L’Editoriale – Gente di giugno

– di Roberto Gianani

Giugno. Dopo un lungo letargo, isole e costiere ancora sonnecchianti si stiracchiano godendosi il profumo di un caffè che dovrà tenerle sveglie, libere e allegre per i prossimi mesi. Al mattino avverti forte l’odore dei porti: mare, gente, voci, barche, gabbiani. Respiro di pane caldo, aliti di scirocco, strilli di bottega mentre scintille di colori pastello rimbalzano sulle case bianche.
Turisti e pescatori insieme nel primo viavai dell’estate. Lino del ristorante Paolino scende al mercato con il suo Vespino 50. Giancarlo Cataldo, della Pergola, si sbraccia per assicurarsi piatti di gamberi bolliti olio e limone. Per il Cucciolo, Mario urla un pescato di paranza e un “tormento” di telline, alghe e pomodorino.
Nei bar delle banchine, caffè e cappuccini sono soldati in tazza bianca, messaggeri di uno scambio di sentimenti tra le persone e il mare, tra l’isola e la gente che la viene a visitare, quasi con devozione, senza l’arroganza dei pienoni di luglio e agosto. Gente di giugno quando tutto, intorno, si trasforma in tempi lunghi e azzurri. La dolce geometria di case, stradine e giardini prende aspetti sognanti, il sole picchia senza cattiveria e si arrampica sopra i muretti di glicini e gelsomini. È un sole giovane che ti fa una compagnia allegra, quasi sbarazzina e promette luci di avventura.
Giugno dei pescatori, degli uomini liberi e dei turisti che non cercano passerelle. Giugno è il racconto delle passioni semplici e coraggiose, dei percorsi non sciupati dalle processioni di turisti chiassosi, dei brindisi sinceri e della voglia di tenere tra le labbra un fiore, una poesia, una canzone, un amore. Amore per gli itinerari delle emozioni e dei ricordi quando l’anima ha bisogno di silenzi. Un modo per stare in compagnia del tempo, assaporarlo, toccarlo, farlo scivolare sui nostri corpi come una amante che si concede senza guardare l’orologio.
Averlo addosso e non inseguirlo con appuntamenti e ritmi frenetici. Non sfidarlo in corse cieche che ci vedranno sempre perdenti.
Fermiamoci, c’è ancora tempo. Giugno non è la ricerca affannosa del divertimento, è la vacanza delle cose che restano e ritorneranno, un giorno, in un viso, in una malinconia, in un profumo.
Giugno al Riccio o alla Fontelina, seduti sul cerchio del sole in compagnia di un piatto di alici fritte e di un bicchiere di mare mentre i pensieri volano liberi e ribelli. Di fronte, un azzurro immenso solcato da barche lente e sognanti, sciacquii leggeri senza il tormento delle eliche di mostruosi motoscafi.
Ci piacciono le notti bianche di giugno nel tepore di un cielo senza macchie quando la luna fa la primadonna e gli amanti si lasciano andare, per la prima volta, fuori dalle lenzuola mentre un vento birichino porta un’aria che sa di sale e profuma di limoni.
Giugno sei quello che ci piace di più, il mese dei sorrisi solitari e delle passeggiate fuori dai profili di sempre.
Piccoli sentieri che si incrociano come scintille di verde improvviso. Scintille che sbocciano nel giallo delle ginestre facendo affiorare sentimenti ed emozioni che chiedono ascolto e trovano uno spazio che non c’è quando l’estate è piena e rumorosa.
Ci piacciono le belle donne che arrivano sole, senza uomini e senza destino,con la vita in un borsone e la faccia pronta a sfidare un vento che arriva da lontano.
Naturalmente, noi de “L’Isola” non celebriamo solo il sole di Capri, ma anche quello di Positano e di Taormina. Parliamo di Donatella Bianchi e di tutto il mare di “Linea Blu”. Vi raccontiamo di Nureyev, dell’isola di Hemingway e del mito del giornalista Lillino Ciccaglione che, come noi, amava giugno perché, al mattino, il mare si ricordava di svegliarlo e gli consentiva di navigare lungo le coste di ogni sogno.
C’è ancora tempo. Godiamoci giugno. L’estate del caos può aspettare.

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