L’editoriale – Il grande incantatore

– di Roberto Gianani

Musico, giocoliere, saltimbanco. Arriva Marzo il grande incantatore. Conquista le donne con fasci di mimose, seduce il mondo con sguardi tenebrosi, ammalia il cielo con defilé improvvisi di nuvole ballerine. Mese di frontiera tra l’inverno e le nuove stagioni del sole. Le montagne innevate di Vipiteno e i mandorli di Pantelleria che già aprono ventagli di fiori. Il freddo dei contadini del Trentino gelati nelle ossa e con le orecchie rosse a bere un vin brulè e i marinai di Capri a torso nudo a pescare le stelle. Ombrelli nel vento, sdraio stese ai primi baci della primavera. Mese doppio, sincero e ingannatore, consapevole e dubbioso. Marzo un po’ di qua, un po’ di là. Timido e pazzariello, audace e sfacciato. Inquieto e generoso, in bilico tra le luci e le ombre. Destra e sinistra, un mese agrodolce, l’amarezza di un addio e la tenerezza di un incontro perché la vita è una tombola, è un gioco. L’uno e il novanta, il rosso e il nero. Doppia identità. Conflitti interiori e la ricerca della verità. Ma quale è la verità, quella del sole o quella della luna? Quella della pioggia o quella di un cielo dipinto di azzurro? La verità non la conosce nessuno, non la conosce Marzo che è figlio di una stella e di un temporale. Come James Senese, figlio di una bella napoletana e di caporal Smith, un soldato americano. Un sax e una poesia, la malinconia dei viali stanchi di periferia e il sogno di andare in North Carolina. Problemi irrisolti, sussulti, entusiasmi, nostalgie. Pieghe dell’anima attraversate da un vento gelido sotto un cielo a metà tra le lacrime e il canto. Per capirlo bene quel cielo bisogna annodare le esperienze vissute e la voglia di ricominciare, la stanchezza degli sbagli e il desiderio di camminare in paesi nuovi, i fili del passato e i nastri colorati delle emozioni. Ricordi che si spengono, luci che si accendono.
C’è tutta la fragilità della vita in Marzo: il bene e il male. L’eccitazione, la noia, la felicità, il dolore. La tragedia e la poesia. Righe e righe di vita. Noccioli di pudore e risate di arroganza. Cattedrali e capanne di lamiera. I ricchi e i poveri. Marzo sei il nostro mese, quello che più ci rappresenta. L’amore e l’odio. Il doppio. Il suono della pioggia e la violenza del sole. L’avventura di un appuntamento clandestino e l’abitudine a ritrovarsi a casa per la cena. Mese canaglia, fantasma, padre, figlio, un fottuto egoista, un altruista. Sei la vita. La rondine e il falco. Sei la metamorfosi di Ovidio e l’essere o non essere di Amleto. Marzo onesto e farabutto, un divino mascalzone, esagerato, bizzoso, polemico, in guerra con tutti. Un po’ come Vittorio Feltri. Indigesto, esagerato, labbra dure, penna scomoda che picchia forte, non fa sconti e fa male. Marzo santone, poeta, camaleonte, istrione, capopopolo. Un po’ come Renato Zero, un po’ come Carmelo Bene. Un re vagabondo senza un regno condiviso, senza un consenso generale. Uno che divide il mondo, Bartali e Coppi, i Beatles e i Rolling Stones. Abbaia e sorride, accarezza e morde. Mese doppio, come doppia è la vita. Lusinga e tradisce. Il bene e il male, il carcere e le ali, la quiete e la bufera. La contraddizione di più verità come per molti di noi. Il pubblico e il privato, la maschera e il volto. Come un’altalena, come l’andare e venire di un’onda. La gioia e il tormento, Simone Signoret e Ives Montand, notti infuocate e tradimenti, promesse eterne e giuramenti stracciati.
Cielo di Marzo, un po’ rosso, un po’ nero. Il giro di una roulette, lo schizzo di una pallina a metà tra l’inferno e il paradiso. Questione di millimetri. La sconfitta o il successo, risultati in bilico sulla lama del destino. Mese di trincea, vincitori e vinti, come la vita, come la ruota di un orologio, il giorno e la notte, il peccato e il perdono, la vittima e il carnefice. Il passato, il futuro, le nostalgie, i progetti. Idee folgoranti, soste, mano leggera, pensieri pesanti. C’è tutto il mistero del vivere, il poi e il mai. La libertà e la prigione, l’incontro e lo scontro. Cuori al galoppo, occhi in attesa. Il gelo di un addio e la fiamma di una lettera d’amore. Il profumo di un respiro vicino e il coltello di un tradimento. I desideri, la realtà, il fiele di un pensiero meschino, la dolcezza di un sogno. La veglia e il sonno, tutto mischiato, confuso, aggrovigliato. Tutto insieme, la verità e la bugia, come siamo, come ci piacerebbe essere.
Questo è Marzo, un Pulcinella, un grande incantatore che tutto avvolge, tutto riunisce dentro un mantello di chiaroscuri. Il top della doppiezza e dell’ambiguità ma mai un mese qualunque. Eccessivo come Mick Jagger, geniale come Gigi Proietti, fragile come Vittorio Gassman, fascinoso come Johnny Depp. Complesso e contraddittorio. Abitudini e comportamenti a metà tra l’attaccamento alle tradizioni dell’inverno e un bisogno profondo di primavera, di nuove luci, di colori di sole. Albe, tramonti, fiori, rumori, suoni di campane, brontolio di tuoni, canzoni di pioggia. Discontinuo, sussultorio, fluttuante. Il confine tra il vecchio e il nuovo, i ricordi e le passioni. Come nelle poesie di Giovanni Pascoli. La malattia e il gioco. Il gioco della vita. Il rosso e la cenere. Amori finiti nell’inverno e il bruciare di labbra nuove. L’acqua e il fuoco.
Un mese che somiglia alle parole di Giuseppe Marotta: “siamo tutti innocenti e tutti colpevoli e la ragione e il torto non vanno mai separati”. Marzo partita doppia, il diritto e il rovescio. Pozzanghere di pioggia e passeggiate in riva al mare. Marzo sciupone, un po’ jazz, un po’ samba. Ladro di stelle, rubacuori, lunatico e permaloso.
È arrivato lui a trasformare in palcoscenico la vita, le vie, le piazze, i portici, i sagrati delle chiese, le scalinate, gli incroci, i mercati. Artista di strada, mangiafuoco e fachiro, clown e equilibrista, giocoliere e musicista, marionettista e mago, mimo e madonnaro. Lacrime di commozione e matte risate, un’altalena come la vita, come “La strada” di Federico Fellini. Un’acrobata, un artista del Cirque Bidon, un mese in viaggio tra una festa e una preghiera, tra un sorriso e un temporale. È arrivato lui. Usciamo a salutarlo in un cielo a metà, mezzo sole e mezzo nuvole. Un cielo diviso. Buongiorno Marzo. Sei come molti di noi, ancora inverno e appena primavera. Non scambiare la tua esistenza con una nuova. Ci piaci così perché ci appartieni.

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