L’Editoriale – Il mese del Re Sole

– di Roberto Gianani

Agosto, il trionfo del Re Sole. Sole che “appiccia ‘e core e scarf”e passione. Sole rint’all’uocchie ‘ra gente”. Sole di avventure e tradimenti, di amori fedeli e sguardi rubati. Sole di nuove storie, di nuovi incontri carichi di vita e di gioventù ritrovata. Sole di libertà.
La luce incendia case, banchine, ombrelloni, mentre isole e costiere sono un tuffo nel blu e strilli di gabbiani. La vita diventa mare, le notti lune d’argento e sospiri d’emozione che si risvegliano all’alba quando il cielo è un gioco di colori che s’inchina al nuovo sole.
Sole che asciuga i reumatismi dell’inverno, le lacrime di qualche delusione, i panni sporchi della nostra voglia di arrivare e le ferite di un tempo troppo veloce che non sappiamo rallentare, ammorbidire, fermare. Sole che ci allontana da tutto, dal fumo di qualunque città, di qualunque ciminiera, dagli strappi maledetti dello stress e della solitudine.
Sole per tutti, sole senza bandiere. Sole di marinai, di uomini qualunque, di politici, di tuttologi, di veline e calciatori. Sole di naviganti alla ricerca di un sogno nascosto dentro le vele del cuore. Un cuore che, d’inverno, è pieno di pudori, più introverso, più timido, che risparmia anche sulle parole e, d’agosto, qualche volta, ritrova la voglia di parlare. Sole imparziale tra pensieri che vanno e vengono, tra dubbi e dubbi, tra problemi e aquiloni, tra vite semplici e vite fatte di lusso.
Agosto, la libertà di cavalcare le onde o star lì sulla scogliera ad ascoltare le promesse del mare in compagnia di una canzone e di un filo di maestrale, tra le rughe dei vecchi e gli occhi dei bambini.
Sole che schizza sulle cromature dei timoni, tra barca e barca, e corpi liberi pronti all’abbraccio con il mare. Raggi implacabili a Cala Ventrosa tra “Itama” annoiati e gozzi felici di poco. Sole nella baia dei Bagni di Tiberio con la montagna che precipita a mare e Genny Ruocco che, con la sua piccola lancia, ti porta sul fasciame di prua il tesoro di una parmigiana di melanzane e una bottiglia di bianco freddo per il chiacchiericcio di una tavolata fatta di parole libere. Nostalgie e consolanti certezze, storie di passaggio tra il mare e il mondo che arrivano da lontano e voleranno lontano.
Sole alla Grotta Bianca. Raggi ostinati che rimbalzano tra i misteri dell’Arco Naturale e la casa di Curzio Malaparte che taglia la roccia come una provocazione. Luce gravida di racconti e cultura che entra nelle curve di uno strapiombo di pini pronti a tradire il libeccio dell’inverno. Pini aggrappati ai costoni come una folla di alpinisti, vestiti tutti di verde, impegnati in una scalata impossibile verso un cielo assoluto che tinteggia d’azzurro le case. Case di mare, il rumore amico del ritorno dell’onda, gente di scoglio che aspetta la luna in punta di piedi e si stropiccia gli occhi, al mattino, con i raggi che entrano nel disordine delle lenzuola dopo una notte d’amore.
Per fortuna non siamo un giornale di gossip e possiamo continuare a parlare di sole. Lo seguiamo nel suo viaggio incontro ad un nuovo domani, lì verso Punta Carena con Ischia di fronte che è una vampata rossa e ardente. Lo accompagniamo, innamorati ogni giorno di un nuovo tramonto, seguendo la melodia dei nostri pensieri.
L’equipaggio ha fatto cambusa a Marina Grande, da Aldo. Mercanzia per uomini di mare, sapori semplici e bottiglie da stappare. “Mettìte ‘nfrisco ‘o vino”, navighiamo con la musica e il vento tra le vele. Musica di chitarre sincere e vento d’emozioni.
Il diario di bordo è scritto con l’inchiostro blu di marinai che la sera, quando isole e costiere si addormentano, calano l’àncora in rada e, all’alba, sciacqueranno l’anima nel mare rosa del primo sole.

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