L’Editoriale – Fiori e amori

– di Roberto Gianani

Occhi allegri, occhi felici. Occhi accesi, occhi curiosi, occhi affacciati sui sentieri dei fiori e dell’amore. Occhi sul sentiero che dalla Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli scende alla marina. Cetara è un paese di remi e campane. Cetara è bianca, Cetara è archi e gradini. Gerani rossi come flamenchi e le facce di sole dei pescatori. Cetara è barche di legno, cime, soffi di vento e mani di sudore. La pesca del tonno ed i muscoli delle prue. Sotto la Torre Normanna le rive sembrano labbra di donne che baciano la schiuma del mare. Donne in attesa e lenzuola stese a raccontare l’amore. Sul piccolo pontile, Nanette ha occhi languidi, un po’ melanconici, un po’ maliziosi. Occhi che invitano, occhi innamorati. Nanette viene da Parigi, fa la pittrice. Dipinge marine bianche di nebbia ed un mare mai calmo, mai silenzioso. Dipinge naufragi e misteri. Traccia volti appena accennati, un po’ nascosti, un po’ imbronciati. Nanette dipinge di notte perché di giorno ha bisogno di sole. Nanette ama Bibi il marinaio e ogni mattina scende alla marina perché vuole amarlo alla luce, perché vuole prenderlo per mano e portarlo lontano. Quel pontile è una rotta. Un giorno passerà un cargo che li porterà a cercare il mondo per imprigionarlo nelle ciglia. Bibi faceva il pianista. Le sue mani accendevano le note, quelle mani muovevano la musica e la facevano ballare, quelle mani si muovevano sul corpo di Sophie come la mer. Ma Sophie non voleva cime, non voleva nodi, non voleva regalare la sua vita a un solo uomo. Voleva la tempesta, voleva le scogliere e lo sbattere dell’onda. Voleva lenzuola sempre nuove.

Bibi stracciò gli spartiti, stracciò le notti sulla Senna, stracciò i ricordi e le rose. Stracciò quegli anni e partì per riprendersi il destino. Un borsone chiuso in fretta, le poesie di Prevert, un disco di Edith Piaf, una foto in bianco e nero ed i risparmi di molte notti al pianoforte. Voleva il mare, voleva case bianche e le canzoni del vento. A Cetara, su quel pontile, incontrò Nanette, una piccola donna con una tela grande per imprigionare il mare e dipingerlo con i suoi colori. Colori profumati ed occhi amanti, complici, alleati. Una donna di paesaggi vicini al suo cuore, una donna che lo fece di nuovo tremare. Riccioli come ricami di seta bionda, oltre il collo, lungo la schiena. Le mani di Bibi sono di nuovo sul pianoforte perché quella donna è di nuovo la musica, è di nuovo il desiderio, è di nuovo una nota che diventa canzone. È di nuovo la voglia di ballare. La loro casa è piccola e profuma di gelsomini. I gelsomini di Walter Chiari ed Ava Gardner a Marina Piccola.

Lui spensierato, timido, quasi incredulo. Lei un lampo di capelli neri, fasciata in un abito di satin, femmina ardente, appassionata degli uomini e dell’amore. C’era la luna che benediva la fuga. C’era una luna complice che guardava e non sapeva perché gli amori clandestini hanno bisogno della protezione di chi sa e non parla. Quella luna condivise, prese appunti e li custodì sotto un cuscino. Quella sera, su quella piccola spiaggia, l’attore dagli occhi tristi entrò nel cuore di una delle donne più famose del mondo con l’allegria che solo i bambini sanno avere. Il sorriso di Ava Gardner accese la notte. Più della luna, più dei gelsomini. Accese il mare e lo fece brillare. La contessa scalza camminò a piedi nudi su una riva d’argento. Brillii come sussurri, solo il rumore dell’onda contro gli scogli. Solo il sussulto dei corpi ed il silenzio dei baci. La camera al Quisisana rimase vuota quella notte. Dopo l’amore Walter e Ava dormirono su quella spiaggia. All’alba il sole salì sopra i faraglioni e cancellò le loro impronte.

Il ritorno a Roma, lui impegnato a teatro, lei in volo per New York. L’oceano di mezzo, l’addio. Lei inseguì altre lune, altre avventure. Il ragazzo triste, che per mestiere faceva lo scacciapensieri, ebbe altre storie ma quella donna con il sorriso bianco come gelsomino gli aveva lasciato una malinconia senza ritorno. La malinconia di Coco Chanel ed Igor Stravinsky a Parigi. Lei reduce da un amore perduto. Esile come una foglia, elegante come una farfalla, triste come una donna che ha tutto ed è rimasta sola. Lui, l’artista alla ricerca di una vena creativa volata via. Lui tradito da quella musica che sembrava fuggita. Si incontrarono sulla Rive Gauche. La Senna era scura, solo le calle avevano un colore. Bianche come piume, leggere come colli di cigno. Nacque una storia, forse non fu vero amore. Ma sapeva di note di nuovo incantate e profumi. Sapeva di una passione forte che durò poche sere.
Rimase solo quel profumo e volò per le strade del mondo a raccontare la forza dei fiori.

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