Le principesse del mare

– di Maura Nessi

Sono le jole, le barche del canottaggio romantico. Una volta erano fatte di legno: mogano, faggio, abete. La costruzione in serie, in carbonio e kevlar, più economica, ha soppiantato la produzione artigianale. A Limite, su un’ansa dell’Arno, sopravvive l’ultimo mastro d’ascia, il superstite papà delle jole, Mauro Dei. Ma per realizzare una barca ci vogliono quattro anni e il costo è alto. Le imbarcazioni sono lunghe 15 metri e pesano 150 chili. La spettacolare sfida nella regata remiera più antica d’Italia, la coppa Lysistrata, un appuntamento d’onore dei canottieri napoletani.

200604-10-1m

200604-10-2m

200604-10-3mBelle e affilate, eleganti, le jole sono le principesse del mare con questo bel nome di donna, barche romantiche, vestite di mogano, faggio e abete, come se ne vedono ancora nel golfo di Napoli, spinte da canottieri audaci, principesse di una sfida remiera che è la più antica d’Italia sul percorso delle sirene, davanti via Caracciolo, a Napoli.
Le jole e la Coppa Lysistrata. E’ il connubio felice nato quando tutte le barche erano di legno, prima che le fibre rendessero più veloci ed economiche le imbarcazioni togliendole però quel “calore” che solo il legno sa dare. Oggi, le jole sono fatte di carbonio e kevlar e nascono da stampi sofisticati. Tutto più semplice e veloce, creature industriali.
Le vecchie jole, invece, erano il frutto della fatica e della passione di artigiani molto speciali, mastri d’ascia sempre più rari, che impiegavano anni per costruirne una. Ce n’è ancora uno in Italia di questi artigiani, il superstite di una tradizione paziente e amorosa. Si chiama Mauro Dei, ha 67 anni. E’ un fiorentino robusto con i capelli fra il grigio e il bianco, gli occhiali da miope. Alle jole ha sacrificato l’indice e il medio della mano sinistra.
Mauro Dei e le ultime jole romantiche sono là, dopo Capraia e prima di Empoli, dove l’Arno fa un’ansa e sfiora il paese di Limite che ha case graziose lungo il fiume e tremila abitanti e, gioiello raro, i capannoni dei cantieri Salani, l’ultima culla delle jole. Nel mondo, cantieri come questo di Limite hanno già chiuso, troppo lunga, faticosa e costosissima è la costruzione di una jole con le semplici mani dell’uomo. Mauro Dei è proprio l’ultimo papà delle jole che si conosca.
Non producono più jole di legno i cantieri tedeschi, svizzeri e inglesi. L’ultimo “miracolo” è qui, nei cantieri Salani di Limite, a venticinque chilometri da Firenze. Qui le grosse e abili mani di Mauro Dei continuano a lavorare il legno, a battere i chiodi di rame col trincio, e ci vogliono quattro anni per realizzare una jole. Il costo, alla fine, è di oltre trentamila euro, una spesa che ha ridotto man mano il numero dei committenti. Molto più economiche le jole in fibra con le doghe incollate, senza chiodi, luccicanti, ma senz’anima.
I cantieri Salani sono sorti nel 1950, subito famosi nel mondo, per iniziativa di Leonardo Salani, ma a Limite si costruivano barche dal 1600. Una jole è lunga quindici metri e pesa 150 chili con un bordo di 42 centimetri. Il guscio è fatto di mogano, l’ossatura di faggio e il bordo d’abete. Anche i remi sono di legno. Un tempo erano fatti “a cucchiaio”, poi la loro forma è diventata “a mannaia”. Gli inglesi li chiamavano “big-blades”, grandi lame. Oggi sono “a riccio”.
Le jole di una volta, col loro fascino antico e l’eleganza inimitabile del legno, sono ancora patrimonio del Circolo Italia e del Circolo Savoia nel porticciolo di Santa Lucia, principesse del mare curate amorevolmente, sospese sui tetti degli hangar fino a quando, ogni anno, la primavera le porta giù sui carrelli e poi in mare perché giunge, puntuale, la sfida della Coppa Lysistrata. Le jole a otto rematori sono il fascino di questa competizione centenaria nata dal dono dell’americano James Gordon Bennett junior. Arrivò a Napoli col suo panfilo “Lysistrate”, di ritorno da un lungo viaggio nelle Indie, e offrì una coppa d’argento al Circolo Italia in segno di elegante ringraziamento per l’ospitalità ricevuta. La consegnò al presidente Giovanni Amedeo Laganà. Era il 22 maggio 1909.
La Coppa fu messa in palio nella competizione delle jole e la prima regata si svolse il 26 settembre dello stesso anno nelle prime ore del pomeriggio. Così nacque la Lysistrata, la gara remiera che prese il nome dalla coppa del signor Bennett. Fu un avvenimento che mobilitò una gran folla sulla collina di Posillipo e radunò barche, cutter e yacht nello specchio d’acqua della sfida. Gli equipaggi si batterono lungo duemila metri da Capo Posillipo e Palazzo Donn’Anna, il primo percorso della Coppa. Sui balconi delle ville costiere, privilegiati punti di osservazione, si radunarono curiosi e appassionati.
Per la cronaca, quella prima Coppa Lysistrata fu vinta dai canottieri del Circolo Savoia con una rimonta fantastica. Ai trecento metri, infatti, andò in vantaggio l’equipaggio del Circolo Italia al ritmo di 44 colpi di remo contro i 40 della barca del Savoia. Ma, ai cinquecento metri, l’equipaggio più compatto del Savoia annullò il distacco e passò in testa. Forse i canottieri dell’Italia pagarono lo sforzo della partenza impetuosa e, alla distanza, venne fuori la jole del Savoia.
Al traguardo di Palazzo Donn’Anna, i cronometri fissarono in 7 minuti e 19 secondi il tempo impiegato dai vincitori a percorrere i duemila metri. La barca dell’Italia accusò un distacco di dieci secondi.
Cominciò così la grande sfida che, nel tempo, ha impegnato tutti i Circoli remieri napoletani, un appuntamento d’onore, un anno di allenamenti duri bruciati poi nei sette minuti della gara. Alla ribalta della Coppa del signor Bennett anche equipaggi salernitani, romani, stabiesi. Avevano nomi di fantasia le jole della Coppa Lysistrata. Si chiamavano “Fox Trot”, “Tira e Molla”, “Barracuda”, “Ocho Burritos”, “Pupetta”, “Vai Facile” e una ebbe il nome suggestivo di “Isabella Inghirami”. Si chiamava “Moschettieri” la jole del Savoia che vinse la Coppa nel 1909 con questo equipaggio: Umberto dell’Isola, Antonio Tramontano, Armando Mauro, Cesare Fabozzi, Luigi De Luca, Settimio Sartorio, Ruggiero Pinto, Alfonso Porzio, al timone Carlo Frasca.
A capovoga del Circolo Italia poteva esserci il duca di Serracapriola. “Papele” Anzisi è stato il leggendario timoniere del Posillipo. Il marchese Mario Costa, il mago del canottaggio napoletano, è stato tra gli allenatori più famosi dell’equipaggio della Lysistrata al Circolo Canottieri Napoli. Il conte Roberto Gaetani, un vero stratega del remo, fondò il Circolo remiero dell’Ilva di Bagnoli, il “poderoso club degli altiforni”.
Alla Lysistrata hanno dedicato fatica e passione i più bei nomi del canottaggio napoletano, timonieri memorabili come Romolo Galli dell’Italia, Vittorio Mercatelli e Guido Marra del Posillipo, Vincenzo Barattolo del Savoia, Filippo Marino dell’Ilva, Vittorio Santorelli della Canottieri Napoli. E nomi illustri figurano negli equipaggi: Alfredo Pattison, il duca Antonio del Balzo, il popolarissimo Fritz Giannini, Paolo Cappabianca.
La Lysistrata ha avuto vari campi di regata, dal Cenito a Donn’Anna, dal Cenito a Mergellina, da Mergellina a Castel dell’Ovo, dal Molosiglio a Santa Lucia con una memorabile edizione notturna, il lago Patria, che fu piuttosto un esilio, per tornare al più spettacolare percorso davanti via Caracciolo. Sono cambiate spesso anche le date dell’appuntamento remiero: settembre, maggio, aprile.
Ma è la primavera il tempo delle jole ed è davanti al lungomare napoletano il suo scenario più suggestivo. Perché, a primavera, tra i canottieri si suol dire che son tornate a fiorire le jole.

Pin It

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *