L’Editoriale – Vacanze Ischitane

– di Roberto Gianani

Luci di luna, scintille scese dal cielo come fuochi accesi sul mare. Un’immensa luna cantava alla notte. Noi l’ascoltavamo sulla riva con in tasca una conchiglia e un sogno d’amore. Vicino agli scogli di Sant’Anna, la spiaggia di Cartaromana era un piccolo fazzoletto di sabbia bianca disteso sotto il Castello Aragonese.
Il mare brillava, brillava la vita come acqua di fontana. Una dolce stagione di sorsate lunghe, sapori ormai persi, emozioni fuggevoli e incantate, sentimenti mai più ritrovati. Gocce di una felicità che, oggi, facciamo fatica a sorseggiare. Notti ischitane, spilli di stelle, candeline nel blu ad illuminare la grande festa delle nostre villeggiature. Si chiamavano così, allora, le vacanze. Erano lunghe, lente, profumate. Il piacere dei vent’anni e le passioni erotiche confuse con l’amore. Ischia era donne e colori, fuochi d’artificio e corpi mai soli. Remi, scalmi, barche, mare, fiaschi di vino e canzoni. La giovinezza cercava amori e approdi. Il cuore aveva fame e si mangiava la vita. Non c’erano nuvole, il grigio degli anni era lontano e l’anima “pulsava come un’insegna luminosa”. Ischia era verde, era azzurra, era blu. Le notti erano bianche. Cucinavamo le stelle, lì a Cartaromana.

Intorno suonava il mare, suonavano le chitarre. Carlo Missaglia cantava e incantava.
Uno zingaro, un poeta, un pirata, uno chansonnier, un marinaio. Cuore generoso, occhi verdi di mare, maliziosi e narranti. Canzoni di navigazioni ed amori, barche con la prua nel vento e vele stracciate da libecci infuriati. Porti e taverne, night ed approdi. Femmine belle e fondali di cernie e peccati. Ballavano sentimenti di whisky e parole.
Corteggiamenti e notti al chiaro di luna, luccichii di chiffon e languidi slow. Donne di baci ardenti ed il caffè di risvegli appassionati. Carlo Missaglia era una chitarra in riva al mare. Rumori d’acqua e emozioni. Fruscii di schiuma, movimenti di tuniche leggere, sguardi, languori. Il nostro mare non dormiva mai.

Notti bianche, luci di luna, margherite di stelle. “Calzoni rimboccati sulle caviglie marroni di sole”, desideri scalzi per camminare leggeri sulle rive dei sogni. Le donne erano vele e noi il loro vento. Forse era felicità il profumo di quelle serate. Forse era felicità il sapore di quelle labbra salate di quei baci succhiati, bevuti, ingoiati. Forse erano la felicità quei corpi intrecciati attraversati solo dalla passione e dalla luna. Prendevamo in affitto una piccola casa a Ischia Ponte. C’era un terrazzino di piastrelle pennellate blu ed il mare ai piedi del letto che ci aspettava dopo aver fatto il giro dei bar della notte a cercare una donna. Una piccola casa e amori che bruciavano infiammati dalle luci dell’alba. Amavamo quelle vecchie stanze affacciate sul mare e quel sole che ci ballava tra le ciglia e quei sogni che ci svegliavano sorridendo. Erano giorni che sembravano favole. Il tempo non ci bastava mai, bisognava prenderlo a morsi per assaporarlo e godere ogni minuto, ogni ora. Un filo indissolubile fra l’alba ed il tramonto, il sole e la luna. Luna complice, luna amica, luna pronta a strizzarci l’occhio e a perdonarci tutti i peccati. Peccati di cuore e bugie.

A quei tempi Ischia era un vento di musica ed emozioni. Pensieri liberi, sentimenti senza padroni. La felicità era un’emozione semplice: un bacio, uno sguardo, un tramonto mano nella mano, il risveglio dei corpi con i capelli sparsi sul cuscino, il legno di una prua all’ancora dentro una piccola insenatura. Le alici fritte succhiate con le dita. Sapore di mare, di limoni e di sale, sapori di una felicità perduta.
A Ischia occhi e cuore si aprivano alle bellezze del mondo, si allargava come una melodia la capacità di vedere e sentire, di commuoversi ed ascoltare la musica della vita.
La stupefacente esplosione di un’orchestra di incanti e stupori, profumi e colori. Il moltiplicarsi dei rapimenti amorosi, di amicizie mai spente e il mare scoperto poco a poco.
Quel mare che non smetteva mai di meravigliarci, quel mare imprendibile e eterno, tenero e imperioso. Il mare di Ischia Ponte.

Il borgo antico, case di calce bianca, archi, giardini, stradine. Panni stesi, rintocchi dell’orologio della piccola piazza, voci, edicole di santi e madonne, fiori, gelsomini, piccoli altari per le preghiere del ringraziamento.
La processione per la festa di Sant’Anna, rosari e veli bianchi. Festa di mare, facce antiche di pescatori, rughe di sale. Reti a tramaglio. Coccio, scorfani, seppie. Padelle, aglio e prezzemolo rosolati nella sugna e vino, tanto vino.
Vino nato dalla fatica. Filari di vitigni lì, sull’Epomeo. Sentieri di vita e racconti che camminano verso il sole. L’uva è storia dell’uomo, di contadini e marinai.
Il mare e le vele di Mario Mazzella, il pittore di Ischia Ponte. Spatole, olii, colori e il mare sempre lì, dipinto “come segno di speranza sulla linea dell’orizzonte”. Ischia era il nostro amore a prima vista. Era la nostra isola, bella da riempire il cuore.
Qualcosa di ieri, qualcosa di noi ancora vediamo camminare, oggi, nei sentieri dei nostri ricordi ischitani.

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