L’Editoriale – Giochi di schiuma

– di Roberto Gianani

Tempo lento e profumato, tempo di maggio. Il soffio del maestrale porta il ricordo di veli bianchi, e bouquets di fiori d’arancio e matrimoni. Felipe di Spagna e Letizia Ortiz. Lo strascico lungo quattro metri, ricami di perle, fili d’oro e d’argento. Il diadema, gli orecchini di platino con dieci diamanti. Sorrisi misurati, l’etichetta regale, il sole tiepido che addolciva anche i cerimoniali e un volo di rondini a tagliare l’azzurro del cielo.
Maggio, il mago dell’amore. Baci di primavera, rose rosse fiammeggianti come la passione. Il si di Anthony Steele e della scandalosa Anita Ekberg. La scollatura generosa e i seni tempestosi che accendevano i sensi, le spalle nude, la chioma non raccolta, provocante come un’onda di desiderio.

La dolce vita che faceva bruciare le tentazioni, i capricci, la voglia di fermare il tempo all’incrocio del peccato per perdersi in un corpo che era il demonio, la lussuria, la libidine, la carnalità di un incontro senza ritorno. Un incontro biondo e tempestoso, il porto dei desideri, il paradiso e l’inferno. Maggio, il piacere di un’aria incantatrice e la pace del mese della Madonna. Il sacro e il profano. Sensualità e preghiere di stelle. Turbamenti e suppliche. Maggio dei fiori e dei santi, dei poeti e dei marinai. Voli di gigli, le pagine del Vangelo, lo scorrere delle rime di Pablo Neruda, i versi dedicati a Matilde Urrutia, le cene di sogni e candele in quella Capri che non fu l’approdo di una vita ma il rifugio di un amore senza confini.
Maggio dei marinai, di giornate di pesca e fruscio di acque solitarie li in fondo all’orizzonte. Lenzuola di cieli blu e sogni possibili a prua. Eccolo il mare che arriva dal mare, scortato da gabbiani impettiti e nuvole rispettose. Eccolo il mare rugoso di sole e di sale arrivare immenso accompagnato dal maestrale. Noi piccoli uomini abbiamo gli occhi pesanti di azzurro, lo sguardo popolato di sogni e i piedi bagnati di acque pure. La coperta del mare veste l’anima e le nostalgie.

Da Villa Jovis i pini marittimi sono un tuffo di verde che agita appena il mare di Caterola.
Spiaggia di ciottoli bianchi, paradiso di gabbiani e i ragazzi che hanno abbandonato per qualche ora la scuola e sciolgono i corpi nei primi bagni di stagione.
Piedi scalzi e giochi di schiuma, liberi sulla spiaggia vuota alla scoperta di oceani e navigazioni lontane.
Pensieri, fantasie e sogni, volano le rondini, vola il maestrale. C’è un’aria di velluto color glicine, una processione di colori e profumi. “In testa al corteo camminano due belle rose: sono il re e la regina. Dietro di loro viene una fanfara formata da papaveri e peonie. I giacinti azzurri e i bucaneve suonano a distesa i loro campanellini. Pratoline e margherite si abbracciano e incominciano a ballare”.
Scorre maggio e scopre i suoi giardini. Il porto sembra uscire da una tela di Andrea Cherubini. Pennellate intense di azzurro e di rosa. Spazi vuoti, barche, una luce candida, silenziosa, case. Le case di Marina Grande. Case bianche e labirintiche, case strette, case costruite una dentro l’altra come per proteggersi, farsi coraggio. Le finestre hanno gli occhi sonnacchiosi e l’aria pigra di chi si sveglia accarezzato dal mare. Panni stesi, fili di una vita diversa, stelle filanti. I gerani sono farfalle rosse, petali caldi. Ci riscaldiamo i cuori e i ricordi. Ci ritorna in mente Augusto Mauro e il suo pianoforte a coda poggiato sulle rive di una melodia: “Ricuordate”. La voce dello chanchonnier gentiluomo sale verso il paradiso. La vita, molte volte, non ha memoria, passa disattenta, distratta, incurante. Cammina cieca, non rispetta, non ricorda. Noi ci inginocchiamo ad Augusto Mauro, all’uomo, al musicista, all’amico. Le sue canzoni continuano ad accarezzare le rughe dei nostri cuori. Esistono poeti che non si possono dimenticare.

Cuori di maggio, due gatti di banchina si amano senza pudore, struggimenti, sentimenti liberi in riva al mare. Sogni di gatti: passioni sfrenate, gomitoli di giochi e seduzioni, corteggiamenti di strada, fritture di triglie. Il maestrale ci riporta la Favola Piscatoria di Edwin Cerio, le triglie di scoglio cucinate al cartoccio e le cene di vino e parole alla Grotta Verde.
Da via Truglio arriva la chitarra di Guido Lembo. Il maestro cammina nei suoi sogni di musica. Alle spalle le ferite di una malattia sconfitta con il coraggio di un vero marinaio, all’orizzonte il matrimonio di suo figlio Gianluigi con Marianna. Il rintocco delle campane della chiesa di Santo Stefano, la melodia di un organo, mani strette, fiori. Gli sposi scendono verso la Marina per la benedizione del mare.

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