L’omaggio di Totò, ma quello di Tito Manlio valse un terreno in riva al mare

– di Vittorio Paliotti

Due composizioni con lo stesso titolo, “Ischitana”: la prima è del 1900, la seconda del 1933.
I versi e la musica del principe De Curtis nel 1957, l’anno del boom canoro dedicato all’isola verde.
Per “Ischia parole e musica” di Domenico Titomanlio, gli isolani si tassarono e regalarono al poeta napoletano un appezzamento perché vi costruisse la sua casa estiva. Anche Modugno cantò Ischia. Il motivo musicale ispirato al “Rancio Fellone”, celebre locale della dolce vita ischitana.

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200407-14-2mCi si mise pure Totò, anzi, per essere più precisi, il principe Antonio De Curtis. Nel 1957, infatti, sull’onda delle tante e tante canzoni che, proprio in quell’anno, furono dedicate all’isola verde, il grande attore scrisse e musicò una composizione intitolata semplicemente “Ischia” e che venne edita dalla Titanus.
Appena sei anni prima, si consideri, Totò aveva riscosso, dopo molti tentativi, il suo primo grande successo canoro con “Malafemmena” dedicata, si disse, all’attrice Silvana Pampanini. Con “Ischia” provò invece a inserirsi nella grande tradizione paesaggistica della canzone napoletana, quella tradizione che era esplosa a metà Ottocento con “Santa Lucia” e che aveva avuto la sua conferma ai primi del Novecento con “Torna a Surriento”.
Sempre attenta alla rigogliosità dell’ambiente, la canzone napoletana ha offerto il suo contributo fin dal tempi più lontani alle bellezze d’Ischia, al suo mare, al suo cielo, alle sue pinete, alle due donne. Non è affatto impossibile tracciare una piccola storia di questo speciale contributo.
Vogliamo iniziare proprio dalle origini? Be’, diciamo che negli studi folcloristici compiuti da Gaetano Amalfi nel 1909 e da Luigi Molinaro Del Chiaro nel 1916, si citano diversi esempi di canti popolari (cioè presumibilmente di creazione collettiva) registrati fin dai primi dell’Ottocento a Ischia e, in particolare, nel comune di Serrara.
Andando più nel concreto, o meglio nell'”attuale”, potremo fare tappa nell’anno 1900. E’ proprio in quell’anno, infatti, che nasce la prima vera canzone dedicata a Ischia. Si chiama “Ischitana” e ne sono autori il poeta Vincenzo Cipro, giornalista del periodico “La Follia”, e il musicista Giuseppe Salzano, già l’anno precedente cimentatosi in “‘E sciure arancio” e “‘O zucchero”. Di “Ischitana” divenne particolarmente famoso il ritornello: “Ccà, nu cielo nu mare e na rena / ccà te parleno sempre d’ammore”.
A questo punto bisogna abituarsi a fare dei salti di alcuni decenni. Il primo salto consta di trent’anni e ci porta difilato nel 1933. In quell’anno viene registrato il successo di una canzone che s’intitola anch’essa “Ischitana”, ma che è totalmente diversa dalla precedente e i cui autori sono Cristofaro Letico e Ferdinando Rubino, motlo noto come cantante.
Un altro salto, questa volta di vent’anni, ed eccoci nel 1953. Soprattutto per merito dell’editore Rizzoli, che è diventato proprietario delle Terme di Lacco Ameno, che ha costruito alberghi, ristoranti e locali notturni, Ischia sta vivendo la sua prima grande stagione turistica di livello internazionale. Da tutto il mondo arrivano personaggi illustri. In tutto il mondo, Ischia viene decantata. Già, de-cantata. Ma chi la canta? Il primo a farsi avanti è Domenico Titomanlio, in arte Tito Manlio.
L’uomo ha 52 anni ed è considerato uno dei più noti autori di canzoni non solo napoletane, ma anche in lingua. Prim’ancora della guerra ha scritto “Voglio vivere così, col sole in fronte”. Durante la guerra ha lanciato una canzone particolarmente cara ai familiari dei combattenti e che s’intitola “Caro papà”. Nei primi anni del dopoguerra ha imposto, a livello internazionale, canzoni come “Anema e core”, “Nu quarto ‘e luna”, “Te sto aspettanno”. Dunque, Tito Manlio decide di dedicare una canzone all’isola che più ama. La intitola “Ischia parole e musica” e la fa musicare da Marcelllo Gigante. “Ischia, parole e musica / è ‘sta canzone mia” recita il refrain.
“Ischia parole e musica” fu al centro, nell’agosto del 1953, di un episodio a dir poco eccezionale. Entusiasmati per il successo della canzone che veniva continuamente trasmessa dalla radio, gli ischitani decisero di sdebitarsi nei confronti del poeta. I capifamiglia dei sei comuni dell’isola si riunirono in un salone delle Terme “Regina Isabella” di Lacco Ameno. Ognuno avanzò una proposta: chi di far coniare una medaglia d’oro, chi di organizzare un ricevimento su uno yacht. La proposta più applaudita fu quella che avanzò il principe Pignatelli di Montecalvo: donare a Tito Manlio un pezzo di terreno affinché vi potesse far costruire una casetta. Si legge nel verbale della seduta: “Tale terreno deve essere in riva al mare in modo che Manlio possa farsi il bagno e deve avere un po’ di pineta perché possa riposarsi nell’ombra”. Con le offerte di tutti gli ischitani, fu acquistato il terreno che poi venne regalato al poeta.
La grande esplosione delle canzoni ischitane avvenne però nel 1957. Totò con “Ischia”, va bene. E poi Riccardo Pazzaglia e Domenico Modugno con “Ischia sta mmiez”o mare”. Nisa e Fanciulli con “Na casa a Ischia”. Minervini e Nino Oliviero con “Ischia se chiama”. Ettore De Mura e Mario De Angelis con “Isola verde”. Vincenzo Acampora, Enrico Buonafede e Franco Colosimo con “Canzuncella a ddoie voce”.
Ormai il ghiaccio fra Ischia e la canzone napoletana è rotto. Nel 1959, Stefano Canzio e Nino Oliviero scrivono “L’ammore è nato a Ischia”. Nello stesso anno, Mario Miccio lancia, con la musica di Luigi Ricciardi, “Rance Fellone”.
Ma che cos’è questo “rancio fellone”? E’ la denominazione di un locale da ballo, a quell’epoca il più noto di Ischia. Al “Rance Fellone” si esibiva con grande successo Ugo Calise, cantante-chitarrista ischitano di adozione, autore di “Na voce, na chitarra e ‘o poco ‘e luna”. E’ quasi certo che quel “poco ‘e luna” fosse tutto ischitano.

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