Luciano D’Alessandro

IL REPORTER E LA SUA LEICA

di Davide Esposito

I celebri “scatti” capresi in bianco e nero di Luciano D’Alessandro (in foto) nella mostra “Polvere di stelle”, una raccolta di fotografie isolane tratte da un suo libro con la prefazione di Graham Greene. Quegli anni nella “camera oscura” con Alessandro Catuogno e Costanzo Vuotto. In giro per il mondo per i reportage pubblicati da grandi giornali e i ritorni ad Anacapri del fotografo napoletano, la casa in via Lo Pozzo e i ricordi dell’isola degli anni Cinquanta.

Un pomeriggio a Villa San Michele che non è come tutti gli altri giorni d’estate. Il sole caldo si avvia al tramonto e la luce vibra al suono delle cicale. Varcata la soglia della villa che fu del medico svedese Axel Munthe, giungo al celebre colonnato che costeggia la vista sulla costa nord di Capri. Al centro, la statua marmorea di un ragazzo pensoso. Ci sono già diverse persone. Chi si gode la luce del tramonto in buona compagnia, chi sta in disparte. Tra gli schiocchi delle bottiglie stappate e il vocio della gente, c’è chi si accalca in un corridoio adiacente, costeggiato dalle opere collezionate da Axel Munthe.
Qualcosa di diverso c’è questa volta a Villa San Michele. In questa splendida cornice sono esposti gli istanti di vita catturati da Luciano D’Alessandro. E’ la mostra “Polvere di Stelle” con gli scatti raccolti nel suo celebre libro “Così Capri”, reportage che racchiude l’umanità di Capri su carta fotografica.
201409-13-1mLuciano D’Alessandro ritorna a Capri come padrino della seconda edizione di “Anacapri Incontra l’arte”, festival popolare delle arti giunto alla seconda edizione. E a Villa San Michele lo incontro. Luciano D’Alessandro, giornalista e fotografo, nasce a Napoli nel 1933. Sin dagli anni Sessanta ha raccontato con la sua Leica gli avvenimenti nazionali e internazionali più importanti degli ultimi cinquant’anni. Il colera a Napoli e il terremoto dell’Irpinia del 1980 sono solo alcune delle tappe storiche che Luciano è riuscito a testimoniare nella loro tragica autenticità vantando nella sua lunga e brillante carriera reportage pubblicati da “Le Monde”, “Life”, “Times”, “L’Espresso”, di cui è stato inviato per dodici anni. Tappa ricorrente e casa della sua anima è Capri, che fin dal 1968 lo vede puntuale frequentatore, soprattutto di Anacapri. Qui ha molti amici. All’isola ha dedicato un libro nel 1972, un regalo speciale per l’umanità speciale che la popola, “Così Capri”, con prefazione di Graham Greene, storico amico di Luciano D’Alessandro.
Eccolo attorniato dalle molte persone che lo hanno conosciuto nel corso dei molti anni in cui ha frequentato l’isola di Capri. A salutarlo ci sono il Console onorario di Svezia e Soprintendente di Villa San Michele Staffan de Mistura e molti amici capresi, tra cui il fotografo e pittore anacaprese Alessandro Catuogno che dice: “Abbiamo passato tantissime ore insieme in camera oscura ai gloriosi tempi della pellicola, insieme a Costanzo Vuotto”.
Alessandro e Luciano passavano giorni interi in quello che all’epoca era l’Hotel La Pineta, attuale Hotel Casa Morgano, dove il loro amico Costanzo Vuotto aveva appunto una camera oscura attrezzata. Durante la loro lunga amicizia giravano Capri in lungo e in largo, Luciano sempre impegnato col pensiero e il suo intuito fotografico nel telemetro della sua Leica. Luciano, tra un reportage fotografico e l’altro per il mondo, aveva in fitto una casa in via Lo Pozzo, nel cuore della Anacapri più carica di storia e tradizione.
La sua abitazione divenne meta di giornalisti, fotografi, scrittori, tra cui il romanziere Graham Greene, che viveva a Capri alloggiando nella villa “Il Rosaio”, e che scrisse la prefazione del libro “Così Capri” di Luciano D’Alessandro, frequentatore a quei tempi del ristorante “Da Paolino”, all’epoca ai suoi albori, e del ristorante “Da Gelsomina” alla Migliera.
“La prima volta che sono sbarcato a Capri – racconta D’Alessandro – avevo due anni, ora ne ho 81. Mio padre amava l’isola. Era un politico e qui veniva per incontrare i suoi compagni di partito della sinistra di quell’epoca, il Pci. Il primo ricordo nitido che ho di Capri è l’incontro con gli amici di mio padre, parliamo della fine degli anni Cinquanta. Loro avevano una grande ascendenza su di me. All’epoca i comunisti trattavano i bambini con grande affetto, con la mano sulla spalla. Dispensavano una serie di indicazioni non solo per la politica ma anche per la vita. Ricordo perfettamente il rapporto con Giorgio Amendola. Era come un secondo padre per me”.
Subito Capri nelle fotografie di Luciano D’Alessandro. Perché, è la domanda.
“Non c’è una vera ragione. La fotografia ha una caratteristica, sta dentro. È un luogo della memoria che suscita ricordi importanti, quindi dentro le altre cose che fotografavo c’era anche Capri”.
Capri significa anche amicizia, veniamo dunque a parlare di Graham Greene.
“Ricordo bene Graham Greene. Ha scritto la prefazione del mio libro ‘Così Capri’. Ricordo di lui in un certo modo il suo carattere difficile, ma al contempo molto affettuoso e gentile. Era duro solo all’apparenza e si nascondeva un po’ alla vista degli altri. Se gli si chiedeva qualcosa, era molto disposto a dare”.
Nelle fotografie di D’Alessandro prevale l’elemento umano. Nel libro “Così Capri” sono racchiusi istanti in bianco e nero che fotografano la realtà del passato, Capri com’era.
“Il collante tra tutti gli scatti – dice – è l’umanità che popola Capri, era quello che volevo. Non volevo il paesaggio, non me ne importava. Nelle foto, alla fine, c’è solo l’elemento umano. Spesso il contesto non lo si legge chiaramente dalla fotografia, ma lo si sente dall’atmosfera”. La sua vita giornalistica è stata ampia e di respiro internazionale.
“Ho lavorato dodici anni per ‘L’Espresso’ da inviato” dice sistemandosi gli occhiali da vista. Tra gli avvenimenti che ha sentito di più sulla pelle ricorda il colera a Napoli e il terremoto dell’Irpinia del 1980. “Furono terribili”.
Giornalista e fotoreporter, due mestieri che racchiudono da sempre l’incognito, non si sa mai cosa si potrà portare a casa.
“La paura è costante, ma non di non portare il servizio a casa, lì c’è una fiducia immensa. Nemmeno verso l’incolumità fisica. C’è piuttosto nel non farcela a raccontare quello che si è visto, quello si può mettere in discussione”.
Ottantuno anni, migliaia di fotografie alle spalle, litri di acidi e chilometri di pellicola, Luciano è sempre attivo e la sua mente sempre creativa, ancora alla ricerca dello scatto con la “s” maiuscola.
“L’ultima foto che ho scattato a Capri l’ho fatta stamattina. Ho ritratto dei contadini alla Migliera”.
Un fotografo che non si ferma mai.
“No, perché non mi si ferma mai la testa”. Non c’è un criterio preciso sul perché sceglie determinate situazioni o soggetti, la scintilla che porta a voler congelare una visione nasce da altro.
“Sono le caratteristiche del soggetto e del momento, probabilmente. Anche se non è così chiaro, c’è molta intuizione nel mio lavoro, c’è logica ma è piuttosto invisibile. È più intuizione che altro. A volte cerco di interagire col soggetto ed esserne complice, altre volte preferisco essere trasparente”.
“Polvere di stelle”, la mostra allestita a Villa San Michele con grande successo e quel nome, Capri, che ricorda l’isola che non c’è più, un sogno che rivive nei fantastici “bianco e nero” di Luciano D’Alessandro.

Pin It

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *