L’Editoriale – Otto anni di navigazione

– di Roberto Gianani

Era l’aprile di otto anni fa. Era un divano bianco con intorno molti libri, occhi assonnati e la notte nel cuore. Era una bottiglia solitaria e la noia di una giornata che pareva sempre la stessa, troppo uguale a tante altre.
Era una conchiglia abbandonata, una rotta smarrita, una storia mai scritta. Era una penna stanca di raccontare giorni senza tregua e il buio di sogni spenti infilati nell’imbuto del quotidiano. Era un desiderio. Era un coro che cantava nell’anima come una sinfonia di Pino Donaggio. Era il tormento degli anni e della nostalgia.
Era un’inquietudine nascosta, che aveva bisogno di un cielo di libertà, che guardasse il mare aperto. Era la grande nostalgia del mare. Era la voglia di una bandiera imbiancata di fresco che sventolasse leggera. Era una pazza idea, dire basta e andare via.

Era una barca scorticata dal tempo che voleva navigare tra isole e costiere con a bordo pescatori di sogni e di stelle, giornalisti valorosi con le penne capaci di emozionare. Era una stiva piena del desiderio di guardare la vita vista dal mare, con il mare dentro, il mare libero. Era una musica, il richiamo inarrestabile di una voce che ci diceva di far volare la fantasia e prendere il largo. Era una giornata di primavera, aprimmo le persiane. Fuori il sole era caldo e i mandorli luci bianche che correvano verso il mare. L’una dopo l’altra come in un filare di farfalle di schiuma. Accordammo nuovi pennini e partimmo per scrivere un giornale sulle righe del mare. Dopo otto anni questo giornale è ancora una pazza idea. E’ l’illusione di non farsi ingoiare dal tempo e dall’urgenza del presente e ritrovare il palpito dei sentimenti in racconti di isole e costiere, nelle storie dei poeti e dei marinai. Navighiamo con lo stesso batticuore, con l’emozione del primo appuntamento.

Il cuore suona a martello, ci sbatte dentro come tuffo di remo, come rondine in un bicchiere di primavera, come onda sulla murata, come la musica di un amore ritrovato, come guizzo di luce sul davanzale del buio. Sfidare gli anni, dare un calcio all’anagrafe, esorcizzare la noia. Mollare gli ormeggi, salpare con il mare che ci grida nel cuore e “il vento capace in un istante di cambiare umore a una giornata grigia e lucidare a nuovo il cielo”. Il viaggio è sfida, tentazione, desiderio di non perdere il vizio di sognare. Voglia di scoprire l’anima del mondo e tentare di raccontarla. Navighiamo per risvegliare “le nostre coscienze assopite, i nostri sogni rattrappiti”.
Cacciati di casa dalla normalità di una vita troppo normale, dalle prediche di mogli e compagne troppo premurose. Cacciati di casa dal desiderio di non vivere in poltrona, di sfidare gli anni a colpi di sogni e timone. Cacciati di casa dalle smagliature della vita, dai battiti impazziti di un tran tran ormai insopportabile, dall’insonnia dell’anima.

Un’anima sempre alla ricerca dell’ultima avventura, di un nuovo approdo per ricominciare.
Anno ottavo, il mare è un legame inseparabile. Questo giornale è un modo per raccontarlo nella realtà e nella leggenda. Partire, ancora partire. Navigare è un vizio e non vuoi smettere mai. Il mare, il lusso di sognare. Liberi, a piedi scalzi. Scalzi sul legno del fasciame. Resina e sale, memoria e futuro. Andare lontano, lontano dove ti porta la frenesia di una rotta nuova. Ancora veri, ancora vivi, ancora marinai.
Il mare è la pagina bianca, il mistero da scoprire. E’ la passione ostinata, è tutto ciò che non è abituale. E’ il viaggio, l’avventura e la malinconia. Otto anni sul mare, straordinari ed intensi. Il brillio di un’increspatura, la leggerezza di una risacca. Rughe di marinai, sapori di vino, colori di onde, l’odore del cordame sui moli, tele di pittori, case bianche, profumi mediterranei.
Sul mare scopri veramente chi sei. Navigare è un modo per affrontare la vita, annodando e sciogliendo le cime. Bitte, approdi, porti. Di nuovo rotte, di nuovo lo spettacolo del cielo, di nuovo il mare che ha un racconto in ogni rada, in ogni costa, in ogni isola, dietro qualunque scogliera. Il mare che mette in scena la propria vita in fuga da qualunque prigione.

L’Isola nasce da questo desiderio di libertà, dalla voglia di tagliare le grate delle finestre e abbandonare il cemento delle città. Una risma di fogli, la macchina per scrivere e scappare. Nel cuore un fiore, una vela e una canzone per trovare tra le rime il mare. “Laggiù dove il blu ti circonda e ti avvolge”, un equipaggio di giornalisti valorosi ha trovato parole di vento e di sole, di luna e di stelle. Le parole sono diventate colori, emozioni, racconti.
Otto colpi di sirena. Candele e suoni, musiche e danze. Si fa festa, è il nostro ottavo compleanno. Fiaccole come stelle accese a scaldare il cielo, illuminare il mare. Lampi di luce, bagliori di rosso a colorare la notte sul porticciolo. A riva, un pianoforte a coda suona “Onda su onda”, la canzone di tutti i marinai. Ernesto Spada ha portato il Gladius, un vino d’autore. Un rosso che fa compagnia e scende fino al cuore. Brindiamo ai nostri inserzionisti, imprenditori valorosi che contribuiscono a fare di questo giornale una bandiera di libertà. Brindiamo al timoniere Mimmo Carratelli e al suo equipaggio. Brindiamo alla prossima luna e a chi si ubriaca di mare. Brindiamo ai nostri lettori e a “chi non è ancora con noi”.
Chiacchiere di vino, ricordi e nuovi sogni sotto il lume delle stelle mentre, a prua, il vento ascolta e porta lontano le parole. Lontano, abbiamo ancora tempo di andare lontano.

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