L’invidiabile villa di Pollione

– di Luigi Nicolò

L’esclusiva zona residenziale scoperta e valorizzata dallo spregiudicato governatore romano. Fasto ed eleganza, una serie di strutture essenziali, il porto, un teatro e le terme. Un autentico museo subacqueo.
La leggenda crudele delle murene giganti.
Il generoso lascito all’imperatore Augusto.
Il percorso per giungere alla celebre Cripta Neapolitana nel mito di Virgilio.

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200508-16-3m“L’essenziale è invisibile agli occhi”. Valeva per il Piccolo Principe dello scrittore e pilota francese Saint-Exupery come per chiunque si soffermi a rimirare il paesaggio della collina di Posillipo, “pezzo forte” della oleografia partenopea nel mondo intero.
E’ sin troppo facile restare incantati e rapiti dagli scorci di mare che compaiono dalla sovrastante via Posillipo, dalle scogliere scure tra le quali scivolano giù piccoli sentieri che conducono al mare, dalla macchia odorosa fatta di piante cresciute nel vento e nella salsedine, dalla linea elegantemente mediterranea delle molte ville incastonate sul versante della collina.
Tutto ciò però rischia di distogliere dall’impagabile fascino della Posillipo “invisibile”. Come nella migliore tradizione letteraria, il tesoro, quantomeno ulteriore rispetto a quello immediatamente percepibile alla vista, giace nascosto appena sotto il pelo dell’acqua, e poi ancora nelle viscere della collina.
Calzare una semplice maschera da sub e magari un comodo paio di pinne sarà infatti l’unico prezzo da pagare per accedere ad un vero e proprio museo subacqueo, il Parco sommerso battezzato “La Gaiola”, in corrispondenza col punto della costa napoletana ove sono stati rinvenuti i resti in questione. Il museo sommerso si completa con il Parco “Pausylipon” dalla antica denominazione della collina napoletana, un etimo che rievoca un “riparo dagli affanni” perfettamente in sintonia con l’otium corrispettivo e coessenziale al negotium nella indicazione filosofica del mondo latino classico.
Museo acquatico l’uno, percorso archeologico di interesse internazionale sotterraneo l’altro, articolato lungo la celebre grotta di Seiano. Ma andiamo con ordine.
Esattamente in quello specchio di mare stretto tra la Gaiola e Coroglio, risalendo il Golfo di Napoli appena oltre la celebre zona di Mergellina, ad un passo dalla città brulicante di vita, seguitano ad esistere le vestigia di un passato suggestivo e fascinoso. Cristallizzate nella quiete senza tempo delle acque marine riposano in perfetto stato i resti della antica Villa appartenuta a Publio Vedio Pollione, nominato governatore in Asia dall’imperatore Augusto nel I° secolo a.C. per meriti militari. Probabilmente proprio nell’esercitare la sua carica Pollione trovò il modo di incrementare le sue finanze fino a commissionare la costruzione della sua magione in terra partenopea, ove si rifugiò al termine dell’incarico.
La figura del primo proprietario della villa è quantomeno controversa per una serie di scelte personali non perfettamente convenzionali riportate nelle fonti, dalla spregiudicatezza finanziaria alla movimentata vita sentimentale, alla innata crudeltà. Vuole la leggenda che egli avesse allevato in una piscina interna alla villa delle murene giganti, cui dava in pasto chiunque contravvenisse ai suoi voleri. Al di là della indole personale quantomeno discutibile, nulla si può adombrare circa il suo gusto per l’architettura, a giudicare dal fasto e dalla eleganza dei resti oggi confinati sotto il livello del mare da un fenomeno di bradisismo analogo a quello che ha interessato quello che oggi è il secondo museo sommerso d’Italia, a Baia.
La grandiosa villa del Pausilypon copriva un’area di quasi nove ettari, nei quali si susseguivano edifici, porticati, giardini, vigneti. L’opera è il frutto di una stratificazione edilizia protrattasi in più fasi dal periodo tardo-repubblicano (I sec a. C.) sino all’epoca tardo-imperiale (IV sec. d. C.). Il progetto valorizzava sapientemente gli elementi paesaggistici e strutturali, in modo da consentire il pieno godimento della esposizione al sole ed ai venti oltre che dei panorami. La zona prettamente residenziale del complesso era posta al centro dell’area, mentre tutto intorno si stendeva una serie di strutture monumentali oggi solo in parte identificate, quali il grandioso teatro, l’odeion e le terme.
Attenendosi ai documenti dell’epoca pare che tra l’imperatore Augusto e il “padrone di casa” i rapporti non fossero idilliaci, ma è difficile credere che qualsiasi forma di astio sia sopravvissuta al dono che il discusso cavaliere rese al suo sovrano nel 15 a.C. Alla sua morte avvenuta proprio in quell’anno, Pollione dispose nel suo testamento il lascito della sontuosa villa ad Augusto, che avrà probabilmente gradito, cancellando presumibilmente ogni residua traccia di rancore.
L’importanza del complesso è rimarcata inoltre dalla esistenza di un proprio porto ubicato nell’insenatura della “Cala dei lampi”, ma pure dalla presenza di vie di collegamento tra il “territorio” della villa e la viabilità esterna ad essa. E qui arriviamo alla galleria rocciosa conosciuta, per un errore del celebre umanista napoletano Pontano, come “Grotta di Seiano”. Egli aveva infatti attribuito l’opera a Tiberio Seiano. Il battesimo da parte del letterato napoletano avvenne intorno al 1840, nel periodo in cui la grotta, oggi parte integrante del percorso archeologico del Parco ambientale del Pausilypon, fu riscoperta nell’ambito dei lavori per la costruzione della strada Coroglio-Bagnoli. Grazie ai lavori di restauro commissionati dal re Ferdinando II all’ingegner Mendia, il quale rinforzò il traforo con dei magnifici archi in tufo – per rispettare la conformazione originale della struttura – il collegamento fu ripristinato nel luglio 1841.
Una escursione nella galleria, che passa sotto il costone roccioso di Coroglio per circa 780 metri, fino a ricongiungersi con la villa della Gaiola, offre l’occasione di giungere, sul versante orientale, fino al sito ove fu eretta la celebre “Cripta Neapolitana”, in cui fu edificato il tempio al dio Mitra, a coronamento di un affascinante salto nel tempo. In linea con la tradizione napoletana che esalta la figura del poeta Virgilio in chiave magica, una leggenda vuole che la Cripta sia stata fatta edificare proprio da quest’ultimo, il quale fu tra l’altro ospite della Villa Pausylipon della Gaiola per un lungo periodo, essendovi ubicata una scuola di poesia a lui affidata.
L’operazione di salvaguardia e di tutela di questi patrimoni archeologico-culturali è oggi a buon punto, con la progressiva definizione degli statuti dei rispettivi Parchi istituzionali, che hanno sottratto le zone in questione ai danni prodotti dall’incuria e dalla approssimazione, in un percorso virtuoso che si è esteso a partire dal 2002 anche al citato museo sommerso di Baia.
Riprendendo ancora l’insegnamento di Saint-Exupery, è un bene che finalmente ci si concentri anche su ciò che non è immediatamente visibile.

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