L’editoriale – Il mio perduto amico

di Mimmo Carratelli

Questa era la sua pagina, la pagina dell’editoriale, che Roberto Gianani, il mio perduto amico, fondatore di questo giornale, riempiva di parole che andavano dritte al cuore del lettore.
Roberto non c’è più da un anno e un mese. Il suo vuoto in redazione è incolmabile, così come nel cuore delle persone, tante, tantissime, che gli hanno voluto bene.
Mi piace ricordarlo ancora sulle pagine del suo giornale rubandogli il suo spazio in questa pagina. La nostra è stata una lunga amicizia tra fratelli di cuore. Una vita intensa, giornalista, uomo di fantasia, manager, creatore di cataloghi stupendi nel mondo della ceramica, imprenditore di successo, editore. Aveva il cuore colorato e lo sguardo azzurro sul viso cotto dal sole, l’abbigliamento casual sul corpo magro. Le lunghe sciarpe rosa e azzurre erano le ali con cui andava nel mondo. Uomo essenzialmente irrequieto, vibrante di mille idee, rallegrato da amicizia deliziose, era uscito da una severa famiglia militare, ribelle da ragazzo opponendosi al percorso predisposto verso la Nunziatella, storica scuola militare napoletana, per liberare irrequietezza e fantasia verso il primo approdo, il mondo musicale, autore di canzoni e addirittura “prima voce” nel complesso degli “Albatros” quando ci incontrammo la prima volta al “Bikini” di Ischia. Aveva sedici anni. L’attraeva il nostro mestiere di cronisti che, nei tempi andati, si iniziava con poche righe di cronaca e, nello sport, andando sui campi dei dilettanti per striminziti resoconti siglati, e Roberto esordì per la partita Terzigno-Rocchese, studiando intanto giurisprudenza, ma già proiettato verso grandi avventure. Spiccò il primo volo a Torino, collaboratore di settimanali di successo, intervistatore intrepido delle “stelle” della canzone e del pallone, lavoratore instancabile per la Saint Gobain, multinazionale francese del vetro, nella quale sfondò definitivamente a trent’anni, chiamato a Milano a capo del marketing e della creatività dell’azienda. Più che nei giornali, dove la sua fantasia veniva imbrigliata dalle esigenze di spazio, Roberto Gianani rivelò il suo talento creativo alla Saint Gobain dove fu definito il poeta del vetro e ideò la “linea blu”. Blu perché, lontano da Napoli, portava nel cuore il colore del golfo. Le sere al night e, per tutto il giorno, un lavoratore ammirevole. Quindici anni lontano da Napoli, fra Torino, Milano, Roma, e quando tornò, dopo avere rifiutato un incarico prestigioso a New York, aveva un gozzo a Mergellina. Napoli era l’America del suo cuore. Tornò per salvare un’azienda vietrese della ceramica, la Cevi. Con la grande esperienza accumulata, era diventato un salvatore di aziende. Ci vedevamo ai “Damiani” negli anni felici di quel tempo sorprendendoci con le tenere canzoni che andava a cantare al microfono. La sua anima colorata aveva bisogno di adagiarsi sulla leggerezza di una vita fatta di note musicali, amicizie vere, un bicchiere di whisky, molte e troppe sigarette, sogni e progetti. Fondò una casa editrice, “Vele Bianche”, e questo periodico, “L’Isola”, sul quale ha scritto i suoi pensieri teneri e deliziosi e una cronaca puntuale e pungente dell’isola di Capri, irripetibile ora che non c’è più. Aveva una casa estiva su uno sperone di roccia di Anacapri, di fronte alla distesa del mare, amico fedele il cane biondo “Whisky”. La casa editrice volle essere un ricordo e un omaggio alla sorella Luciana, perduta giovanissima, tanto simile a Roberto nel carattere allegro e spensierato, una ferita che rimase sempre aperta nel suo cuore.
Assorbito dal lavoro e tenace inseguitori di sogni eterni. Questo era Roberto Gianani, col conforto della moglie Daniela, che ne smussava il carattere a volte duro, inflessibile, nonno felice, a Vietri sul Mare, la sua dimora stabile, quando nacque la nipotina che lui chiamava semplicemente “Bimba”, pargoletta di sua figlia Cristiana, detta Cri-Cri. Parliamo sempre di lui.

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2 commenti su “L’editoriale – Il mio perduto amico

  1. Anna De Rosa 13/10/2014 at 22:20 - Reply

    Non lo conoscevo personalmente,ma essendo io caprese,mi è capitato spesso di vederlo sull’isola,e spesso mi è capitato di avere tra le mani appunto “L’isola” di cui conservo qualche copia.Mi sarebbe piaciuto farne la conoscenza ed il commento,appena letto,di Mimmo Carratelli,conferma quello che era il mio pensiero:personaggi come Lui sono capaci di trasportarti fuori dalla realtà.Peccato che questi artisti siano unici ed irripetibili,ma forse è proprio questo il loro pregio,ma soprattutto peccato che Roberto Gianani non sia più tra noi!

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