L’Editoriale – Il mare d’inverno

– di Roberto Gianani

L’onda arriva buia ed ubriaca, incosciente e spavalda. La schiuma frigge la scogliera, il vento frusta gli ormeggi. E’ il mare d’inverno che si alza e sbatte come un tuono sul porto di Marina Grande.
Attraccata alla banchina, la barca de “L’Isola” è pronta a salpare appena calerà il libeccio. Silverio Avellino vigila e soffre, le cime si tendono, il sole è avaro e non si fa vedere.
Nei Cantieri del Mediterraneo dei fratelli Salvatori, gente di mare che delle barche sa tutto e ne avverte anche i battiti del cuore, hanno lucidato gli ottoni, rammendato le vele, ritinteggiato di blu la murata e tirato a nuovo il fasciame del ponte con olio di lino.
L’equipaggio de “L’Isola” è pronto a ripartire per affrontare questo mare d’inverno. Un mare più intenso, dai colori forti come colpi di remo, schiuma che bolle e onde cariche di paura quando il grigio è il più grigio e l’azzurro, se vince, è assoluto. O quando, improvvise, arrivano schiarite di quiete e silenzi avvolgenti dentro i quali ci abbandoneremo alla ricerca di un sogno, di una sfida o solo di una pigrizia leggera o di una contemplazione solitaria che sfiorerà l’acqua e scapperà lontano verso un tramonto, una costiera, un faro che, con la sua luce, aprirà le nostre anime e lascerà volare pensieri come fiaccole nel buio.
La gente di Marina Grande condivide con noi l’emozione del nuovo viaggio. Suoni di antichi mestieri, sventolìo di lenzuola zuppe di bucato, profumi di una giornata d’inverno graffiata di grigio e di quel sole del sud che, all’improvviso, uscirà testardo a dispetto anche delle nuvole più tenebrose.
Via Cristoforo Colombo è un abbraccio di case bianche, strette una accanto all’altra nel soffio del vento che porta in giro le chiacchiere dei pescatori e le cantilene che vengono giù dalle stradine e che raccontano una Capri diversa. Più intima e più generosa con gli isolani che si ritrovano dopo i mesi del caos e degli euro ammazza pensieri.
La fontanella della piazzetta con la Madonnina è uno slancio d’acqua fredda. Il rintocco delle campane della Chiesa di San Costanzo porta riflessioni profonde e un pizzico di commozione. C’è sempre un santo nella vita dei marinai, un legame forte come una cima che si tramanda di padre in figlio. Una fede silenziosa che rassicura e protegge. Gente di mare: la barca, molte tempeste, gli occhi sempre vigili agli umori del cielo, una donna in attesa, qualche bevuta di troppo, le rughe del tempo, un sigaro, un cane.
Gennarino Alberino ci rassicura: “Il tempo mette al bello, il vento non spettinerà più il mare”.
L’equipaggio ha penne ansiose e calamai colmi di passioni nuove. Mimmo Carratelli ha il cuore di avventura. Il “vecchio” capitano controlla bussola e timone in compagnia di un mezzo toscano e di uno sguardo che già vola lontano, oltre la prua. Albertino Maresca parte con noi. Sarà lui a svelarci tutti i segreti della pesca. Non avremo problemi di cambusa e il vino di Giannantonio De Tommaso innaffierà le pezzogne all’acqua pazza cucinate da Riccardino D’Esposito. Ci farà compagnia la chitarra di Salvatore Federico, il pittore-cantante. Una melodia, un acquerello e generose sorsate di rhum per non perdere il vizio di essere veri marinai.
Ancora qualche minuto a terra per un caffè bollente da Antonio Grosso al Bar Aprea mentre Lucia Dell’Aquila ci regala un sorriso fresco di allegria e la promessa di uno shampoo gratis, al ritorno, per tutto l’equipaggio.
Andiamo a navigare. Con il suo gommone, Wendy ci scorta fino all’imboccatura del porto.
Un’acrobazia, un virtuosismo da vero marinaio. Poi i suoi capelli neri scompaiono oltre la banchina.
Siamo al largo con dentro gli occhi il profilo lontano di Procida e Ischia che quasi si toccano. Sull’acqua la chiglia lascia un sentiero di strilli e di suoni mentre sulla nostra scia un volo di gabbiani imbianca un cielo silenzioso che ci farà compagnia fino al nostro ritorno.
Quando in Piazzetta, con le divise di gala, faremo cin-cin alle prime luci del 2004.

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