L’Editoriale – Uno di noi

– di Roberto Gianani

Il vento galoppa sulle onde e le fa bianche di schiuma e di sale. Quando il libeccio è così, strappa vele e certezze. Una frusta, un urlo, una ferita. L’uomo e il destino, il coraggio e la paura, la vita e la morte. La solitudine del mare ti può guarire o uccidere. Il porto e il naufragio, la riva e l’abisso. La barca affanna. L’uomo al timone è prigioniero nella solitudine della burrasca. Alle spalle, a poppa, le malinconie, gli sperdimenti, le delusioni. Il passato che riempie i pensieri e i ricordi. Il tempo perduto e il peso delle nostalgie.
A prua la speranza. La ricerca di un’isola, di un porto, di una identità che sembra perduta. Sul mare la vita è feroce. Solitaria e crudele. L’avventura e la sorte.
Nuvole di carbone. Cielo grigio e mare tenebroso, un mare nemico che aggredisce e promette naufragi. Un tempo maledetto. Ci sono giornate di malinconia anche se in porto c’è una donna che ti aspetta e di notte i sogni hanno ancora fiamme d’amore.
Il dio del vento è arrivato a straziare anima e vele, il coraggio e la fede. Terribile e spaventoso, pesante e veloce. Una furia che graffia l’anima e il corpo. Incombe, straccia e ferisce. Raffiche a dritta, la barca è dentro un inferno d’acqua. Un turbinio di onde sulle murate. I fogli del diario di bordo volano via, volano via le pagine del libro della vita.
La cerata gialla del marinaio trema nella febbre del pericolo e della paura. Brividi, assenza, rombi di inferno.
Lo sguardo dell’uomo al timone ingoia un tempo difficile e minaccioso. Non c’è pace, non c’è sonno.
Occhi aggrediti, rughe di spavento.
Alla barra movimenti lenti, misurati, accorti. Non sono ammessi errori. Uno sbaglio e l’uomo al timone è un naufrago, un marinaio perduto. “Il mare è casa sua, la sua terra è l’acqua” ma l’uomo non può distrarsi. Questo è un mare difficile da domare. Solo la prudenza e la concentrazione possono garantire il futuro. Il mare cresce, sbatte e fa male. Cielo ubriaco di nuvole. Piove disperatamente, la barca affanna. L’uomo al timone resiste, deve resistere. Gli occhi si riempiono di lacrime e pioggia. Colpi di cuore, adrenalina e paura. Mare grosso, libeccio. La barca fa fatica tra nuvole e vento. Pioggia pesante, fulmini lontani. Colori bui, onde lunghe. La prua è robusta ma arranca. Il mare si gonfia, colpi violenti alle murate. L’uomo al timone è in battaglia con le onde. Vuole il porto, vuole la vita. Al suo fianco un cane e una preghiera. Serve Dio quando sei solo e non c’è cielo e non c’è terra. Quando il mare è senza pace, c’è la paura di morire.
L’onda picchia sulla prua, la barca resiste, ancora mezzo miglio e sarà in porto. Il marinaio stringe le mani al timone, la schiena spaccata dalla fatica, una fatica feroce. La mascella contratta, le tempie che sbattono a martello. L’orgoglio non può andare a fondo. Ostinato, caparbio resiste. Dio non può essere estraneo, deve starti vicino, non si può distrarre. Il vento un pò cala, cala la paura. Ora il porto è oltre quell’onda che salta sulla scogliera. È lì, a un soffio di vento. Ancora pochi giri di motore per salvarsi, giri di elica, giri di libertà. Oltre quella scogliera si accende la vita. Ora il mare sembra muto. La barca supera la luce del faro. La manovra è un colpo di maestria. Mani forti e veloci. Il tuffo dell’ancora a prua, due cime di poppa all’ormeggio. Il porto è un ventaglio di gabbiani, uno scenario di luci e di ombre. L’uomo bacia la banchina e si fa il segno della croce. Ha una faccia dura e rugosa, una faccia di racconti vivi e disperati, rugginosi e appassionati. Il desiderio e i tumulti del cuore. Faccia da marinaio e rughe di sale, quelle dove scorrono le maree del tempo. Rughe di vento stropicciate e sgualcite. Dentro ci leggi le avventure e le fatiche, la solitudine del mare e il vizio di sognare.
Le onde del destino e le pergamene di rotte controvento. È Ulisse, è il viaggio è la scoperta tra terra e cielo, acqua e nuvole, spazio e tempo, tempeste e quiete.
Senza fretta e senza tregua. È l’eroismo e la vigliaccheria, la malinconia e le disavventure, la gioia e le delusioni.
Gli amici e le donne, gli odi e gli amori. È la nebbia dopo una notte di lenzuola e le labbra su una tazza di caffè nel risveglio di un’alba nuova. È la luna e il sole, il tempo dei silenzi e le giornate con la faccia verso il mare a guardare le barche che l’onda accompagna verso la riva.
Ci piace questo marinaio.
È marzo, è uno di noi.

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