L’Editoriale – Labbra rosse

– di Roberto Gianani

“La chiamavano bocca di rosa metteva l’amore, metteva l’amore, la chiamavano bocca di rosa, metteva l’amore sopra ogni cosa”.
Bocche, bocche di donne, bocche piccole, bocche grandi. Morbide, pastose, floride, formose, opulente. Bocche carnose, irresistibili e fascinose. Bocche di cattivi pensieri e tentazioni, bocche di baci appassionati. Bocche per un ciao o per un addio, per un sospiro, per il saluto del mattino, per la speranza di un arrivederci. Bocche per un racconto, bocche di parole per continuare a vivere, per narrare la storia di una vita. Bocche nude, bocche di rossetto dipinto sulla tazza del caffé del buongiorno. Labbra di desideri e silenzi, labbra di fuoco, labbra spente. Labbra per cantare, urlare, sognare. Labbra come orli, come passi del destino. Labbra chiuse, cucite, strette per una delusione, unite per non gridare. Labbra di denti bianchi per restare a bocca aperta, stupirsi, sbalordirsi, meravigliarsi, strabiliarsi. Labbra turgide, sugose come gocce di pomodoro sotto il sole, eccitanti come schizzi di anguria, profonde come lacrime di gioia.

Labbra per restare a bocca asciutta traditi da un sogno perduto.
Labbra per spalancare la bocca di fronte alla magia di un orizzonte ritrovato. Bocche come rose rosse. Labbra di luglio, labbra d’estate, labbra bollenti. Le labbra della luna sul Faro di Punta Carena. Una bocca di donna sul guardiano del mare, un amore bianco e pulito, un amore d’argento. Un amore silenzioso ed eterno, burrascoso e drammatico, luminoso e inarrestabile. L’amore tra Ulisse e la luna. Il marinaio del mondo e la dea della bellezza. Lui alla ricerca di un approdo irraggiungibile, lei abbagliante di luce o nascosta nella notte. Le labbra delle ortensie sui giardini di Marina Piccola. Baci di velluto, i baci di Fiona Swarosky sulla bocca di Karl Heinz Grasser. Le cene a lume di candela con i Faraglioni a poche bracciate, l’altalena dei sogni e il ricordo di quell’incontro all’aeroporto di Parigi il 10 marzo del 2005. Un colpo al cuore, un colpo come tuffo di remo e l’amore che sbatte come un’onda sulla scogliera.
La bocca della Grotta Azzurra sulla pelle del Dio Nettuno. Labbra di sale, il mare e la mitologia, il mistero e la leggenda.

Le labbra malinconiche di Lole sul corpo del poliziotto Fabio Montale. I libri di Jean Claude Izzo, lenzuola stropicciate e cazzotti fino a farsi male per sempre. La musica, le avventure, il pastis, il vino, il mare e l’amore sotto il cielo di Marsiglia. Un lupo solitario dal cuore ferito e una donna che non sapeva chiudere le porte del dolore.
Le labbra di fragola di Eva, la ballerina che Caetano Veloso incontra a Bahia e gli cambia la vita. Quei baci di note e chitarre, di musica e canzoni quando una donna ti riscrive il destino e un incontro diventa un impulso irresistibile. Le labbra di poesia di Munevvèr, la moglie adorata di Nazim Hikmet. Il mare della Turchia, la prigione e la passione. Le parole erano incendi. “Hai posato il piede nella mia cella e il cemento è diventato prato. Hai riso e rose hanno fiorito le sbarre. Benvenuta, donna mia, benvenuta!” Le labbra sorridenti di Maria Callas alla Gritta di Portofino, forse l’ultimo sorriso. Al suo fianco Aristotile Onassis, l’uomo senza scrupoli che la fece naufragare nella disperazione, le “chiuse” la bocca e non la fece più cantare. Un amore feroce che ti manda all’inferno e allora le labbra si chiudono e non raccontano più nulla.
Labbra malinconiche, labbra cariche di rossetto, labbra all’assalto, labbra di sfida, labbra che rapiscono e tradiscono. La carnalità di Anita Ekberg. Labbra scarlatte, labbra travolgenti che rapirono anche Gianno Agnelli. Le labbra imbronciate di Brigitte Bardot, l’amore tempestoso con Roger Vadim e la nostalgia per Saint-Tropez.

Le labbra prepotenti di Rita Haywort. Ribelli, trasgressive come quell’onda di capelli ramati che, quando soffiava il vento, scopriva tutti i peccati del mondo. Le labbra bianca di Juliette Greco sul corpo nero di Miles Davis. Parigi, gli esistenzialisti, les caves, la voce calda di lei, la tromba irriverente di lui. A Saint-Germaine de Pres pioveva e faceva un gran freddo ma quell’amore era fiamma e bruciava d’emozione.
Le labbra stregate di Ava Gardner alle quali nessun uomo resisteva. Labbra erotiche e ardenti, l’eros che incendia. Ava, il bacio di Venere. Il bacio che sedusse Mickey Rooney. Sedotto e abbandonato dopo neppure un anno e mezzo di matrimonio. Il bacio che stregò il clarinettista Artie Shaw. Artista illustre, amante tradito. Le labbra della seduzione, le labbra dell’inganno. Un rogo che bruciò anche Robert Mitchum e lo ridusse a giocarsi la vita dentro un bicchiere di whisky. Quelle labbra roventi, bruciarono anche Frank Sinatra. Il matrimonio, il visone blu, le notti del sesso e dell’amore. Poi ancora tradimenti e, piano piano, la solitudine, la fuga nell’alcool, le labbra spente, la morte a Londra stroncata da una polmonite. Sola come una Venere sconfitta da quell’amore vero che non aveva mai incontrato o forse mai cercato. Perché amava troppo l’amore per essere di un uomo solo.
Le labbra delle donne sono la voce dei sentimenti, il sussurro del cuore, il soffio del vento che ci porta il ricordo di un amore lontano.

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