L’Editoriale – Mare forza sette

– di Roberto Gianani

La luce cresce sopra Punta Licosa.
La notte muore, gli occhi aprono i veli. Il sole è pronto all’appuntamento, i piedi scalzi nel cielo e una tunica d’oro. Bagliori accecanti, abbagli nell’anima, fuochi che ti illuminano dentro, ogni raggio è “un appiglio per salire più in alto”.
Si svegliano i sogni e sono aquiloni, capriole nel cielo, voli bambini. Il sommo sacerdote accende tutti i lampadari del firmamento, una fioritura di luci. Isole e costiere si illuminano, si inchinano e gli baciano la mano. Isole e costiere, lo stupore e il fascino della bellezza, rifugi amici, tane, approdi. Il brivido del mare, la fitta di un’emozione, le cime del tempo riguadagnato. Tutto il mondo è intorno a noi, la musica del Mediterraneo ci protegge la vita.

E’ una musica che nasce dalla storia, dai violini, dalle fisarmoniche, fa volare le note della civiltà, illumina lo scintillio del mare.
Abbiamo attraccato la barca dell’Isola all’ormeggio di un piccolo porto.
Sulla banchina ci arrotoliamo i jeans e camminiamo a piedi scalzi come tutti i marinai. Il sole ha una bella faccia romantica, con un raggio suona la chitarra, con gli altri bacia i capelli di una donna di riccioli biondi. Lo sguardo che avvolge, le labbra a celebrare i sensi e quegli occhi verdi come il richiamo del mare. Si chiama Maria, è la guardiana del Faro. E’ sempre la luce di una donna a far tornare a casa i marinai.

Intorno case bianche, scale, archi, volte, cortili. Odore di sale mescolato a rosmarino e al basilico coltivato sui balconi. Gerani rossi come un flamenco, come le rose del desiderio, come le passioni mai vinte.
Il piccolo porto apre gli occhi sulle barche e sul mare. Passi lenti di pescatori. Silenzi e parole antiche. Cime cucite alle bitte, nodi che non si sciolgono. Non c’è raffica, non c’è libeccio che possa allentare la presa. Trame indissolubili come gli amori eterni, come le storie senza peccato, come la forza dei sogni, come la fedeltà assoluta alla religione del mare. Il sole si guarda nello specchio del cielo.

Ci fermiamo al bar del porto per un caffè doppio e bollente, sul diario di bordo scriviamo:”Sette anni di navigazioni incantate, equipaggio stupendo, rotte coraggiose, fratellanza, occhi sinceri. Sul pennone lo sventolio di una bandiera di trasparenza e rispetto dei valori. In cambusa wisky, tabacco, vino, amicizia, poesie, racconti, un padellone di spaghetti pomodoro e basilico da mangiare in compagnia e penne di musica e violini”. Nei cuori abbiamo un mare forza sette. Sette come gli anni di navigazione dell’Isola, sette come i colori dell’arcobaleno, sette come le note de “La mer” che, come un’onda, ci fa musica nell’anima. Una danza lunga sette anni.

“C’è un’insulare Tahiti nell’anima di ogni uomo”, ha scritto Melville in Moby Dick. L’Isola è una barca altera e dolce per il viaggio di chi non ha mai smesso di cercare quell’approdo fuori e dentro di sé. Racconti di salsedine e sogni, porti, scrittori irrequieti e principesse malate d’amore. Forse cercavamo un rimedio per l’età. Perché l’anagrafe non fa sconti e il tempo non ti restituisce niente. Volevamo un elisir per addolcire gli anni e l’abbiamo trovato in questo giornale.

Sette anni come luci, come candele, come lampare ad illuminare l’orizzonte. Dentro quella linea misteriosa i racconti della nostalgia, le storie del presente, il fascino del domani e la voglia di non mollare. Veleggiamo tra isole e costiere, quelle geografie, quelle dell’anima. Luminose, fantastiche, tempestose, sognanti. Abbiamo dentro il vizio di sognare e lo portiamo nelle tasche dei jeans insieme ad una conchiglia, a un taccuino di fogli di mare e a una bandiera di libertà. Un po’ anarchica, un po’ ribelle.

Navighiamo l’anno numero sette. È festa grande è il nostro compleanno. Luci d’amore e d’amicizia, brindiamo. Bottiglie vuote, bicchieri pieni. Festeggiamo con castelli di sabbia e trionfi di sale. Festeggiamo con il vino di Ischia.
Nino Masiello ha portato il “Per’e palummo” e il “Frassitelli”. Si brinda. Uve di velluto sotto l’Epomeo. Tufo e filari, zappe e sudore. Il vino scorre e scintilla nel sole. Uva sincera, uva del Mediterraneo. Cuori spalancati sulla felicità del mare. Le vele hanno qualche piega in più, il vento le sbatte, le abbraccia, le avvolge. Il rumore è bellissimo, armonioso, appassionante.
La prua è alta, muscolosa, blu come le barche di Marsiglia, come le notti di Jean Claude Izzo, come gli occhi di Lole, come il bar di Babette costruito sugli scogli di Malmousque, con di fronte le isole di Frioul e d’Endomme.

Porti, barche di legno, abete vecchio, fasciame, carene. Il catrame, la stoppa, il cordame. Viaggi, racconti, vele di canapa rammendate, orlate, accarezzate come seni ribelli dentro una scollatura generosa.
Vele gonfie di vento come donne palpitanti in balia di un amore. Come i vecchi marinai “non l’abbiamo lavate in mare, le abbiamo affidate alla pioggia e al sole”. Questo sole che ci cammina sul cuore, questo sole sul mare.
Il mare, voglia di vivere, un’emozione senza fine, un’eterna malinconia. Sette anni di navigazioni e ancora sete di mare.

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