L’Editoriale – Le notti di maggio

– di Roberto Gianani

Rose. Che belli rrose. Torna maggio e torna ammore. Rose rosse e baci appassionati. Il profumo dei fiori entra dalle finestre socchiuse, si arrampica sulle murature, si infila sotto la curva dei soffitti a botte. Esce, ondeggia nell’aria e rotola dolce dentro il corridoio delle stradine strette di un’isola bianca di calce che, ormai sveglia, apre gli occhi dell’anima e ritrova gli antichi colori.
Le pagine profumate di Roberto Ciuni, il brusìo del vento che accompagna i racconti di mare di Claudio Angelini: “Da Lindos a Capri?”. Il volto di tempesta di Lina Sastri che recita Marguerite Yourcenaur a Damecuta, l’ultimo concerto di Umberto Bindi a piazza San Michele in un teatro di applausi ed emozioni. Le passeggiate di Giampiero e Angela Faiella sui sentieri di Cetrella. Il giallo delle ginestre, il sax di Al Martino. Gocce di musica cadute dal cielo. Lacrime luminose tra le rughe del Solaro. La cantilena dell’Ave Maria, nella chiesetta della Madonnina delle Grazie, è un rosario di petali e preghiere.
Profumi e profumi. Profumi nei sentieri di Matermania, nelle processioni per la festa del patrono San Costanzo, nelle gonne delle campagnole, nei capelli di Pamela Viva, nel sorriso di Massimo Cerrotta che va incontro ai suoi ultimi giorni di scuola, negli occhi di Guia che sono perle di mare.
L’isola è un affilato bisturi di miele e di sogni, di scogli e delfini, di remi e di voli, di cenci di nuvole e mussola bianca che taglia le onde del cuore. Aldo Tosolini è un marinaio e racconta le sue vele. Franco Moreno è un poeta e canta le sue poesie. E’ maggio e cantiamo canzoni. Siamo uccelli di mandorli in fiore, gente di primavera quando il mare apre frontiere di ore e giorni carichi di domani e il cielo, al tramonto, ha il colore delle rose.
Di sera, sotto le sagome dei pini, dentro lo sciacquìo del mare a Marina Piccola, Enrichetiello Stinga, il baffo monello e lo sguardo azzurro a cielo aperto, tira le reti e raccoglie sentimenti nuovi e pesce fresco per l’olio di Veterino e gocce di limoni isolani. Mestiere antico accanto a un mare che sembra dipinto. I ricordi corrono a Samuel Taylor Coleridge e alla “Ballata del vecchio marinaio”. Appena vicino, l’incannucciata della pergola dei Bagni di Gioia è un rifugio sotto il cielo.
Notti di maggio, Fiorella Mannoia canta Ivano Fossati: “e in queste notti di maggio io ti penso ad ascoltare certe piccole voci che a volte vanno al cuore, in questi momenti con l’aria che si muove io conosco la mia vita e ho visto il mare e ho visto l’amore da poterne parlare”. Parole come carezze, cene di maggio, tovaglie a quadretti. Un ramo di gelsomino, cerchi allegri di sorrisi e sguardi innamorati come quelli di Fabrizio Fiore e Fernanda Reis. Giuseppe Mennillo versa il bianco di Tiberio. I bicchieri sono coppe di baci, un tintinnìo saluta il vino e le labbra. Fresco in gola, cin-cin per brindare alla vita. Sotto la piccola scogliera, il mare è acqua d’amore e il riflesso della luna un nastro di scintille.
Poco lontano, a Torre Saracena, le bouganvilles scendono quasi in acqua e accendono un fuoco viola che riscalda i passi di Filippo e Giovanna Di Martino. Le notti di maggio offrono la voce di sentimenti forti e richiami di sguardi emozionati. La musica del tempo ritma il loro andare mentre la luce di una lampara diventa l’amica cui confidare i propri pensieri. Le bocche si accendono in un bacio che sa di promesse e amore senza fine.
Da Marina Piccola fino a Luigi ai Faraglioni, il sentiero del mare avanza tra scogli, pescatori della notte e ali di schiuma. Sui sassi della Fontelina, Marco e Ulia, una giovane russa, sono una brace accesa sul fondale della sera. Sopra i loro corpi il cielo è un lenzuolo di seta blu. Cuscini di luna, parole, ricordi, l’ansimare dei corpi. Il duello e la pace, l’abbandono e il silenzio delle notti di maggio.
Le notti di maggio di Genny Amirante e Silvana Crispo persi in un abbraccio che sapeva di profumi e di vita. Al riparo del Castello Aragonese e di un amore che navigava dalle spiagge dell’infanzia ed è rimasto inviolato. Una stella che abbaglia e lascia una scia di zucchero filato. Dentro quel brillìo si riflettono memorie di lunghe giornate ischitane, i ricordi di luoghi e paesaggi del cuore e care ombre lontane. Dentro quel mare un mazzolino di rose bianche, il coro degli angeli e una cima attraccata agli ormeggi del paradiso.
Giornate di maggio, amori bendetti da un’Ave Maria. Padre Vincenzo De Gregorio suona Schubert. L’organo incanta, riscalda la chiesa e i sentimenti. Gli sposi escono sotto una pioggia di petali e riso. Le campane suonano a festa. In cielo un girotondo di rondini e gabbiani.
Rose. Che belli rrose. Torna maggio e torna amore, fa de me chello che vuò.

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