L’uomo che a colpi di remo fa il giro di tutte le isole

– di Claudio Calveri

La circumnavigazione dell’Australia in 360 giorni alle prese con gli squali tigre, con un ciclone tropicale che lo fece naufragare, con i coccodrilli e i serpenti d’acqua.

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200607-12-3mSi chiama Paul Caffyn, a domanda risponderà che la sua professione è quella di geologo, specializzato nello studio dei litorali costieri. Un tranquillo professore neozelandese, barbuto e vestito di un inseparabile cappellino con visiera per proteggersi dai raggi del sole cocente dell’emisfero australe. La quintessenza della normalità, si direbbe. Chi lo conosce bene pensa però a lui come all’uomo che non poteva guardare un’isola senza sentire l’irrefrenabile impulso di circumnavigarla. Di qualunque “taglia” fosse.
Un vizio nato effettivamente nell’ambito della sua professione elettiva, quella di geologo appunto. Per osservare le coste frastagliate di scogli e scarse di approdi della Nuova Zelanda il buon Paul era solito avvalersi di una canoa, a bordo della quale macinava chilometri – anzi miglia marine – senza sforzo apparente. Probabilmente era mosso dalla insaziabile curiosità di chi non riesce a sopravvivere senza sapere cosa ci sia dietro la prossima penisola, quando la costa piega per lasciare spazio all’orizzonte. La sua impronosticabile carriera di pagaiatore cominciò però sulle placide acque del fiume Brisbane, all’età di nove anni, mentre per vederlo prendere il mare bisogna attendere il 1977.
La dimensione sconfinata della vastità marina deve avergli dischiuso nuovi orizzonti, visto che da quel fatidico anno egli ha percorso oltre 35.000 miglia scivolando sul pelo delle onde a bordo del suo kayak monoposto modello “Eskimo Style”.
I suoi viaggi sconfinano spesso nell’ambito delle imprese, della leggenda, insensata ed affascinante proprio per la vena di follia che la sottende. Per citare la sua “escursione” più eclatante segnaliamo che Paul Caffyn ha circumnavigato l’Australia – l’isola grande quanto un continente – spinto solo dalla forza delle sue braccia e da un determinazione inspiegabile secondo i canoni usuali.
Accadde nel dicembre 1981 e proseguì per quasi tutto il 1982. un viaggio lungo quanto una ossessione. Trecentosessanta giorni di navigazione, partendo da Queenscliff, la “scogliera della Regina”, vicino Melbourne. Per quanto poco i numeri possano esprimere l’essenza di una avventura del genere non si possono tacerli, quantomeno per cercare di restituire a chi legge comodamente seduto in poltrona una misura plausibile dell’odissea consapevole intrapresa da un uomo e dalla sua fida canoa.
Ignoriamo quanti colpi di remo siano compresi in 9420 miglia marine (più di 1800 metri per miglio marino, per intendersi: oltre 15.000 chilometri in totale), ma forse non saprebbe dirlo nemmeno lui. Una distanza difficile da rendere, un itinerario descritto in maniera più pregnante dai mille incontri fatti da Paul nell’arco delle traversate. Il “sorriso” minaccioso degli squali tigre che attaccarono più volte la sua piccola imbarcazione nel Golfo di Carpenteria, il ciclone tropicale che lo costrinse ad un naufragio di qualche giorno su un’isoletta disabitata nel Coral Sea, il “Mare dei Coralli” di sapore salgariano, i coccodrilli e i serpenti d’acqua con i quali ebbe a che fare in corrispondenza delle foci dei fiumi. Con la strada a farsi a volte molto più lunga di quanto l’occhio nudo non suggerisse, in balia di correnti contrarie alla rotta presumibilmente suggerita dallo sguardo, il geologo continuava a remare, puntando diretto verso Melbourne, a chiudere il circolo.
Nemmeno richiamando alla mente immagini di celebri film d’avventura ambientati in paradisi tropicali possiamo immaginare quanto duro sia stato confrontarsi con le ripide falesie calcaree, muri di roccia a strapiombo sul mare, a precludere qualsiasi possibilità di approdo e quindi riposo. Tre tratti di costa da cento miglia ciascuno, da superare in singole interminabili tappe, con l’aiuto di farmaci stimolanti per vincere la tentazione del sonno.
La tappa più lunga in assoluto rimane quella che lo portò a scavalcare le splendide Zuytdorp Cliffs, sulla costa ovest dell’Australia: 34 ore senza mai fermarsi. La sua indole profonda di geologo lo portò inoltre a dichiarare che una esperienza del genere, una opportunità di osservazione tanto accurata del fenomeno carsico di quella zona era valsa – a suo parere – quanto un tirocinio accademico di due anni.
“The Kayak Machine”, questo il soprannome meritatosi non solo in seguito a questa circumnavigazione, che è ritenuta attualmente il più lungo viaggio mai affrontato a bordo di un kayak. Prima di affrontare questa impresa si era per così dire “scaldato” inanellando il tour completo della Nuova Zelanda (nel 1978), compiendo vari giri attorno alle isole maggiori che compongono la sua patria: 5200 chilometri in 112 giorni di remo, vagabondando da Jackson Bay a South Island e poi ancora fino a North Island.
Ancora nel 1980, prima di prendere il mare nei dintorni di Melbourne, “The Kayak Machine” aveva circumnavigato anche l’isola che era stata un impero – l’impero britannico, per inciso – compiendo un giro completo attorno a Inghilterra, Scozia e Galles, lambendo la vicina Irlanda. Caffyn ripartì per l’Oceania portando con se in dote il ricordo di 2200 miglia marine coperte in 85 giorni.
Dopo una meritata pausa di riflessione fu la volta del Giappone e delle sue quattro isole principali, esplorate minuziosamente via mare in tutta la loro complessiva circonferenza di 4400 miglia in 112 giorni.
La curiosità lo ha poi portato in terre lontane, lungo la costa dell’Alaska, del Canada, e ancora in Groenlandia, in Nuova Caledonia, Malesia, Thailandia. Sempre a bordo della sua canoa, sempre pronto a donare alla sua sete di avventura un altro giorno, una nuova tappa, un ulteriore frammento di oceano. Tutto ciò forse – come si ipotizza sempre quando si parla di grandi viaggiatori – per rendere sempre più dolce il ritorno a casa. Anche Paul Caffyn ha una casa, infatti, una casa che non sia il mare. È in Tasmania, in un pezzo di mondo che lo conosce più come “professore” che come geologo.

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