Le gemme splendenti lungo il miglio d’oro

– di Anna Maria Siena Chianese

Sono le 122 Ville vesuviane del Settecento, tra il vulcano e il mare, firmate da famosi architetti e residenza di re, principi e nobili, che sorgono sul tratto di strada da Ercolano a Torre del Greco descritto da Goethe. Villa Campolieto e la bella tra le belle, conchiglia incastonata in un giardino di palme, il parco da favola de La Favorita, la Villa delle Ginestre col ricordo del soggiorno di Leopardi. L’intervento decisivo di Pietro Lezzi, sindaco di Napoli dal 1987 al 1990, per il rilancio e la valorizzazione del prezioso patrimonio storico e architettonico.

Siamo ad un concerto per clavicembali a Villa Campolieto dove il duo Silvia Rambaldi Anna Di Girolamo ripercorre, in un programma a quattro mani, parte della radiosa ascesa mozartiana, dalla grazia ancora acerba della Sonata KV 19/d/Londra 1765 alla precoce maturita delle Sonate KV 358 e 381 fino al pieno magistero dell’Andante con variazioni KV 501.

È uno dei molti e importanti concerti organizzati dall’Orchestra da Camera di Caserta diretta da Antonino Cascio e riconosciuta dalla Regione quale Ente culturale. Teso a diffondere la civilta musicale napoletana incentivandone la continuita mediante concerti, rassegne e festival in tutta Europa, l’Ente accosta sagacemente capisaldi del repertorio concertistico a rarita preziose e a novita protese verso il futuro, scelta che si adegua sapientemente a quella logistica: la musica settecentesca guida l’ascoltatore attraverso i fasti del Grand Tour, tappe principali, Ercolano e Caserta, nume tutelare Mozart che illumino quei luoghi col suo genio esibendosi il 18 maggio 1770 nella Reggia di Portici, presso Ercolano.

Della citta sepolta dall’eruzione del Vesuvio con Pompei, Carlo di Borbone volle recuperare le memorie potenziandone gli scavi ed edificando nei pressi, inglobandovi parte della villa del principe d’Elbeuf, una Reggia che sara la dimora prediletta dei giovani sovrani.

Con i suoi giardini e frutteti ornati di statue e fontane, le belle sale affrescate, il boudoir in porcellana della regina Maria Amalia, unico in Europa, l’ariosa facciata sul mare, la Reggia si inserisce perfettamente nella raffinata architettura della costa vesuviana, gia ben prima di Carlo sede di villeggiatura della nobilta e dell’alta borghesia, non solo napoletane.

Sanfelice, Vaccaro, Fuga, Vanvitelli, Medrano, Canevari sono i mirabili artefici di ville e palazzi che vanno sorgendo a corona della Reggia, gli orti sostituiti da parchi e giardini aperti tra il Vesuvio e il mare.

Definito il Miglio d’Oro, il tratto di strada tra Ercolano e Torre del Greco descritto da Goethe, percorso dai viaggiatori del Settecento innamorati della cultura classica e del sole, tuttora si palesa nel suo nascosto splendore ad occhi in grado di scoprirne la nobilta delle origini al di la delle facciate spesso dirute degli antichi palazzi, oltre gli slanciati portali dove l’arcata verde del viale d’accesso sembra perdersi nell’abbagliante azzurro del mare. Non e facile orientarsi tra luoghi e nomi. All’interno, a Barra, terra di gelsi e di sete, Villa Bisignano dalle piante rare studiate dai botanici, Villa Spinelli di Scalea e, a San Giorgio a Cremano, Villa Bruno, Villa Vannucchi, Villa Pignatelli di Montecalvo e la Villa di Berardino Martirano, segretario del regno, dove si fermo per tre giorni Carlo V nel 1535, di ritorno da Tunisi. Ecco a Ercolano Villa Signorini, Palazzo Tarascone, Villa de Bisogno di Casaluce, Villa Aprile dei principi Riario Sforza, Villa Durante, con la scala aperta attribuita al Sanfelice e la scaramantica cappella a san Gennnaro.

È del 1776 il palazzo dei principi di Lauro, col suo viale ornato di statue; quello del marchese di Capecelatro del Sanfelice; Villa Palma, che riceve Ferdinando IV in visita mentre la Villa dei baroni Zelo, alti prelati e Cavalieri dell’Ordine dei sovrani borbonici, imparentati con famiglie aristocratiche quali i Filangieri e con alti magistrati quali i Mariottino, ospita Papa Pio IX nella sua fuga da Roma.

Ecco il palazzo del principe della Riccia col duplice ordine di gallerie e di ingressi al giardino sul mare; il palazzo di Don Nicola Torre (1742) e, tra i piu antichi, quello dei principi di Stigliano, dove mori Donn’Anna Carafa duchessa di Medina, viceregina del regno. E il palazzo dei principi di Roccella, di Don Giuseppe Torre, abitato poi dai di Gennaro e dal duca di Belforte; quello di Don Francesco Torelli abitato dagli ambasciatori di Spagna; quello del duca di Cassano, di Don Antonio Basile.

Ed ecco Villa Campolieto, la bella tra le belle, progettata da Mario Gioffredo per i principi di Sangro di Casacalenda nel 1755 e completata dai Vanvitelli, candida conchiglia incastonata nel suo giardino di palme, nel bel cortile ellittico affacciato su un prato dove un tempo svettava, esile e ondeggiante, l’altissima palmameridiana. Vicinissima, La Favorita col suo parco da favola, realizzata nel 1768 da Ferdinando Fuga per il principe siciliano di Jaci, poi assorbita nel demanio reale e sede della corte, cosi battezzata da Maria Carolina forse in ricordo dell’amata Schonbrunn.

Ecco palazzo Lancellotti, villa Ruggiero, con la terrazza aperta sul Vesuvio per ammirarlo e il busto di San Gennaro in bella vista per fermarne eventuali capricci. Piu avanti, Villa Prota di Sanseverino, e, alta sulla collina, Villa delle Ginestre dove Leopardi, arrendendosi perdutamente al profumo di dorati cespugli e alla candida luna incombente dal tramonto all’alba, scrisse La Ginestra e Il Tramonto della Luna.

Sorte in un secolo d’oro nel paesaggio piu ameno della Campagna Felice (Nocerino, 1787), le Ville Vesuviane si inserirono magicamente nell’assorto incanto dei luoghi e tuttora tracciano nel paesaggio la struggente partitura della loro ancestrale armonia. Perduti anche noi in questo labirinto di passati splendori, dove tra i nomi antichi e nuovi delle Ville si confondono gli stessi abitanti dei luoghi, ricordiamo che nel 1984 l’appena restaurata Villa Campolieto fu la prima delle belle addormentate a venir destata da un atto d’amore di un uomo di profonda cultura umanistica e di salda coscienza civile e, soprattutto, consapevole che un mandato, culturale o politico che sia, vada esercitato per il bene comune: Pietro Lezzi, sindaco di Napoli dal 1987 al 1990, si adopero tenacemente affinche le Ville Vesuviane non divenissero le cenerentole delle piu antiche e peraltro splendide Ville Venete, oggetto di leggi speciali a favore della loro conoscenza e della loro conservazione.

Ponendo impegno civile, sagacia politica, preparazione professionale, perspicacia intellettuale, irreprensibilita di gran signore e un appassionato amore al servizio della diffusione e della preservazione della storia e dell’arte di questi luoghi unici al mondo, Lezzi riusci a dar vita, nel 1971, all’Ente Ville Vesuviane a tutela delle 122 ville settecentesche sparse nella zona tra Ercolano e Torre del Greco. Villa Campolieto, il Parco della Favorita, Villa Ruggiero e Villa delle Ginestre vengono finalmente presentate al mondo: nelle prime, entusiaste stagioni del Festival delle Ville Vesuviane vi e la voglia di abbeverarsi ad un passato che puo dar senso e sapore alla sperimentazione dei nuovi linguaggi dell’arte con la sua essenza, miracolosamente ritrovata, della bellezza, della grazia e della finezza del vivere.

Nel 1984 Villa Campolieto, sede della rassegna Terrae Motus, e testimonial in tutto il mondo di un evento indimenticabile. Il dettato di Lucio Amelio di impadronirsi di tutta la forza dinamica che la natura, attraverso un evento disastroso, sa sprigionare viene diffuso dal luogo dove un altro evento disastroso aveva sepolto due citta: ma se le lacrime sono nelle cose qui, piu che altrove, e necessario tener ben desto quel genius loci che risultera vincente purche le forze vive del territorio sappiano evitare che un letargico fatalismo pubblico e privato si trasformi in un nuovo, grande sonno. Basti pensare alla Reggia di Carditello e a Pompei i cui soli pezzi, cadenti nella noncuranza delle istituzioni, altrove arricchirebbero citta e nazioni.

Il Festival delle Ville Vesuviane, giunto alla sua venticinquesima edizione, e oggi l’evento clou del luogo dal quale si diramano decine di iniziative, mostre, visite guidate, conferenze, convegni. Dagli Itinerari Vesuviani alle Celebrazioni Leopardiane che vantano letture, spettacoli e perfino un Giardino letterario, le manifestazioni che coprono buona parte dell’anno, fino al Natale in Villa con le sue mostre e i suoi Presepi, sono le forze centripete di una frequentazione intensa e variegata dal cui andamento crescente, ci dice con convinzione il direttore dell’Ente, l’architetto Paolo Romanello, e giusto trarre fiducia nel futuro.

Secondo l’irriducibile ottimismo di Romanello, che offre il suo costante impegno per conquistare quella partecipazione da parte dei residenti che egli considera una vera e propria energia rigeneratrice, la risonanza internazionale delle Ville Vesuviane sembra finalmente adeguarsi a quelle delle sue piu antiche e celebri consorelle venete. Altro evento che si intona perfettamente con l’assorta meraviglia dei luoghi, l’appuntamento con i concerti di Emma Viscardi Cerza alla Cappella Reale di Portici con i suoi santi ed angeli, quasi posti a custodia dell’organo suonato da Mozart. Conoscitrice profonda di tutto quanto attiene alla cultura umanistica e musicale, una squisita padronanza scenica che le viene dai trent’anni di professione al Teatro di San Carlo di Napoli, Emma Cerza si e scelta i suoi personali solstizi dello spirito: tre soste di pura musica nella dinamica degli abituali concerti, dedicate a tre momenti dell’anno: Ferragosto, Capodanno e Venerdi Santo, quest’ultimo celebrato alla Cappella Reale dove da dieci anni la cantante presta la sua voce a liriche e canti scritti per una morte che contiene in se il mistero della resurrezione.

Tra le luci dorate, ecco la sua voce dolce e tenace, pura e vibrante come un incenso votivo, trepida e appassionata come un pianto, sommessa come una preghiera, esultante come uno squillo angelico di tromba, effondersi nella volta dell’architettura regale e tornare a lambirci come un’onda colma dei venti di indicibili armonie: le stesse che animano questi luoghi e la loro voglia di esistere, salda e tenace come l’oro di una lontana ginestra che sempre si rinnovella, come il candore di una luna che ancora stende, ogni sera, sul luogo dove fu cantata ineffabilmente dal suo Poeta, un velo luminoso a custodirne i sogni.

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