L’Editoriale – Con gli occhi dentro il sole

– di Roberto Gianani

Navighiamo con gli occhi dentro il sole. Abbiamo tagliato gli ormeggi delle città, le cime dei computer, le funi d’acciaio dei cellulari. Giugno è sereno, non ha fretta e cammina passo a passo. Non conta i giorni, si muove su un filo che avanza tenero come un bambino, un gomitolo da sciogliere piano piano. Un ritmo lento come una canzone di Luigi Tenco, come la cantilena di una ninna nanna, come il dondolio di una candela al riparo di un pergolato. Come le parole di un libro dentro il morbido di una vecchia poltrona.
Pagine e pagine stese su una trama che vorremmo non avesse mai fine. Giugno ci accontenta e ferma la lettura su un capitolo che parla solo d’amore. Ci appogiamo alla spalla di un’emozione, ci sentiamo protetti e scendiamo verso il mare a cavalcioni di un violoncello, con un fiore tra le dita e una poesia legata sul petto.
Lula Carratelli e Gigi Di Gennaro corrono incontro al sorriso di un figlio. Lei una giovane grafica con il cuore di zucchero, lui un avvocato perdutamente innamorato. Lei per disegnare le curve colorate di una culla, lui per scrivere la difesa di tutti i neonati. Bambini del mondo uniti dal diritto di una vita pulita, fuori dal colore della pelle e dal filo spinato delle frontiere. Giugno porta voci di speranze, il teatro ha quinte azzurre e gli attori leggono pagine di esistenze libere e piene. Fiori del bene nati nel giardino dei non esclusi in questo mese che si commuove e innaffia i sentimenti. Aiuole di nuove prospettive, vialetti di mani misericordiose.
C’è un’aria azzurra che accarezza i pensieri e intenerisce il cuore. Un trenino di nuvole bianche lascia il Vesuvio e viaggia felice verso la penisola sorrentina. Un fischio di allegria taglia il cielo sopra Vico Equense. Nella piccola stazione di Sorrento un soffio di vento porta un profumo di gnocchi pomodoro e basilico che arriva direttamente dal «Parrocchiano». Il trenino corre sui binari del mare e si ferma ad ammirare il panorama dallo scalo di Punta Campanella. Di fronte Capri è una donna in attesa di nuove avventure. Nel porto arrivano barche lente e silenziose portate da vele incantate dal respiro del maestrale. Ormeggi pigri alle banchine, vecchi zoccoli di legno sonnacchiosi, ritmi addormentati dall’illusione di fermare la corrente delle ore.
«Zi Pasquale», la barca di Sergio Moitre e Antonella Puttini, naviga morbida dentro un mare di emozioni. La vela come una pagina pulita da riempire con i pensieri. Pensieri e acquerelli. Dentro la luce di giugno i pittori cercano i colori del mondo. Giovanni Tessitore dipinge i riflessi dell’acqua, il silenzio delle barche prima del varo, un cancelletto rotondo di ferro battuto, una finestrella di legno di quercia, il raggio giallo di una ginestra, il fruscio del vento dentro il rosso dei gerani, il viola delle bouganvilles che ricamano i pergolati, la fierezza del glicine che affonda radici che nessuna tempesta taglierà mai. Geometrie di muri a secco, accenni di sentieri, presentimenti di case, archi, campanili, stradine. Strade di artisti, viaggi sotto il cielo per catturare un viso, custodire un paesaggio, conservare la memoria. Un cavalletto, una tela e i pennelli che sono lampade accese per fissare il tempo. Cerchi di sole, chiazze di luce, chiaroscuri, facce, sguardi, pipe, gatti, panchine.
Giugno è un mese che non ha fretta di correre in giro giorno dopo giorno. Ha capito gli imbrogli dell’anagrafe, la fregatura del ritmo degli anni, la truffa dell’orologio, l’inutilità dell’andare di carriera. Rallenta, si ferma, ingoia una sorsata di cielo. Si gode una speranza, un desiderio, un sogno.
Sogni a Marina Grande quando giugno apre le finestre a un sole pulito che si fa assaporare nel pane caldo di Aldo, nel miele dei ricordi di Lucia Bosè. Il lungo vestito a fiori, il viso lo specchio di una vita intensa, i capelli appena spettinati dal tempo e un ricamo di rughe. Sapori di sole nei passi di donne ancora belle. Nel fascino antico di Lea Massari che porta i suoi settant’anni dentro l’abbaglio di uno sguardo di luce profonda. Una donna dagli zigomi alti come scogli per la deriva di passioni mai spente.
Sole negli occhi di Paola De Angelis abbracciata a un fascio di roselline gialle. Sole nella musica di un vecchio diesel che, brontolando, accompagna verso l’orizzonte una coppia di innamorati clandestini alla ricerca di un approdo lontano anche dallo sguardo dei gabbiani. Baci sotto le lenzuola del cielo, pericolosi e fatali come il gusto proibito di tutti gli incontri rubati.
Il sole guarda e non giudica. Stende i raggi sulla spiaggia di Marina Piccola, si ricorda di un’antica storia di tentazioni e forse benedice tutti i peccati.
Giugno regalaci un giorno ancora.

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Un commento su “L’Editoriale – Con gli occhi dentro il sole

  1. Carezzevole ed emozionante leggerti Roberto…
    Le tue parole son musica,
    dolci sogni Poeta

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