L’isola-farfalla con le ali distese sul Mare Egeo

– di Alessandro Robles

Astypalea, imbrigliata in un tempo immobile, ha case bianche e cupole azzurre, un’antica fortezza veneziana, vecchi mulini inattivi, una chiesa, due monasteri. Un posto particolare dove i Romani realizzarono un porto strategico. L’instancabile soffio del vento su una terra sabbiosa e impervia. Il fascino di Chora, la citta. Le cale piu protette sono mete di bagnanti. La stretta pista dell’aeroporto. Il lavoro di Katerina alla centrale elettrica.

Nell’ufficio vicino al mare, Katerina ha davanti un bicchiere mez- zo pieno di caffe e un portacenere dove lascia la sigaretta accesa. Siede alla scrivania e lo sguardo fissa chi le parla, celando un’infinita di pensieri. Un rumore di fondo accompagna lo scorrere lento dei minuti e delle ore. Il bagliore intenso del giorno da poco nato ravviva ampie finestre e trapassa l’ambiente pieno di oggetti. L’arredo informale accoglie generosamente carte, penne, attrezzature informatiche e soprammobili di vario tipo. Al muro, tipiche visuali di isole greche sbiadiscono nelle locandine di di Alessandro Robles promozione turistica mentre a un angolo si addensano pacchi di cartone. I tubi di neon al soffitto sono ancora illuminati, lasciati cosi dalla notte precedente. Ombre di uomini in salopette si scorgono passare oltre la vetrata opaca di polvere e salsedine.

L’edificio sorge su un’area delimitata da ringhiere azzurre a livello del mare. E il mare e a due passi ma il monotono rombo dei motori copre anche il lieve mormorio. L’Egeo e oltre i recinti, dove sono ormeggiate due o tre barche alle quali l’acqua trasmette un dondolio impercettibile. All’interno si muovono i dipendenti dell’azienda nazionale per l’energia elettrica; energia che accompagna il corso della vita quando il sole abbandona il cielo quasi sempre limpido e intenso; energia che e al centro delle mag- giori preoccupazioni di Katerina, ingegnere capo alla centrale di Astypalea. Cataste di filtri e cisterne da ricaricare con cadenza bimestrale. Motori che pulsano in una piccola baia naturale, al riparo dalle correnti d’aria che si accaniscono con l’altro versante. Propulsori piu recenti inseriti in un impianto vecchio cinquant’anni al fianco di quelli originari che, all’occorrenza, vengono riattivati e crepitano d’affanno. La centrale e sempre aperta per garantire fornitura alla minuscola terra del Dodecaneso. Un elettricista e un meccanico si alternano in turni precisi. Cancelleria, carburanti, lubrificanti, trasformatori, personal computer, telefoni, presenza, reperibilita: il cuore dell’isola pulsa fra lavoro meccanico e attesa di un nuovo problema tecnico. Di giorno, di notte. In ogni tempo e ogni stagione.

La casa di Katerina ha la vista sul porto e si apre su un balcone con le balaustre di legno verniciato. Il silenzio che la circonda e interrotto solo dal frastuono delle motociclette elaborate, che aprono il gas per vincere le ripide salite, e dalle voci che arrivano dalle zone basse dell’abitato. La mattina sono le grida dei ragazzini durante le lezioni nella palestra aperta a gareggiare coi vocalizzi della brezza o le sirene di navi in partenza. Astypalea appare dall’alto come una farfalla ferma con le ali distese in pieno Mar Egeo. Forse, aveva deciso d’allontanarsi dall’arcipelago che affianca l’Asia Minore, fino ad assestarsi li dov’e, congelata in una fuga solitaria, piu delle altre vicina alle Cicladi, piu delle altre simile alle terre delle case bianche e le cupole azzurre. Le sue cime si adagiano sull’acqua aspre di sassi e piante basse che coprono il suolo e sembrano peluria su una pelle estremamente ingrandita. L’isola ha due braccia color ocra e un corpo sottile e sinuoso che forma molteplici cale. E ad ognuna si possono trovare condizioni diverse. Quelle riparate sono meta di bagnanti, nelle altre i fondali si allontanano rapidamente e il paesag- gio e reso ostile dall’instancabile soffio del vento. Per questo motivo e facile avvistare rifiuti sulla riva scoscesa, testimoni del passaggio dissennato di navi e traghetti. Ma i pochi turisti, perlopiu connazionali, arrivano in piena estate. L’aeroporto e in posizione centrale, e ricavato nella fascia piu stretta e l’unica pista permette ai velivoli, diretti verso destinazioni vicine, di lanciarsi sopra l’Egeo. Nell’area delimitata da recinzioni corrose, una struttura moderna accoglie l’unico sportello per il checkin. All’aeroporto si arriva dalla strada piu importante, senza guardrail ma protetta almeno col manto d’asfalto. La stessa via conduce al porto dove ormeggiano i traghetti che fanno la spola con le altre isole e con il Pireo. I nodi di collegamento sono, assieme a piccoli borghi, le uniche presenze su un territorio brullo. Tutto il resto della vita e a Chora, la citta.

Il castello domina su ogni cosa. L’antica fortezza veneziana segnala la presenza dell’abitato percorrendo le numerose curve che si inerpicano sulle lievi alture. La pietra che compone le murature si stacca nettamente dalle abitazioni bianche. L’altezza, la grandezza e il colore mettono in risalto il rudere della roccaforte. Sia nelle ore di luce che in quelle di oscurita, quando i proiettori ai suoi piedi caldamente accendono gli apparecchi murari, il castello di Guerini e un faro di fascino e identita. La struttura in parte camuffa importanti luoghi di culto ortodosso con le cupole che spuntano sulla sommita del caseggiato. Una chiesa e due monasteri assegnano sacralita alla citta e alla sua gente. E chi vive ad Astypalea ha il mare nel codice genetico, specchio odierno di una civilta di pescatori e naviganti.

Chi ha radici in questa terra sabbiosa e impervia non trasmette la sua precarieta bensi sciorina una serenita avvolgente, una luminosita che compete con quella dell’estate, amplificata delle case. Perche qui il passaggio del sole durante l’arco del giorno si legge sui muri imbiancati con certosina abitudine. Le ombre si muovono adagio tagliando i piani di netto, esaltando o confondendo geometrie e volumi. L’incidenza dei raggi solari corregge la tonalita delle superfici che da bianche al crepuscolo diventano paglierino, indaco, cenere. Di notte, s’accendono i pali della pubblica illuminazione lungo le strade e nelle finestre, segnalando la presenza di Chora in un’oscurita dominante interrotta solo da gocce di luna che brillano in mare.

I cittadini sono anime esposte a un vento persistente, volti assestati in lunghi meriggi di fronte a un frappe o al gioco del tavoli in un locale del porto o della piazzetta centrale. La gente su quell’altura e abbarbicata con la malagevole fermezza degli edifici, squadrati e smussati secondo la tecnica tradizionale. Tranne i mulini. Una volta macinatoi a pale, i nove cilindri coi corpi di calce e i tetti rossi sono identici, mutilati e inattivi. In alcuni casi, sono adibiti ad uso promozionale come per l’ufficio di informazione turistica. Il curioso filare s’avvista a distanza per la posizione solitaria al centro della citta. Sentinelle con gli occhi al cielo simili a estremita di matite a pastello che spuntano dal sottosuolo, i mulini sono memoria di civilta contadina unita al territorio da un legame indissolubile, simbolo di un utilizzo sostenibile delle risorse locali. Il borgo arroccato attorno al castello si puo avvistare da Livadi, villaggio ricavato in una valle appena oltre il capoluogo. La presenza dell’acqua e il naturale riparo della costa permettono agli abitanti di questa localita di crescere fiorenti giardini.

E l’unica striscia verde in una frastagliata distesa di terra rossa. Un angolo di quiete dal quale ammirare lo spettacolo della citta bianca stampata su un fondo cobalto o coronata dal cielo stellato. La scenografia cittadina di Chora s’avvicina a quella di molti inse- diamenti urbani delle Cicladi e la storia e strettamente legata alle vicende delle migliaia di terre affioranti nel Mar Egeo. Ma Astypalea gia dall’antichita dimostro d’essere un posto particolare, tant’e che i Romani la utilizzarono come porto strategico, e non solo per la sua posizione privilegiata rispetto alle altre isole. Anni floridi trascorsero prima dell’arrivo dei Veneziani, il lungo dominio turco, l’occupazione degli Italiani, le Guerre Mondiali.

La “citta antica” del Mar Egeo e un rifugio, l’angolo del mondo che si svela agli artisti assetati di emozioni. La “tavola degli Dei” e fertile di faskomilo, essenza erbacea da infusione che inebria le narici allorche il paesaggio cattura l’anima; sorella di Europa, e un’isola di isole, circoscritte da semplicita e accoglienza. A tratti imbrigliata in un tempo immobile, a tratti attraversata da echi di quotidianita, la vita sulla roccia vulcanica e emblema d’amore ostinato. Astypalea e Grecia egea per eccellenza, crisalide di civilta in un frammento di mondo emerso fra migliaia in antichissime acque. Gradienti d’azzurro che sposano il cielo e una pace che congela l’estate in un porto dipinto.

Perentori assolo di vento in un paradiso di luce cangiante. Uno di quei luoghi che fa capire quanto la natura sia una risorsa infinitamente preziosa fintanto che il rispetto domina sulla stupidita; una destinazione che, per volonta o caso, fa benedire d’esserci arrivato. Katerina si sveglia presto la mattina e prende servizio alla centrale vicino al mare. Sa che in poco tempo le luci non serviranno piu perche il sole tornera a carezzare la terra e a schiarire le case. Cosi da inizio al lavoro quotidiano per garantire energia. Siamo sicuri che questo pensiero le fa vibrare il cuore e in un attimo, con un sorriso, abbracciare l’isola intera, ad ogni suo nuovo sguardo pronta a vestirsi di surreale bellezza.

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