Le isole perdute di Marisa Laurito

– di Wilma Martusciello

Una è Bali, sfregiata dall’attentato alla discoteca.
Due soggiorni e il viaggio di nozze, poi un ritorno mancato.
A Capri col primo amore quand’era ragazza e faceva filone a scuola. Dopo, è stato un problema: troppa folla, troppi autografi.
Perché Napoli è un atollo. Nella casa piena di amici e di musica dice: “Io sono un’isola. Tutti approdano da me”.

Sapevate che esistono case che parlano con l’erre francese o – se preferite – con l’erre moscia? Io no, o almeno non lo sapevo finché non sono entrata in una casa che parlava proprio con l’erre moscia. La casa di chi? Fate un piccolo sforzo: è una domandina facile e sciocchina tipo quelle della trasmissione di Amadeus. Ci siete? Lo sapevo che avreste indovinato subito.
Ovviamente è la casa di Marisa Laurito. E non è solo l’erre, è che non ho mai visto una casa somigliare tanto a una persona. I colori, l’allegria, la curiosità, la spiritosaggine, l’ammoina, tutto le appartiene a tal punto che quando Marisa entra nel salotto dove l’aspetto, per quanto bella, grande e luminosa sia, è quasi superflua, perché c’era già in quella stanza che tanto le somiglia.
In quanto all’intervista non so che dirvi. Le domande ci sono state e anche qualche risposta, almeno credo, ma tutto sommerso, spintonato, sopraffatto da mille telefonate in arrivo e in partenza, da gente che andava e veniva, da porte d’ingresso e suppongo d’uscita che sbattevano, da “viva voce” che interferivano… Faccio un esempio?
– Ami viaggiare?
“Moltissimo.” Driin, certo che sono pronta ma dove andiamo, va bene alle dieci al ristorante siciliano. “Amo talmente i viaggi che questa è stata una delle cause della mia separazione perché il mio ex marito era un sedentario.” Entra Giovanna, ti presento la signora, pronto Antonio non so che dirti per New York, probabilmente la settimana prossima, ciao Luisa ci vediamo domani. “Dicevamo?”
– Non lo so più.
Va bene, proviamo a fare un’operazione di filtraggio, di scrematura, ma già so che sarà dura.
– Tanti viaggi dunque. Isole soprattutto a quanto ho capito.
“Le isole, sì. E’ come se facessi il pieno di forza dalla loro natura vulcanica. Mi trasmettono energia, calore, entusiasmo.
Adesso si spiegano tante cose. È a causa della natura vulcanica delle isole.
– Quali sono le isole che ami di più?
“Bali e Napoli.”
– Napoli?
“Napoli per me è un’isola, un mondo circoscritto, un posto a parte, dove vive ancora quella cultura trasandata, non ostentata, ma connaturata come puoi trovare in isole lontane. La gente è fatta di persone e non ci si frequenta ma ci si conosce, proprio come in un’isola. Anzi Napoli è di più, è un atollo. E ci ritornerò quando… quando sarà il momento.”
– E Bali?
“Bali è l’altro grande amore. Ci sono stata due volte l’anno per vent’anni, non ci sono andata solo durante il periodo del mio matrimonio. Un periodo breve, ‘a verità.”
– Ci sei tornata?
“Una delusione. Hanno costruito tanto, è piena di cinesi che con i balinesi non hanno niente a che fare. E poi l’attentato alla discoteca è come se avesse spezzato un incanto, rotto un equilibrio delicato. Quella violenza l’ha sfregiata. Anche a Bali esiste la violenza, ma è quella in risposta a un’offesa all’onore, alla famiglia, alla proprietà.
L’aggressione vigliacca dell’attentato l’ha come violentata e ho paura che l’abbia segnata per sempre.”
– Vogliamo parlare di Capri?
“Capri l’ho conosciuta tardi. La mia non era una famiglia ricca e andare a Capri c’era sempre sembrato roba da ricchi. E allora ci sono andata da grandicella. Facevamo filone a scuola e prendevamo il vaporetto.”
– Facevamo, prendevamo?
“E già: col mio primo amore, un ragazzino di diciassette anni, bellillo bellillo. E così Capri per me ha rappresentato l’evasione, la fuga dalle istituzioni e tutti i ricordi meravigliosi del primo amore. Poi ci sono ritornata quando ero in piena popolarità ed è stata una gran confusione di folla, autografi, fotografi, e qualcosa di quel ricordo così amoroso così pieno di sole s’è perso. Ci dovrò tornare, magari a maggio o in pieno inverno.”
– Tanti attori mi hanno detto di sentirsi simili a un’isola. Tu?
“Nel senso di sentirmi isolata assolutamente no. Sono sempre piena d’amici, casa mia, te ne sarai accorta, è aperta a tutti. Sempre tutti da me, a mangiare, a fare musica, a fare casino. Forse sono davvero un’isola perché approdano tutti da me.”
Vorrei chiederle qual è il suo di approdo, ma il tempo è scaduto, gli amici sono arrivati e bisogna uscire. Così rimane la curiosità di sapere se dietro questa vitalità, questa fame di vita c’è mai un momento di solitudine, di dubbio, di rimpianto. C’è qualcosa sotto tutto questo driin driin, questo andare e venire, queste porte che si aprono e si chiudono? E questi colori violenti, questi mille oggetti strani che riempiono la sua casa le riempiono e le colorano anche il cuore? Un giorno, magari a Capri, proverò a chiederle tutto questo e quella sarà un’altra storia.

Pin It

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *