L’Editoriale – L’ora del declino

– di Roberto Gianani

Joe Damiano è arrivato a Capodichino dalla California. Ha i nonni abruzzesi di Sulmona, una faccia simpatica di lentiggini color mela annurca, gli zigomi scolpiti, un berretto da baseball e la pancia grassa di Bourbon e Coca Cola. Indossa pantaloni verde militare con dieci tasche e dentro un ruscello di guide turistiche: Napoli, Capri, Sorrento, Pompei che arriva fin sopra i polpacci.
Al polso un Rolex Daytona acciaio e oro che luccica come il sole d’agosto a Mergellina. Sua moglie è una donna appariscente sopra due tacchi a spillo che sopportano il peso di due tette niente male. Piove senza pietà, l’aeroporto di Capodichino è una laguna. Caos, voli cancellati. Il nastro portabagagli ha un andamento lento, pigro, indolente. Scorre come l’acqua ferma nel porticciolo di Borgomarinari. Dopo un’ora di attesa, Joe Damiano raccoglie un grappolo di Samsonite, la moglie ingioiellata riacquista la speranza di una vacanza di cultura, pizza e mandolini.
Alla dogana il controllo passaporti è veloce come la fiamma di un cerino.
Taxi, mezz’ora di attesa. Arriva una Punto del ’90, destinazione Hotel Santa Lucia. Due valigie nel cofano, la terza accanto all’autista, capelli rasati a zero, la testa di un serpente tatuato sale oltre la felpa e gli disegna buona parte del collo taurino, nemmeno una parola di inglese. Traffico lento da subito che si blocca già in via Doganella. Piove, il finestrino posteriore è difettoso e gocciola acqua sui pantaloni di Joe, i due americani si stringono in un sorriso. Il tassista mastica a bocca aperta un chewingum, la radio trasmette Gigi D’Alessio.
Piazza Garibaldi è un’enorme voliera di gru in un delirio di martelli pneumatici, calcinacci, lastre di vetro, travi, cartelloni divelti, tubi, cassonetti sepolti dall’immondizia. Monezza che andrà a gonfiare il portafogli dei clan che ormai governano il business milionario dei rifiuti. Una matassa di camorra, politica e affari che si snoda sul doppio filo di sempre: denaro e potere.
La pioggia incalza, lamiere di auto impazzite, passeggio di battone nigeriane in guepiere, prostitute di giorno e di notte, schiave di protettori che avevano promesso una Napoli di lavoro e felicità. Ma qui nemmeno più il sole mantiene le promesse e intorno, in un bordello di vicoli di acqua e fango, gli alberghi ad ore sono pensioni luride dove la più sgualdrina delle maitresse si vergognerebbe di mettere il culo. Una faccia dell’inferno sotto l’indifferenza dei passanti. Indifferenza o rassegnazione?
Entrambi i sentimenti, se è così la città non ha speranze. Con indifferenza e rassegnazione non si è costruito mai nulla ma i politici lo sanno e continuano nella solita cultura dell’emergenza con proclami strillati su tutti i giornali e un linguaggio fatto di annunci ad effetto e poco contenuto. Il taxi si muove a rilento costeggiando rive di bancarelle e tappeti stesi sui marciapiedi con sopra l’inganno di offerte truffaldine.
Sotto un cielo di ombrelli: televisori, computers, sete, cachemire, macchine fotografiche, slip, orologi, porcellane, droga, armi. Merci che dalla Cina arrivano al porto e, scaricate da grattacieli di container, incrementano il lercio del malaffare. L’autista evita un’ambulanza e imbocca via Marina. A sinistra, da un villaggio di cartone costruito sopra giardinetti ammalati di rogna, sbuca un popolo di barboni e drogati deliranti.
Panni luridi, cicche, siringhe, donne incinte senza nemmeno più il bagaglio della memoria e bambini sporchi e già adulti, bocche tristi e occhi grandi. Lampi neri di destini persi e rassegnazione.
Una tribù di sconfitti dalla vita e dalla città. La Napoli di oggi è una città vinta e vuota. Una città vuota di progetti, tanti piccoli progetti convincenti, trasparenti e realizzabili in tempi ragionevoli al posto di imprese faraoniche da venditori di fumo. Di fumo basta quello dei cassonetti incendiati, degli inceneritori (che non si fanno) dei fumogeni della polizia, delle candele magiche di incantatori, fattucchiere e tuttologi del marketing di facciata. Di fumo basta quello dei panzarotti fritti, delle pistole di killer cowboy, dei bracieri di migliaia di persone abbandonate a Scampia come randagi in un canile, dei camini dei ricchi di Posillipo. Basta con il fumo. Invece politici e profeti prevedono di risolvere i problemi di Napoli con grandi eventi straordinari. Racconti da cantastorie e amministratori illusionisti. La ricerca del fatto straordinario è la conferma che nei palazzi del potere si vuole far continuare a vivere questa città di colpi di rimmel e effetti speciali. Non è una buona terapia, i tumori non si curano con la medicina delle meraviglie.
Un insulto, uno sputo, un tradimento.
Una città spenta che si accende solo nella musica dei neomelodici e nei colori di vecchie cartoline. Intanto il latte costa più che a Milano e esistono consiglieri regionali senza incarichi e, spesso, senza l’italiano che guadagnano 15.000 euro al mese. Continua a piovere, nel taxi gocciola pioggia. La pavimentazione di via Marina è una gruviera, buchi e puzza, traffico e follia di clacson. Sgommano minacciose tre mostruose Suv nere, enormi, gradasse, volgari. Autoblindo sui sentieri di guerra pronte ad assediare la città.
Al volante facce di paura, occhi di veleno.
Il taxi si infila nella corsia preferenziale e trova una via di fuga. Tunnel della Vittoria, via Arcoleo, via Partenope, finalmente l’Hotel Santa Lucia. Il percorso è durato più di un’ora. 45 euro al tassista e i bagagli scaricati con cortesia dai facchini. Joe Damiano ha la faccia feroce, sua moglie è una maschera sudata di fard e disperazione. Giandecio Foligno, il portiere, li accoglie con un sorriso, ritira i passaporti e prega l’americano di consegnargli il Rolex che metterà in cassaforte. “Rolex watches are the most wanted by our local delinquentes” spiega con qualche imbarazzo.
Joe rimane di stucco, il portiere un po’ si riprende e gli consegna un orologio di plastica blu e un “vademecum per il turista” dove, tra l’altro, c’è scritto: “evitate di sembrare un viaggiatore spaesato e passeggiate con disinvoltura, il turista disinvolto è un turista sicuro”.
È la risposta comica e becera delle autorità alla violenza, agli scippi, alle rapine. Uno Swatch taroccato al posto di un Rolex e il vademecum della disinvoltura al posto della garanzia di incolumità. Una soluzione vergognosa, la bandiera bianca delle idee e delle istituzioni allo strapotere della criminalità.
La nuova ora di Napoli è questa, incapace di battere i suoni dell’ordine sociale e della civiltà. È l’ora del declino, il tempo di una resa che avvelena il cuore. Negli occhi del portiere la tristezza del fallimento di una città che affoga in una pozzanghera nera e affida il proprio turismo a un depliant tutto da ridere che dice “guai ai non disinvolti”.
Buona fortuna e good bye Joe Damiano, siamo troppo vecchi per seguirti in California.

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