L’Editoriale – Un cielo di fiori

– di Roberto Gianani

Giorni di luglio, cieli di fiori e poesie di Neruda: “muore lentamente chi evita una passione, un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso”. Sorrisi e pennini bagnati nel mare, pagine di onde e di sale. Titoli di nostalgie lontane e orizzonti puliti quando la città è un ricordo e il computer un cane abbandonato. La prua affonda nelle acque del riposo.
Il lento è bello e accarezza le riflessioni. Il tempo è un inganno, una beffa, una truffa. L’invenzione di un dio distratto che continua a giocare capriccioso con calendari e orologi: gli anni, i mesi, i giorni, le ore. Morsi alla gola, veleni di serpente, notti di fantasmi, specchi infranti dai segni delle rughe.
Godiamoci luglio. In attesa di altre lune, il sole guadagna tempo e posa sull’isola la sua polvere di miele. Augusto Mauro ha poggiato il suo pianoforte a coda sugli scogli dello “Smeraldo”. “Nun è peccato”, la voce sale, tutto intorno è un cielo di fiori. Il profumo del caprifoglio è bianco e spontaneo dentro i sentieri di Matermania. Gli occhi verdi delle foglie, la faccia di solchi e di vento di mille pietre scalpellate a mano.
Passa fiera la barba di Franco Porta, dentro lo sguardo un lampo saraceno. Suona forte il tamburello di Costanzo “Scialapopolo”. Il figlio di Tiberio canta le emozioni di un’isola che ha perso gli chiffon ma non si vuole addormentare.
Applausi di gabbiani, autografi firmati nel maestrale. Ginestre gialle di sole sulle gobbe del Solaro quando le mani di Marina Vivo accarezzano lo Steinway e celebrano la suonata in «si» minore di Chopin. Lezioni di piano, la musica arriva fino alla piazzetta di Caprile. Vecchie di secoli, le campane della chiesetta di Santa Maria rendono omaggio alla Madonnina dei pescatori e ai libri di Roberto Pane.
Antonino Maresca, il custode di tutti i segreti di Cetrella, accenna un passo di valzer, si commuove, si inchina. A Punta Carena un soffio di scirocco mette in fuga le nuvole e fugge verso il faro. Biancheggiano i gabbiani, il bisbiglio delle onde si arrampica sulla scogliera. Al largo, le barche lasciano una scia di fili di schiuma, mille rondoni abitano il Sentiero dei Fortini, rubano i nostri cuori e li portano lontano.
“Benedetto sia ‘lgiorno e ‘lmese e ‘l’anno” di questo luglio che porta le nostre vele a navigare dentro serate di luna silenziose e leggere con le stelle che sembrano gelsomini e le costiere ghirlande illuminate. Lontane le città sono spine velenose.
Sull’isola, dentro i giardini, cantano i fiori e le cicale. Le notti si colorano di sogni e desideri amorosi, suoni di violini e lacrime di vino. “Addò Riccio”, Ornella Vanoni si stringe a una stella cadente. Andrea D’Angelo le serve un piatto di spaghetti e conchiglie. Canta il mare, dentro le reti c’è musica di squame d’argento. Raffaele “e Cataldo” stringe il timone, il cielo della notte stringe i suoi ricordi di marinaio. Nei suoi occhi lo scoglio del Capodoglio è un’ombra di passione, un tuffo dentro il cuore. Nel volo bianco delle vele il cielo è nostro. Il vento è il sottile respiro di un giorno o il gomitolo di una vita intera. Pennellate di rosa nell’alba di Marina Piccola. Sbadigli di sonno per scogli, barche e meduse. A riva, sulla spiaggetta del “Lido delle Sirene”, gli ombrelloni sono soldatini blu ancora impigriti dopo una notte di luna e di baci. Esce a pesca “Rafielina”, il gozzo di legno di Luigino Lembo. Tornerà con il nero dei ricci e l’azzurro delle alici.
Si stropiccia gli occhi il sole di luglio. Suonano le chitarre, ballano i delfini. Ci fermiamo al largo della Grotta Bianca, sul terrazzo di Curzio Malaparte strillano i gabbiani. Eolo è un amico, straccia i documenti dell’anagrafe. Il mare ingoia numeri, timbri e nostalgie. Luglio è complice, il timone decide di andare dove vuole.

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