Lettera da Capri a una rondine

– di Roberto Gianani

I desideri di un’isola che vuole riconquistare il fascino degli inverni di un tempo tra ozio e cultura e ambisce a estati discrete, non fracassone, degne del mito.

La rivalutazione del porto che è un fantasma nella stagione morta.
Un cinema aperto tutto l’anno e film in lingua originale per gli ospiti stranieri. Un teatro sullo strapiombo di Damecuta che conserva ancora il ricordo di suggestione di un monologo di Lina Sastri in una serata magica.

Traco, DHL, UPS, Pony Express, posta prioritaria. Il francobollo di una volta non serve più a niente, vince il mezzo veloce, il corriere dei fulmini, Eolo, l’e-mail. Il piccione viaggiatore ha perso tutte le penne, la posta elettronica è un lampo, una freccia senza cuore. SMS, sfolgorio di messaggi ma la sigla potrebbe anche significare tristemente: ”siamo molto soli”. La busta bianca è un ricordo che non dà più emozioni. Quando arriva è timida e non fa rumore, non bagna l’anima, è fuori moda. Il postino non bussa più e nessuno si commuove. Mestiere demodé, nessun romanticismo: solo pacchi di pubblicità, Postal Market, offerte “compra tre e paghi due”.
Ma molti di noi isolani siamo antichi, arriviamo tardi e usiamo ancora pennini e calamai. Le lettere si scrivono a Natale, anzi a Babbo Natale. Noi per una volta inviamo una lettera alle prime rondini di questa nuova primavera.
Rondini che avete le ali aperte al primo sole, portateci parole, idee e progetti che navighino sopra il vento e non vadano al vento. Niente frasi lodevoli ma sincere che inseguano il buon senso e facciano spazio alle emozioni. Idee che portino per mano un nuovo piacere per l’arte, per la musica, per un cinematografo, un teatro e, finalmente, un vero porto.
Sì, un porto turistico efficiente dove il mare sia il mare e le banchine siano rifugio di vele e non di veline. Un porto che, d’estate, non sia un manicomio a cielo aperto spesso usurpato da personaggi che dicono “mi manda Picone” e vip di ogni tipo, Rolex d’ordinanza e motori tuonanti. Un porto che d’inverno non sia un fantasma, ma la voce dei gabbiani, la camminata lenta dei pescatori, la passeggiata di coppie di innamorati e l’approdo di tante barche che vogliano respirare il sale dell’isola e che trovino aperta almeno un’osteria a Marina Grande: pane fresco, una frittura d’alici e un bicchiere di vino. Vera gente di mare che aiuti l’isola a veleggiare non solo d’estate e che ci riporti alla Capri di una volta quando l’inverno era la stagione degli incontri, delle passeggiate, delle cene di ozio e di cultura.
Rondini del cielo dateci un cinema, un cinema a Capri aperto tutte le sere, anche d’inverno, un cinema da chiamare “Ulisse”. Film di oggi e vecchie pellicole del passato che ci facciano sognare con il corpo che affonda in una comoda poltrona di velluto rosso. E noi lì accoccolati ad emozionarci, rifugiandoci nella chioma selvaggia e ramata di Katharine Hepburn, slanciata, scontrosa, lentigginosa, e nello sguardo di Spencer Tracy, uomo solido e taciturno. O, ancora, ad appassionarci per Marlene Dietrich e Jean Gabin, un amore assoluto.
Vogliamo indossare il trench bianco e stropicciato di Humphrey Bogart in “Casablanca”, volare nelle nuvole delle sue sigarette. Vogliamo vivere il suo amore inquieto e avventuroso per Ingrid Bergman, sorriso malinconico, sguardo languido, una bionda con il volto di angelo e il cuore di tempesta.
Vogliamo essere accarezzati dalla magìa del piano di Sam-Louis Armstrong e guardarci anche noi gli occhi dentro gli occhi.
Sogniamo questi personaggi non per malinconia, ma per far rivivere anche ai più giovani un passato che era poesia, senza computer, effetti speciali, amori virtuali. A cinema con i figli, le nostre nostalgie di adulti e le loro sorprese. I nostri ricordi e le loro avventure, lontani dal “Grande Fratello” e dalle play station. Racconti di come eravamo perché i voli di molti isolani sono rimasti quelli di una Capri in bianco e nero. Film in lingua originale per gli ospiti stranieri. Un cinematografo per tutti e per tutto l’anno perché, come diceva Fellini, “senza cinema non c’è partecipazione e non c’è futuro”.
Rondini del Solaro regalateci un teatro. Un tavolato di legno sotto un ombrellone di pini marittimi, il giallo delle ginestre e speroni di rocce che si tuffano nel mare. Un teatro che chiameremo il “Teatro delle Sirene”. Un teatro all’aperto sullo strapiombo di Damecuta. Voi rondini di Punta Carena che aleggiate su grandi mari, conoscete versi e poesie del mondo, pensate all’incanto di potere apprezzare in questo cielo, nel vostro cielo, la suggestione del teatro come nell’indimenticabile sera di magìa del monologo di Lina Sastri. Sguardo trafitto, occhi che parlavano, voce roca, corpo che strisciava, sfuggiva, riappariva, implorava, annegava nella intensità di “Maria Maddalena” di Marguerite Yourcenar. Rondini, solo voi, con le vostre ali d’argento, potrete far volare su questa isola nuove primavere, stagioni di cultura e di spettacolo. Roberto Ciuni scriverà nuovi libri, Giuliano Zincone vincerà la sua pigrizia e tornerà al suo primo amore: il teatro. Tonino Cacace continuerà a frequentare l’arte contemporanea ma si scioglierà per una pagina di Ferdinando Gregorovius e un verso di una poesia di Ada Negri. E, forse, Raffaele La Capria tornerà nella sua Capri. Rondini, portate questa lettera in alto, sempre più in alto. Consegnatela nelle mani di Sirio perché ciò che non è permesso agli uomini è consentito alle stelle. Altrimenti tutto rimarrà tristemente come adesso. E una velona, percing, ombelico e smagliature al vento, rigirandosi tra le mani una originalissima immagine dei Faraglioni, scriverà: “Caro Walter, a Capri sono venuta, a te ho pensato e questa cartolina ti ho spedito”. E i giornali, in agosto, continueranno a scrivere: Piazzetta affollata, vip in discoteca. Proprio, poca cosa.

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