono i rotocalchi dal lato degli scandali, con una serie di legami sentimentali uno più sballato dell’altro.
Grace non ebbe il tempo di seguire l’intera parabola dei figli. Il 13 settembre 1982, tornando dalla Francia insieme con Stephanie, cadde con l’auto in un burrone, fuori da una curva forse presa troppo veloce. La ragazza balzò fuori in tempo, la principessa restò incastrata tra i rottami. La portarono in ospedale, sopravvise 36 ore. Aveva 52 anni.
I cacciatori di retroscena torbidi si scatenarono. Dissero che Grace s’era iscritta, versando cifre a nove zeri, al Tempio del Sole, la setta di Luc Jouret poi dedita ai suicidi di massa. Scoperto l’affare losco, avrebbe deciso di denunciarlo e perciò fu uccisa. Balle enormi.
Restò il mito del Cigno di Montecarlo, bella, brava e buona, perfino troppo perfetta per essere vera. Mentre Alberto continuava nell’eterno celibato, mentre Caroline e Stephanie attraversavano tragedie e nuovi amori, la favola divenuta triste di Grace continuò a girare per il mondo, perdendo ogni chiaroscuro. Ci fu addirittura chi pensò di destinarla agli altari. Vennero esaltate la sua solidarietà, le sue rose, la sua opera nella Croce rossa.
Il progetto fu interrotto da una biografia perfida, Grace principessa disincantata, firmata da Joanna Spencer. Vi si riesumavano tutte le voci sugli amori hollywoodiani dell’ attrice: Gable, Grant, Sinatra. La favola bella si frantumò. La rabbia per il veto di Ranieri sul ritorno al cinema, con l’unica concessione per Marnie (1964). Un marito distratto, gelido e forse ancora donnaiolo. La voglia di divorzio, frenata da un contratto prematrimoniale che prevedeva l’affidamento dei figli al marito in caso di separazione. Grace, scrisse la Spencer, sentiva quella reggia come una prigione e ricominciò a sognare un principe azzurro, che forse arrivò davvero e aveva i capelli lunghi e i jeans sbrindellati di un regista ungherese più giovane di quindici anni. Si riparlò di una relazione segreta con David Niven, di piglio aristocratico quanto Grace, indicato come l’unico vero amore della sua vita.
Niente più che storie rimasticate, eppure Grace di Monaco perse l’aureola. Nessun pettegolezzo accompagnò invece la vedovanza di Ranieri, sempre più malinconico. Il principe se ne è andato a 81 anni il 6 aprile dell’anno scorso, dopo un’agonia lenta, mezzo secolo dopo l’incontro con Grace e accanto a lei riposa.
L’ex cameriere di “Zì Teresa” non sa nulla di tutte queste storie. Ricorda soltanto due giovani innamorati e il prodigio delle crèpes suzette.

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