Le letture dell’estate

Le suggestioni dei mari del sud in un romanzo di Stevenson riscoperto e pubblicato dall’editore Marlin. Un nostalgico monologo al chiaro di luna, libera navigazione solitaria che è prima di tutto una categoria dell’anima. Successi, insuccessi e pene d’amore nel mondo della canzone italiana. La fiamma di un amore tenero e impossibile tra una manager milanese e un ragazzo di Anacapri nell’incanto dell’isola azzurra.

Una milanese a Capri
Un romanzo di Mimmo Carratelli nato dai fogli di diario di una manager affascinante. La sua speciale estate nell’isola e l’incontro con un ragazzo che si affaccia all’amore. Una storia tenera e spregiudicata nel posto più bello del mondo dove tutto è possibile. L’attrattiva dei luoghi capresi descritti da chi li conosce in ogni anfratto e sa catturarne l’atmosfera quasi sospesa nel sogno. La dolcezza del rapporto tra un padre e un figlio nella malinconica conclusione del racconto.

di Anna Anna Folli
L’incontro tra una donna bellissima e un ragazzo di appena sedici anni, che solo in quel momento scopre la passione. È una vicenda semplice quella che racconta Mimmo Carratelli in “Una milanese a Capri”. “Ed è tutta vera – spiega l’autore. – Solo i nomi dei due protagonisti sono stati ovviamente cambiati. L’affascinante signora milanese era una mia amica, che un giorno mi ha consegnato alcune pagine del suo diario. Fanne un romanzo, mi ha detto. E io ho cercato di trasferire in queste pagine la storia di quella donna speciale, che dall’amore aveva avuto molto e non si aspettava più niente e che in quella lunga estate si era per la prima volta interrogata sul vuoto della propria esistenza”.
Carratelli, giornalista che ha lavorato in importanti quotidiani italiani, è anche coordinatore della rivista “L’isola”, nata proprio ad Anacapri: “L’angolo più speciale e vero di Capri – sostiene lui – l’unico ad avere mantenuto il sapore di un tempo”. E infatti l’attrattiva del suo libro sta nell’incanto dei luoghi, descritti da chi li conosce in ogni anfratto e sa catturarne l’atmosfera quasi sospesa nel sogno. Ma sta anche nella capacità di penetrare nel piccolo miracolo, fatto di emozioni e di continue scoperte, nato tra due persone così diverse. Peppino è un ragazzo, sfrontato e istintivo, assolutamente inerme davanti al fascino di Giulia. Lei, invece, si trova in quel breve momento in cui lo splendore di una donna raggiunge il suo culmine, ma sa che sta per offuscarsi per sempre.
Entrambi precipitano in questo amore, pur conoscendone la provvisorietà.
E trascorrono un’estate che li cambierà per sempre.
I nomi dei personaggi sono tutti veri: dalla mannequin Marisa Valente a Pupetto Caravita, una sorta di leggenda di quando a Capri sbarcavano divi e divine di Hollywood. E autentici sono i luoghi: non soltanto la celeberrima Grotta Azzurra, ma anche lo Scoglio delle Sirene o il monte Solaro, coperto dai boschi. E i locali: l’Hotel “Caesar Augustus”, il locale “Anema e core” di Guido Lembo, il musicista pirata. “Capri non è quella di una volta”, ripetono i personaggi del romanzo. A popolarla, non è più quel mondo dorato che l’ha resa famosa nel mondo: irresistibili playboy, femmine bellissime che arrivavano dal nord soggiogate dal calore del sole e degli uomini. Ma la suggestione del suo paesaggio sa far dimenticare tutto il resto. Così, le pagine leggere di “Una milanese a Capri” scorrono veloci verso l’epilogo. Sanno di sole e di mare, di vento e di salsedine, come l’amore vissuto da Giulia e Peppino. La dolcezza del rapporto tra il padre di Peppino e il ragazzo segnano la conclusione malinconica del racconto. Pagine perfette per essere lette in una lunga vacanza nell’isola.
Mimmo Carratelli: “Una milanese a Capri”. Vele Bianche Editori.
Pagine 240, euro 14,50”

Ciao amore ciao
“Le canzoni, le passioni, i protagonisti di mezzo secolo di musica italiana nel racconto di Pietro Gargano. Successi e insuccessi, vicende che arrivano dritte al cuore di vecchi e nuovi fan.
La thunderbird rosa di Buscaglione, la vita Troncata di Rino Gaetano, l’infelicità di Mia Martini, le coppie famose degli artisti più amati. Un capitolo finale è dedicato alle star straniere.”

di Anna Folli
Cinquant’anni di musica italiana (e non solo) tra volti noti e meno noti. Ventisette capitoli, ognuno dedicato a un personaggio e a una storia. Pietro Gargano, firma di punta del “Mattino” di Napoli ed esperto musicologo, racconta in “Ciao amore ciao”, successi e insuccessi dei divi di casa nostra. E con la sua prosa a un tempo nitida ed espressiva, narra vicende che sanno arrivare dritte al cuore di vecchi e nuovi fan.
Il primo capitolo è dedicato a Piero Ciampi, poeta zingaro che nasce a Livorno ma beve come fosse un irlandese. Ciampi consuma la sua breve esistenza tra viaggi, alcool e donne che lui rincorre inutilmente.
Muore a quarantasei anni senza aver raggiunto la fama che arriva troppo tardi, quando lui non c’è più. Fred Buscagione era invece torinese, figlio di un imbianchino e di una pianista autodidatta. La sua voce “graffiata dalla nicotina” inseguiva un repertorio americano.
Amò tutta la vita Fatima, giovanissima algerina che gli ispira il suo primo grande successo: “Che bambola”.
Quando lei se ne va, Fred inizia a cercare il suo viso nel colore ambrato del whisky, finché si fracassa all’alba con la sua Thunderbird rosa in una strada dei Parioli bagnata di pioggia. Non aveva ancora trentanove anni.
Le storie si succedono rapide una dopo l’altra. Ed è evidente che le preferenze di Gargano vanno ai fallimenti, alle esistenze spezzate e segnate dall’infelicità. Come quella di Rino Gaetano, figlio del sud contadino. Con le sue canzoni giocava con le parole e irrideva la vita. La sua è troncata troppo presto da un incidente stradale.
Oppure quella di Mia Martini, abbandonata da tutti perché si era sparsa la voce che portasse sfortuna.
Una vasta sezione di “Ciao amore ciao” è dedicata alle coppie della canzone italiana: parte da Luigi Tenco e Dalida, troppo diversi per essere felici insieme ma abbastanza simili per scegliere la stessa morte, a vent’anni di distanza.
Poi Albano a Romina Power, lui nato in uno sperduto paese della Puglia e cresciuto a latte d’asina, lei figlia della più leggendaria delle coppie hollywoodiane: Tyrone Power e Linda Christian.
De Andrè e Dori Ghezzi sono una coppia indivisibile, che sopravvive ai 117 giorni in catene del rapimento in Gallura. Ma l’alcool e le ottanta sigarette al giorno non perdonano.
E Dori sarà vicina a Fabrizio fino alla fine.
La storia delle coppie continua: Rita Pavone e Teddy Reno, l’occhialuto Gino Paoli e la diva Ornella Vanoni, Celentano e Claudia Mori. Un capitolo finale, forse il meno avvincente, è dedicato alle star straniere: Frank Sinatra, Edith Piaf, Jim Morrison… Di ogni personaggio Gargano indaga il lato più umano, spesso frugando nella sofferenza. Racconta “le vite che nessuno vede” e che continuano, spesso tragicamente, quando si spengono le luci dei riflettori.
”Pietro Gargano: “Ciao amore ciao”.
Vele Bianche Editori. Pagine 192,
euro 13,50”

A cena con la luna
Una flotta di racconti scritti da Roberto Gianani con l’inchiostro che ha il mare dentro e con la penna mossa da un’emozione sul filo del rasoio. La solennità delle passioni, la lievità del tempo che passa inesorabile e ferisce, il piacere sensuale di peccati che nascono innocenti tra un whisky e un pianoforte a coda. L’anarchica bussola del sogno. L’attesa e il desiderio, la meraviglia e il disincanto, le disillusioni e gli ideali

di Valeria Serra
Ci sono giorni in cui la nostalgia viene a lambirci l’animo.
Giorni in cui la tenerezza di un gelsomino che sboccia nell’indolenza dell’estate sembra bastarci a vivere. Giorni in cui la rabbia per un mondo che vorremo essere diverso, ci fa scendere per strada soli, andare a piedi fino a una scogliera, gettare un sasso in mare come a chiedergli: Perché? Ci sono giorni in cui chi ha scritto questo libro, sarebbe voluto andare a cena con la luna, e ad essa, senza ritrosie, raccontare qualcosa della vita che sta sotto. Raccontare delle sue dolcezze inaspettate, dei suoi versanti scomodi o scabrosi, dei sogni mai sopiti.
Ruvido e romantico il monologo che Roberto Gianani intrattiene sulla riva dei mari reali e immaginari.
Ci sono dentro l’attesa e il desiderio, la meraviglia e il disincanto, le disillusioni e gli ideali. Una flotta di racconti scritti da un inchiostro con il mare dentro e con la penna mossa da un’emozione sul filo del rasoio, prima ancora che dalle raffiche di un vento che rincorre le semplici libertà dei cieli tersi.
Tenero e scontroso, l’autore evoca capitani senza la divisa e marinai senza bandiera. Un vagabondaggio nelle suggestioni letterarie e nell’incomparabile grandezza delle verità più piccole. Al mondo che troppo velocemente cambia il ritmo dei suoi passi e non è più capace di soffermarsi a vivere l’eternità degli attimi, il suo è un appello mai arreso, che a volte grida, altre sussurra. Una voce che non sa mai tacere di fronte alla solennità delle passioni, alla lievità del tempo che passa inesorabile e ferisce, al piacere sensuale di peccati che nascono innocenti tra un whisky e un pianoforte a coda. Scenario di “A cena con la luna” sono soprattutto gli anfratti della costiera amalfitana e l’isola di Capri; la Capri misconosciuta e schiva; territori simbolo di tutte le sponde e le isole del mondo.
Roberto Gianani, che da sempre realizza il suo sogno nel cassetto dedicando ogni briciola del tempo che gli resta alla scrittura, parla con stile accattivante e originale in un ritmo che non rinuncia al graffio e neppure alla carezza. Di quegli habitat, pretesti suadenti per narrare la natura umana, racconta la contro-cartolina: le contraddizioni, i vizi, le virtù o semplicemente i messaggi inascoltati che volano nella planata bianca di un gabbiano. Un libro che naviga seguendo l’anarchica bussola del sogno e delle aspirazioni e che ha lasciato volutamente a terra l’inutile sacca delle ideologie. Tante domande, poche risposte e infiniti ragionevoli dubbi: una libera navigazione solitaria che forse, oltre che avventura sul mare, è prima di tutto una categoria dell’anima.
Roberto Gianani: “A cena con la luna”. Marlin Editore (www.marlineditore.it), pagine 120, euro 11,00.

Il flusso della marea
L’avventura di tre uomini bianchi che partono da Tahiti su uno schooner con un ambiguo carico di champagne. Le insidie della navigazione e la “sorpresa” alle isole tuamotu.

di Valeria Serra
Quando nel 1893, un anno prima di morire, Robert Louis Stevenson scrisse e pubblicò questo romanzo, aveva già trascorso cinque anni nei Mari del Sud. Vi era giunto con la moglie Fanny e i due figli a bordo del veliero “Casco” e dopo aver navigato e tergiversato tra le isole polinesiane si era stabilito a Samoa dove gli indigeni gli avevano dato l’appellativo di Tusitala, “colui che racconta storie”. A Samoa morì di tubercolosi a soli 44 anni.
Riscoperto e pubblicato in Italia per la prima volta dall’editore Marlin, “Il riflusso della marea” è un sublime modernissimo romanzo; sottile nel contrapporre la natura verginale alla natura umana e alle sue debolezze, depravazioni, fallimenti. La marea che refluisce tra le pagine è piuttosto quella delle coscienze umane, dei rimorsi, dei rimpianti.
Si narra di tre uomini che approdano a Tahiti in fuga dal mondo occidentale, dove avevano fallito ciascuno la propria missione umana: “veri imboscati nella battaglia della vita” li definisce lo scrittore. La civilizzazione presunta che portano con sé nei paradisi esotici si rivela in tutta le sue miserie e menzogne, soprattutto a cospetto di quelle società ancora permeate di innocenza.
La scrittura di Stevenson, che aveva segnato nella letteratura ottocentesca un giro di boa verso la poetica introspettiva dell’animo dell’uomo e delle sue complessità, raggiunge in queste pagine le massime punte di lirismo e nudità. A bordo di uno schooner i tre uomini bianchi, un ex capitano di marina, un ex impiegato e un ex scrivano, lasciano il porto di Papeete, capitale di Tahiti, per trasportare un ambiguo carico di champagne verso le coste sudamericane. Ma le nascoste insidie delle isole Tuamotu, che a loro volta celano il nascondiglio di spavaldi coloni e sedicenti missionari, saranno più pericolose e fatali delle barriere coralline che invisibili tempestano i fondali.
Eden naturale e inferno umano portano il racconto ad un intreccio appassionante, di grande forza e seduzione. Stevenson non dimentica di raccontare e celebrare i cieli oro e scarlatto dell’alba tropicale, né la nitidezza degli atolli o dell’isola più effimera che, scrive “sembrava il colmo di un grande vascello affondato nelle acque, e tanto sottile appariva tra i frangenti, e così delicata e fragile”. Ma ricorda anche quanto non fosse altrettanto luminoso il motivo che portava l’uomo bianco a presumere di poter civilizzare quelle isole remote in nome della religione. “Vestiti, vestiti, ecco tutto quel che hanno in testa, ma i vestiti non sono la Cristianità. La religione è cosa selvaggia come l’universo che illumina: selvaggia, fredda e nuda, ma infinitamente forte”.
Pilastro della letteratura anglosassone fine ottocentesca, l’ultimo romanzo di Stevenson esprime compiutamente la grandezza della sua scrittura. ineccepibile l’accurata traduzione di Fabrizio Bagatti e la sensibilità dell’editore Marlin nell’aver reso possibile la lettura di un’opera che resterà indelebile. Come citato dall’editore, la lettura di Stevenson è stata per Borges “una delle forme della felicità”.
Robert Louis Stevenson: “Il riflusso della marea”. Marlin Editore 2006 (www.marlineditore.it), pagine 190, euro 11,90.

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