L’editoriale – Quando Argo veniva in redazione

argoC’era una volta Argo, il cane-reporter di Capri. Sempre in giro ad annusare notizie, dalla Piazzetta ai Faraglioni. Aveva l’anima avventurosa e cenava a lume di luna. Sull’isola lo conoscevano tutti. Per via di una simpatia da cane impudente e dal cuore grande.
Portava sul capo una scazzetta come l’usano i marinai nelle notti di pesca. Ne aveva di blu e di bianche. E aveva gli occhi azzurri. Non s’era mai visto un cane con gli occhi azzurri.
A volte si faceva cullare dal suo gommone, giù a Marina Piccola. A casa, Lilly La Comare lo vedeva poco. Perché Argo amava stare per strada, in mezzo alla gente. Fuori stagione si accucciava su una sedia del Piccolo Bar quando sentiva l’isola più sua, svuotata dal can-can estivo. Lilly sapeva aspettare perché Argo non era un vagabondo, ma aveva quella passione di girare e fiutare notizie e il tempo non gli bastava mai.
Di Capri e dei capresi sapeva tutto. Era legatissimo ai personaggi meno noti, i pescatori, i camerieri che avevano visto passare il mondo sull’isola, il giornalaio di Marina Grande. Annotava su piccoli fogli di carta le sue emozioni. Aveva uno spirito poetico. Veniva in redazione a scrivere il suo “pezzo”, il più letto di questo giornale. Consultava il vocabolario. Voleva essere sicuro di ogni parola. Le sue parole avevano le ali. Erano le ali della fantasia, la sua fantasia inesauribile, il suo archivio di bei ricordi, di antichi incontri, delle persone cui aveva sempre regalato una carezza.
Ecco, era un cane sentimentale. Sorseggiava il whisky col gusto di chi ama sentirsi dentro un calore amico per guardare alla vita con un sorriso. Aveva il cuore di un viveur che inseguiva le belle cose. Le gambe di una ragazza, la bocca rossa di una donna. I capelli femminili lo incantavano ed erano nei suoi sogni ricorrenti. Lilly era molto gelosa di lui. Ma Argo sapeva acquietarla portandole un fiore.Sull’isola aveva conosciuto i giornalisti più famosi ai quali allungava qualche gossip innocente. Ne guardava le macchine per scrivere portatili, alcune molto colorate e civettuole con le etichette degli alberghi frequentati da quei giramondo. Alla macchina per scrivere non si piegò mai. Argo usava le sue biro, dieci, cento biro, che disseminava ovunque e che ritrovava ogni volta nei posti più impensati. In questo, Argo era un bohémien. Un disordinato romantico. Raccoglieva i pacchetti di sigarette vuoti, li rovesciava e sui dorsi bianchi scriveva i suoi pensieri. Pare che quei pacchetti li svuotasse lui stesso. Un fumatore, Argo.
Quando gli “inviati” arrivarono a Capri non più con le macchine per scrivere portatili, ma con i computer, confidò a Lilly La Comare che il mondo era finito. Le notizie non avrebbero avuto più anima battute su quelle “scatole” misteriose. Continuò a scrivere con le sue biro irrinunciabili.
E’ un anno che di Argo non sappiamo più nulla. Sul suo tavolo, in redazione, Lilly La Comare viene a posare un fiore ogni settimana. Molti di noi, però, sanno dov’è Argo. E’ volato, chissà come, tra le stelle.
Ecco, ora Argo è il è il vagabondo delle stelle.

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