L’Editoriale – Gente di Marzo

– di Roberto Gianani

Il mare si argenta di schiuma, poi si oscura di nuovo, il vento lo attacca, onde cattive. Il peschereccio entra a fatica nel piccolo porto accompagnato dalla tosse di un vecchio diesel e da una scia di gabbiani che all’improvviso diventa volo e, come aquilone, taglia il cielo di bianco. La barca ha le murate blu, forti, muscolose, energiche, orgogliose. La prua altera è alta e robusta sull’onda. Il fischio del vento non le fa paura, L’ancora affonda pesante, l’acqua si allarga e rischiara. Il mare diventa girandola, nastro, fiocco di schiuma dentro una pausa di verde smeraldo.
A poppa due cime, gasse d’amante alle bitte, la manovra, l’approdo. Nodi che non si sciolgono, mani forti, mani di marinaio. Cielo nero, il sole cerca spazi, trova solo una fessura, uno zampillo di luce. L’uomo scencde su una banchina senza colori. È un marinaio, un maledetto marinaio con l’anima in paradiso e la coda di diavolo all’inferno. Navigazioni e scogliere, vele nel vento e nodi mai sciolti. Fedeltà e tradimenti. Due anime in una, lontane e differenti da non avere a prima vista nulla in comune. Marzo, il doppio, la fatica e il riposo, l’abbandono e l’abbraccio di un incontro, la sconfitta e il riscatto.
L’odissea della vita sublime e plebea, tenera e violenta.

Piove, l’uomo accelera, la camminata smargiassa, i capelli lunghi e riccioli sulle spalle, la faccia che non si dimentica e quello sguardo di fughe e ritorni che cattura il cuore delle donne. Per le donne del porto sono passi di tango, giochi di seduzioni e fantasie. Il marinaio cammina con l’andatura di chi sa quello che vuole, il passo sicuro e lo sguardo che vola lontano con l’aria indifferente e i pensieri a girargli per la testa. Pensieri di porti e avventure, la pace e le follie, le guerre e gli armistizi. È un viaggiatore vagabondo, la faccia intensa e lo sguardo che procura turbamenti. La faccia di vento e i racconti delle rughe. Rughe che si allungano come una ragnatela fino alla linea della bocca. È un volto di tenerezza e tempesta, le labbra un pò imbronciate, il rosso e il nero del cuore. Gli addii e le lettere d’amore. E’ uno zingaro, l’inganno e il candore, i fiori e le pistole, la felicità e il pianto, gli incontri e le distanze, i baci rubati e il pudore, gli assalti e le rese. Il veleno del serpente e il dolce del miele, il paradiso e l’inferno, le verità a cielo aperto e i nascondigli delle bugie. L’urlo del dolore quando l’anima fa male e il silenzio dell’attesa prima di un appuntamento d’amore.

Il cuore che si accartoccia tra le lenzuola, il corpo che si sposa e dice un “sempre” che sarà bugia. Imbronciato, annoiato e un pò maledetto come lo sono gli uomini che fanno impazzire le donne. Indecente e cialtrone e al tempo stesso geniale e generoso, pronto agli scatti d’orgoglio e agli impeti di ribellione. Sensibile alla fiamma del desiderio e seducente. La seduzione si insinua tra le pieghe del volto del marinaio come tra i mille segreti di un plissè. È una faccia di nuvole ma ogni tanto il sole rilancia e l’uomo ha uno sguardo poetico come se volesse catturare il cileo sopra un mare in burrasca. Ma sono anche le sue mani a rapirti. Si muovono agili, comunicano, tagliano l’aria come foglie nel vento, come farfalle. Il volo e la caduta, la vita e la morte. Mani che parlano, le salite, le discese, gli inciampi, i progetti incompiuti, le illusioni stracciate. Gli amori buttati in un cestino. Le lettere mai scritte. Il bene succhiato come un’ape da un fiore e il male per premiare i capricci dell’ego. Le rughe dell’uomo raccontano e le pagine non sempre sono a colori, da qualche parte c’è nascosto il buio di un dolore. Di certo non è un sant’uomo, ma dove sono i santi? Forse solo nel Vangelo.

Lo abbiamo guardato a lungo quel marinaio, somiglia troppo ad ognuno di noi. Stessi dubbi, stesse inquietudini, stesse domande mai spente. Il marinaio è la contraddizione che dimora in tutti noi. È il trucco e la verità, il compromesso e la rivolta. È il gioco e la sofferenza, la risata e il pianto, il brindisi e il tormento, il benessere e la malattia.
La malattia che non impediva a Gianni Agnelli di navigare con il suo Agneta, venticinque metri di linee pulite, nitide e classiche, legno in bella vista e le grandi vele nere ad accompagnare l’avvocato nella sua passione per il mare. I porti e le osterie, le aziende e le avventure. Andava per mare Gianni Agnelli il jeans sdrucito e una faccia di rughe principesche. Fragile e onnipotente, aristocratico e popolare, marinaio e rubacuori. Emozionante, magnifico. L’amicizia di Cino Ricci, e una vela per amante. Marzo è il mese di Litz Taylor, la femmina fatale che girò a Ischia il kolossal Cleopatra. La storia e gli inganni, il potere e l’amore, la lussuria e i tradimenti.

Litz era la regina capricciosa dagli occhi viola come le luci del tramonto sull’Epomeo. Capricciosa e incantatrice, femmina di seduzione e tormenti.
Richard Burton interpretava Marc’Antonio ma nel privato diventò il suo marinaio, l’amante, la passione sotto il sole ischitano e nelle notti senza fine, tra l’amore e il wisky, tempeste di ormoni e lenzuola come vele ardenti. Marzo è così, è il sentimento, l’anima, il corpo, il sesso, il tradimento, la bugia, la gelosia, il peccato e il perdono. Marzo è l’onore e la cenere, la polvere e la gloria, la vittoria e la sconfitta. L’esilio del sole e l’arrembaggio della pioggia. È la luna di sera e la nebbia alla mattina, la tenerezza di un amore e il chiarore di una giornata nuova. Ora, sul porto, il vento disperde le nuvole e annuncia profumi. Il marinaio strizza l’occhio al diavolo, si arrotola i pantaloni, allunga il passo e scompare nel sole.

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