L’Editoriale – Inverno sul mare

– di Roberto Gianani

Inverno sul mare. Lento e argentato, malinconico e intenso. Porticcioli sonnecchianti, cime rugginose, barche attraccate alle banchine nel dondolio del vento.
Il maestrale e abrasivo, scava rughe sulle pietre, sulle facce, nel cuore. Piccoli paesi di costiera, frammenti di sentimenti accesi, gente comune lontana dalle citta fatue e indifferenti.
Gabbiani, specchi d’acqua silenziosi, tempi lenti e gente di mare. Piccole spiagge nelle ombre della pioggia, oblio e sciacquii. Scrosci di schiuma bianca, scie lucenti di pescherecci, muscoli di marinai. Pescatori, schiene di sudore, fatica, gesti antichi, reti, zolle di mare. Cieli d’inchiostro, “i posti buoni e quelli malamente”. Le secche, le lenze, le attese dentro pacchi di nuvole e pensieri. Mani di calli, piedi bagnati, scrosci di vento. I guizzi del pescato, il salto dei pesci e del sangue, i rientri notturni. Una donna alla finestra, l’abbraccio sulla porta di casa. La tavola, il vino, l’amore.
Ventagli di colori e emozioni. Litorali di pietre bianche e conchiglie. Dolcezze sottili, cani vagabondi, bave di vento. Sul piccolo pontile un cavalletto e una pittrice solitaria. Nanette dipinge le ultime luci del sole dentro un teatro di scogli e corone di schiuma. Ha lasciato Parigi per dipingere cieli diversi, tramonti infiammati, paesi bianchi, lenti e sognanti anche quando il maestrale fa ballare le nuvole e la pioggia diventa cantilena. Il mare d’inverno ha una voce irresistibile che ci parla dentro. Profonda e accesa, attraente e coraggiosa. Come una canzone tra il cielo e il vento.
Versi di malinconia, onde di ricordi, perle di schiuma, luci rosa all’orizzonte, vele di liberta. La voglia di liberta che ci ha portato a rifugiarci in questo paese dolce e tenero come un chicco d’uva. Complice e tondo con la cupola di San Giovanni a mezza luna e la curva del porticciolo per ospitare pensieri e sogni. Qui le cose sono piccole, sono semplici, sono quelle che contano. I cuori non annegano, le passioni sono stropicciate ma resistono. Dolori, speranze, progetti, luci, sentimenti, necessita, mancanze e illusioni mai spente.
E’ un tempo di musica e amicizia. Mimmo Carratelli ha portato racconti di viaggi e avventure. E libri scritti con l’inchiostro del cuore. Storie e parole d’autore. Racconti di approdi poco frequentati, capricci di belle donne, equipaggi fracassoni, rotte di marinai vagabondi, nostalgie mai guarite, e amori volati via senza nemmeno un arrivederci. La chitarra di Carlo Marrale e un battito d’ali, va verso il cielo. “Un modo di suonare integro e puro”, senza inutili virtuosismi, un respiro pulito. Accordi limpidi e leggeri, suoni morbidi e smaglianti.
Sale anche la voce, come un rosario, un inchino, un sussurro di musica e melodia. Una canzone d’omaggio ai marinai, un’armonia, una scala di note e colori. E il mare laggiu che sembra partecipare al concerto.
Ballano liberi i sogni dentro la musica dell’amicizia. Ci beviamo il vino e le parole. La vita scorre lenta, piantiamo nuovi fiori nel cuore. Le rughe della vita sembrano un po meno scavate. Riaffiorano nuovi stimoli e vecchie passioni.
La costa sembra avvicinarsi, si muove l’anima, si muovono le emozioni. Le luci del porticciolo si mischiano al bianco della schiuma che bacia la piccola spiaggia.
Intorno, il piccolo borgo e un acciottolato di stradine. Nodi, curve improvvise, labirinti di scale e gradini. Il ritmo e lento e profondo, muri a calce, le case si toccano. Merletti di tegole e cotti, vele di panni stesi, sguardi di piccoli balconi, tende di mussola bianca ricamate a mano. Panchine, lampioni e piazze grandi come fazzoletti. Le stradine sono virgole che si muovono sopra e sotto le case. Sentieri di solitudine e profumi di eterni gelsomini.
Parole sospese, schiaffi di vento, occhi di stelle.
Odore di rosmarino e pane cafone, padelle di ragu e tagli di pecorino paesano, voci e bicchieri di vino. Lamenti di gatti in amore e vicoli come rampicanti fra muri a secco e piastrelle decorate. Orti di famiglia e minuscoli giardini sorridenti nel rosso delle ultime rose.
Portoni imbruniti dal tempo, suoni, sospiri, ombre. Una piccola chiesa di incensi e rosari, il piccolo asilo delle suore. Il circolo dei marinai, partite a briscola e racconti, chiacchiere e sfotto. La calma del cielo e sospesa in un tempo lento come una cantilena. Come il suono di un violino malinconico e pieno di attese che arriva fino alle piccole cappelle votive con le facce delle madonne misericordiose e i fiori sempre freschi. In questi borghi di costiera, specialmente d’inverno, la fede e il mare sono piu vicini e fanno una buona compagnia, pregare aiuta a cantare la vita. Vecchi giramondo ancora pronti, seduti in poltrona, a stanare il destino con la fantasia. La nostra scena e ancora colorata e gli occhi sono affacciati al finestrino. Intorno mare, sempre mare e cerate gialle, bianche di sale e di onde. Navighiamo lenti, assaporiamo. Il corpo e stanco, i pensieri ancora agili e vogliosi. Altre vite possibili, altri amori ma sempre vicino al mare.
C’e un profumo forte che arriva e ti prende come un contagio, come una malattia, come una storia antica, come una preghiera.
Un profumo che viene da lontano, dal paese dei ricordi. Prima debole come un sussurro, come un fruscio, poi forte come una musica. E’ un’orchestra, un canto, un inno, una ribellione. Una protesta, una bandiera del cuore, una vela controvento. Una dichiarazione d’amore, una lettera scritta sui fogli del mare. E’ la nostalgia, e l’attesa di viaggi nuovi. E’ il desiderio di ribellarsi alla prigione dell’anagrafe. Vogliamo luce, sole, colori puliti.
Il tempo indugia, rallenta, sembra fermarsi. Riscopriamo emozioni e malinconie fiorite.
Ora il maestrale e un filo, un respiro, una carezza. Un soffio che spettina gli ulivi ed entra dolce nelle case, nelle lenzuola, nei sogni.
E’ un tempo di danza lento e musicale come il suono di un carillon, come la melodia di una benedizione che custodisce una stagione nuova.
Navighiamo nel profumo e nel vento, lasciandoci cullare dai sogni sotto un cielo che ci ingoia.
A riva il porticciolo e un ricamo di schiuma. Il mondo dello spreco e del rumore e lontano. Nelle tasche dei jeans abbiamo vele di liberta e orizzonti puliti. A parte il mare, qui tutto e piccolo, prezioso e attaccato alla collina che degrada tenera verso la costiera. Come una carezza, come un respiro delicato. Terrazzamenti di limoni e aliti d’uva. Vitigni di roccia, piccoli e generosi. Un bianco che fa compagnia, seducente e morbido come i primi baci. Brindisi lenti nell’illusione di fermare la fretta delle ore.

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