L’Editoriale – Nozze di mare

– di Roberto Gianani

Luci di sole al tramonto. Abbiamo evitato la folla. Fuori dalla bolgia di agosto, il sentiero scorre verso il mare insidioso e introverso, ombroso e scontroso. La Piazzetta è oltre la punta del Solaro, appena giu verso i Due Golfi. Stesso cielo, mondo diverso.
Qui, lungo la stradina che porta verso Punta Carena, avverti il profumo di ore, giorni, anni che avresti voluto mettere al guinzaglio, legare alla cima di una boa e che invece sono volati come l’ala tagliente di un gabbiano. “E’ una questione di musica, atmosfere, sensazioni”. Una sensazione di libertà, la vita si carica di azzurro e si allargano i respiri. Muretti di pietre a secco si stendono lenti, appena sorretti dal cemento del tempo. Testimonianze di mani antiche, fatica di contadini, muratori e pescatori. Uno sbuffo di vento ci porta il ricordo tenero e raffinato, esplosivo e silenzioso delle passeggiate di Mario Soldati. I pantaloni bianchi, le maniche della camicia arrotolate, la barba fascinosa, la compagnia dei libri di D.H. Lowrence, il mezzo sigaro toscano. Una faccia d’attore sotto l’ombra di un panama chiaro a falde larghe, un lievo tocco avventuriero. Un uomo di cultura che amava il gusto delle cose semplici. Amici di giornata, il gioco delle carte, il fiasco di vino campagnolo sotto il tetto di un pergolato. Pergolati e lamenti di gatti in amore, macchie di verde e frecce di sole. Scalette di pietre scalpellate a mano che salgono verso terrazzamenti e orti di pomodoro, basilico, melanzane. Geometrie elementari di ulivi e di viti. Nastri di terra interrotti, ogni tanto, da qualche piccola casa bianca. Il tondo di archi e colonne con accanto sempre il sorriso di un giardino.
Abitudini e costumi. Costruire e coltivare, scendere al mare, pescare e ritornare. Gente “di sopra” quella di Anacapri che ci saluta con gli occhi puliti. Continuiamo a scendere sul sentiero che da Cetrella porta al mare, sotto gli scogli del Faro. Due lucertole innamorate si corteggiano in uno zig-zag verde splendente. Il profumo dell’isola spadroneggia nelle narici e scende nei polmoni come un’onda di acqua pulita. Pulita di tutto anche del fumo delle nostalgie. I nostri piedi camminano sopra il cielo. A sinistra, i Faraglioni sono marinai addormentati dalla ninnananna delle ultime voci del giorno. Sotto il costone, a strapiombo, Marina Piccola è una sirena stanca adagiata su una spiaggetta bianca senza conchiglie. Alle nostre spalle, il Solaro ha gobbe di ginestre gialle come canzoni di sole. Il sax di AlMartino è un grido d’amore, forse un urlo di speranza, un graffio per non precipitare, un suono come un uncino attraccato alla roccia, una cima legata alle bitte di una sofferenza lontana.
Ci tornano in mente le processioni di sudore verso la chiesetta di Cetrella. Una preghiera e un calice di vino. Una campana e la predica di un prete. Si festeggiava la pesca del corallo e Santa Maria. Gambe di donne con in testa ceste di fiori, ritmi di gonne campagnole: Felicina, Zi Marì, donna Costantina. Le fiabe di nonna Giuseppina De Martino che aveva un’osteria in via Lo Palazzo. Ricette, petali, briciole di saggezza conservate dopo il lavoro e i sacrifici di tutta una vita. Il libro delle rimembranze, colori sulla salita verso il cielo, musica di tamburelli. Ogni dieci passi una canzone, un inchino, il bacio bianco di un fiore.
Siamo dentro le ultime luci del sole. Scendiamo verso il Lido del Faro, un teatro di scogli e corone di schiuma. Gambe lente, occhi incantati su un panorama di acque addormentate e ancora lontane. Scendiamo verso il silenzio del mare mentre Axel Munthe protegge la pace dei giardini: “voglio che la mia casa sia aperta al sole, al vento e alla voce del mare, come un tempio greco e luce, luce, luce dovunque”.
Scendiamo appoggiati a bastoni di ulivi. Giovanni “O’ Zattero” traccia il sentiero. Il sole fa uno sbadiglio, un merlo saluta il pergolato della Migliera, Gelsomina ci offre una caraffa di pesche col vino, Franca Coin un ramo di bouganvilles. Siamo scesi quaggiù, sugli scogli di Punta Carena. Abbiamo cambiato le t-shirt del cammino con camicie bianche di bucato. Dentro il cuore l’amarezza del tempo che non ritorna.
Seduti sul primo cerchio della luna, prendiamo all’amo ricordi, nostalgie, pensieri, futuro. Pescatori alla ricerca della vita. Il mare è la medicina delle ferite, il vino del domani. Nozze di mare. Sul brillio di una frittura di alici, mangiata con le mani, il limone diventerà zucchero, diventerà miele. La sposa ha un abito di tulipani bianchi, le damigelle sono due vele, il bouquet è un fascio di luce. lo sposo ha una sciarpa blu e occhi da marsigliese. Gli invitati sono delfini, arriva la musica dei gabbiani. E’ una notte di gala, un’orchestra di violini saluta la luna. In smoking blu cielo, Andrea Mingardi regala una canzone: “insieme, amore insieme fino all’alba di nuove frontiere. Insieme, amore insieme con gli occhi dentro il mare…”. Volano i pensieri e sono sogni, sentimenti, poesie. Gli sposi si stringono sopra un piccolo pontile. Il suono di una campana benedice l’abbraccio e l’amore. Le lampare sono collane di stelline, luccica la vita e ha voglia di brindare.

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