L’isola incontaminata di Evelino Pidò

– di Angelo Caroli

Dalla fisarmonica al fagotto e al pianoforte.
Il giro del mondo di una bacchetta magica. Il trionfo con la “Boheme”. Appuntamento alle Olimpiadi bianche del 2006. Positano, una nostalgia.

200504-7-1mSi chiama “golfo mistico”. La geografia non c’entra. Non s’ode infatti carezza d’onda. Semmai soffio di archi e clarinetti, di arpe e flauti. E s’ode il fruscio di una bacchetta. Magica, è ovvio.
Il golfo mistico è l’area del teatro dove si esibiscono gli artisti della musica. E’ l’isola incontaminata della lirica. L’isola dove l’orchestra e il suo direttore sognano e fanno sognare.
Torno indietro nel tempo. E’ una sera dell’ottobre scorso, il grande pubblico che ama Bellini e Verdi, Rossini e Mascagni, sfila tra brusii e anticipazioni nel teatro Regio di Torino. Si accomoda nei palchi e in platea. Va in scena la Boheme, una storia di allegria e dolore, di gioie e sofferenze, di vita e morte. Per la città sabauda è un evento storico. L’evento.
Silenzio. Le luci si affievoliscono fino a spegnersi. Gli strumenti sono in fase di accordo. Il direttore sale sul podio. E’ estremamente concentrato. Applausi. E subito silenzio.
I quadri sono quattro. Le vicende si incastrano con struggente dolcezza e devastante melanconia. Si esibiscono, in un cast di stupendi attori, i protagonisti del bel canto mondiale, la deliziosa soprano di origine romena Angela Gheorgiu e suo marito, il franco siculo Roberto Alagna. Inimitabili. Superlativi. Nonostante lui sia molestato da una improvvisa faringite. Sono la coppia più famosa nel mondo.
Le scene ci conducono a Parigi, dentro un caffè molto affollato e sotto una nevicata che rende più struggente e drammatico l’amore tra Rodolfo e Mimì.
Evelino Pidò quasi scompare nel golfo mistico. Lo distinguo appena dalla platea. Agita come sempre le braccia. E’ instancabile la serie di spasmi, i gesti con cui si trasfigura. E’ un moto perpetuo il movimento illuminato di mente e braccia con cui legge le note. E con cui induce l’orchestra a esprimere colori sfumati. Delicati. Dolcissimi. I sentimenti fumigano, pertanto passione senza eccedenze. Proprio come intendeva Puccini quando concepì questa opera straordinaria.
Cantanti e orchestra, sotto la direzione di Evelino Pidò, danno a Torino risposte musicali in forme e maniere complete ed esaustive.
Ma chi è Evelino Pidò? Un professionista giovane con alle spalle una carriera già farcita di successi. E di isole. Frequenta la prima per armonizzare i suoni di una fisarmonica. E’ un bimbo quando “imbraccia” lo strumento per deliziare il pubblico in diversi locali di Torino. Il piglio è di uomo maturo, concentrato, appassionato. Sensibile ai mille richiami dell’arte. Dunque della musica. Frequenta i campi di calcio e di tennis con altrettanti slanci passionali. Studia con ostinata applicazione al Conservatorio della città e, rarità assoluta, si applica sui due strumenti principali: fagotto e pianoforte. Diventa capo equipe di un gruppo chiamato “Assieme a fiati”. Riscuote apprezzamenti e premi. E’ l’epoca in cui ogni giovane si scopre e si manifesta “scapigliato”. Ed è l’epoca in cui lui capisce di essere nato per dirigere.
La svolta a 17 anni. Veleggia verso Milano e incontra “La Scala”, isola suggestiva e molto blasonata. La guida è Claudio Abbado, di cui diventa estimatore e assistente. Del periodo meneghino ricorda con ammirazione anche Bernstein, Schippers, Bohm e Kleiber che ritiene il genio assoluto.
Un’isola si avvicina all’altra. Ed è come costeggiare gli arenili della Maddalena o dei Carabi. I richiami sono molti. Una sirena capace di incantarlo è Vienna, flautata e fantasmagorica. Vienna lo indirizza decisamente verso il podio. Ed è Vienna la città che gli fa capire fino in fondo l’importanza e l’inclinazione verso l’analisi della partitura.
Oggi Evelino Pidò ha 51 anni, una moglie di nome Clara che gli ha dato due splendide figlie, Valentina di 7 anni e Carolina di 5. Le adora, è ovvio. E’ un direttore d’orchestra affermato almeno in tre continenti. Si sposta da Londra a New York, da Parigi a Los Angeles, da Lione a Santa Fè, da Berlino a Melbourne, da Roma a Parma con la disinvolta inclinazione di un picaro mai esausto. Dotato anche di eccezionali doti fisiche e morali, non avverte la fatica se non in circostanze speciali. Come nei giorni che precedono la “prima” della Boheme a Torino, quando Roberto Alagna, il Rodolfo della situazione, denuncia un’improvvisa faringite. Gli antibiotici e il riposo risolvono per tempo il problema. Però l’ansia tiene il maestro sulle spine fino al primo gesto dal podio.
La “prima” ha toni trionfali. Stona soltanto la fretta del pubblico torinese nell’abbandonare platea e palchi per raggiungere l’auto o il ristorante. Il replay, due giorni dopo e con lo stesso cast, è una tappa irripetibile. Una pagina da libro di favole. Un incontro da Mille e una notte in cui il maestro sente che i “suoi uomini” sono sempre in sintonia con lui. Navigano lo stesso mare che accarezza l’isola della musica. La loro isola. La città capisce la gaffe consumata al termine della “prima” e rimedia con calore commovente e sincero. Un trionfo.
Impegnato nei prossimi mesi a Parigi e Lione, successivamente risponderà all’appello di Inghilterra, Germania, Stati Uniti e ancora Francia. Forse torna in Australia, dove diresse agli albori della carriera. Farà naturalmente l’apertura delle Olimpiadi bianche del 2006. E ancora a Torino dirigerà un tour di concerti con la Suisse Romande.
Uomo manicheo, rigoroso, passionale, sensibile e molto disponibile, Evelino Pidò insegue due obiettivi: dirigere i Berliner e tornare, stavolta sul podio, alla Scala. I Berliner hanno già manifestato “gradimento per il giovane direttore di Torino”. La Scala verrà… Come la ciliegina sulla torta.
Evelino è intanto felice per il successo della “sua” Boheme che significa consacrazione. E felice perché “la musica è un meraviglioso rifugio lontano dalle bassezze dell’esistere, è una costante proiezione verso l’infinito e non una routine, come la ritengono i lavoratori della Croma. Un paradiso, comunque. Come una vacanza a Positano, in mezzo a una esplosione continua di colori e profumi. Con un mare davanti che invita a sognare”. Un luogo dove ci si sente come su una nuvola. Oppure in un’isola. Appunto.
L’isola è la mia passione. Condividerne l’amore con Evelino Pidò è un motivo in più per apprezzarlo e ammirarlo. Anche perché lui è mio genero.

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