L’Editoriale – A cena con la luna

– di Roberto Gianani

Notti magiche di giugno. Lenzuola di cieli blu, sogni impossibili sotto il cuscino. Abbiamo invitato a cena la luna, siamo usciti mano nella mano. Lei nel suo vestito di seta bianca, una scollatura da svenimento, lo sguardo che arriva dall’alto e toglie il respiro.
La stradina che porta al Lido del Faro è un rotolo di luce. Le terrazze del ristorante di Nello D’Esposito sono fazzoletti stesi sulla schiuma. Il tavolino d’angolo, la luce di una candela, occhi dentro gli occhi, parole di sentimento, dolci, senza tempo. Sorrisi d’argento, i piedi quasi dentro l’acqua. Sopra di noi il pergolato è una pioggia di glicine, sui pali di castagno si arrampicano, teneramente, i gelsomini.
Intorno, il mare è una processione di lampare. Lucine accese sotto l’immenso schermo di un cielo che crepita di stelle. Siamo innamorati come nemmeno Liala raccontava, abbracciati senza nostalgie, senza punizioni.
La voce di Nicole Renaud arriva preziosa come il fruscio di un ventaglio, eterea come una farfalla, la sua fisarmonica accompagna i nostri sogni.
A cena con la luna. Linguine con gli spunzilli, profumo di basilico, alici fritte. Piccole, dorate, da mangiare con le mani. Ci succhiamo le dita che sanno di limone e di sale. Il vino scorre bianco e frizzante dentro calici di vecchi appuntamenti, vecchie promesse che si ritrovano sulle terrazze di una trattoria fatta di pagliarelle, nasse e reti di pescatori. Sotto, il mare recita in un teatro di scogli. Racconti che vengono dal cielo e parlano di un mondo piccolo di uomini piccoli, piccoli.
Sfioriamo le mani bianche della luna. I cuori sono pieni di soggezione: troppo affascinante. Vicina, vicina ma troppo lontana. E’ di nuovo lassù, è lontana. Delusione di lacrime calde e di sospiri, conquista impossibile per qualunque Casanova. La luna è regina, inarrivabile e suprema.
Vinciamo la tristezza, continuiamo a sognare, non possiamo perdere l’unico vizio che fa bene al fisico e al cuore.
Sogniamo l’isola di ieri. Capri era il paradiso terrestre, Dio creò la donna. Arrivò Brigitte Bardot, non altissima, burrosa, vibrante negli occhi e nelle scollature. Aveva labbra proibite e una chioma di ciocche di sole. Roger Vadim era bello come Adamo. Sorriso irresistibile e regie di amori e tentazioni. Uomini serpenti e donne in preda a mille emozioni.
C’era Kirk Douglas, alloggiava al Caesar Augustus. Chiacchierava di cinema con Franco Savastano e, di notte, faceva innamorare le donne alla Lanterna Verde. Norma Scoppa lo ricorda come un uomo dal whisky facile, la fossettina maliziosa sul mento, gli occhi verdi del corsaro.
La voce di Nino Soprano accompagnava quelle notti di giugno. Il suo pianoforte era un’onda di musiche e tappi di champagne. Le conquiste dei playboy, il profumo di sottane fruscianti, balli lenti pieni di sguardi d’intesa e parole sussurrate. Poi albe d’amore o di sbornie di consolazione.
Giugno era anche il rifugio di cuori con poche lire e mille stelle. Mese di pochi ombrelloni, poche barche, molte emozioni. Amori liberi, amori veri. Gonne bagnate dall’acqua delle fontanine sul porto, pantaloni bianchi di riccioli di sale.
A Marina Grande il mare entrava dentro le case e non c’era bambino che non avesse una vela di carta. Era il mese dei pescatori e dei veri marinai. Scorreva il vino, scorrevano le leggende di cernie gigantesche e libecci ribelli a qualunque timone. Storie di tonni inafferrabili e barche scampate alla tempesta. Conquiste di donne impossibili e tranelli perfidi di Bacco.
La Piazzetta non aveva inganni. Il tintinnìo dei bicchieri accompagnava il dondolare delle parole dei veri viaggiatori che raccontavano isole e costiere, i sentimenti e le passioni. L’anima prendeva il largo e si riempiva di sguardi e silenzi rubati al mare.
Giugno, nessun poeta ti ha mai declamato. Eppure noi che abbiamo navigato dentro le stagioni, attraversato le tempeste, buttato le ancore in rade solitarie e spensierate, pescato polipi e cefali di scoglio, vogliamo dirti che tu sei il mese dei sentimenti e delle tentazioni.
Con te ci rifugiamo nel piccolo albergo dei nostri sogni. Buon giorno amore, questo è il terrazzino della nostra estate. I croissant arrivano leccati di zucchero, il caffè approda doppio e apre il desiderio delle prime Marlboro. Da sotto la porta, in omaggio, entra “La Repubblica”. Il giornale rimane lì, bello, piegato, firmato. Il mare è troppo azzurro per annegare nella cronaca nera di qualunque quotidiano. Meglio una passeggiata a piedi scalzi, sulla sabbia. Il vento ci porta un piccolo notes di fogli bianchi. Scriviamo grazie giugno. Noi che pensavamo di rifugiarci dentro un giardino di malinconie, abbiamo capito che i nostri occhi si chiudono sotto il peso dei ricordi e si aprono, golosi di onde di musica e luce, di fronte alla tua faccia di sorrisi vagabondi e spensierati che il tempo non ha cancellato.

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