L’uomo della Maddalena che fa i biscotti per la falchetta Gavina

– di Wilma Martusciello

Emiliano Richiello, un gigante dagli occhi da bambino, color verde acqua, vive in un’antica postazione militare sull’isola di Santa Maria col cane Peppe, l’uccello fedele e una barca spartana.

Inventa nomi di baie, di scogli e di cale e parla ai gabbiani. Ha scoperto la libertà e odia i vacanzieri che non hanno rispetto per la natura.

Poco distante c’è la villa di Roberto Benigni. Giramondo da ragazzo si è fermato nell’arcipelago sardo.

200404-15-1mIo trovo che gli stereotipi siano una gran comodità, e voi? Tu incontri una persona e subito, grazie allo stereotipo, te la trovi bella e classificata, proprio una gran comodità.
Facciamo un esempio. Nella canzone di Lucio Dalla “4 marzo 1943”, l’uomo venuto dal mare com’è? Un gigante dagli occhi di bambino, occhi verde mare ovviamente. E il pescatore Santiago di Hemingway? Lo stesso. E così tutti i personaggi “marini”, da Corto Maltese ai protagonisti dei libri di Conrad e Melville. Ebbene, lo stereotipo io l’ho incontrato, cioè ho incontrato un uomo del mare. Ed è effettivamente un gigante dagli occhi di bambino, color verde acqua. E tutto il resto coincide: vive su un’isoletta deserta, ha una piccola barca vecchia e tenace, un piccolo cane anche lui vecchio e tenace, parla con i gabbiani, conosce tutte le leggende legate al mare e qualcuna di più, la sua amica del cuore è una falchetta con l’ala spezzata che lui cura e che nutre con certi suoi biscotti specialissimi. Per questo oggi non parleremo di attori, cantanti o uomini famosi, ma del mio incontro con Emiliano Richiello in Sardegna, arcipelago della Maddalena. È un uomo singolare e incantatore, vagabondo da quando aveva 14 anni, che ha trovato a Cala Carlotto un’antica postazione militare in disuso e ne ha fatto la sua casa, costruendosi pian piano la cucina, il camino, la verandina affacciata sul mare. Casa sua, del cane Peppe, della falchetta Gavina e dei gabbiani che la sera si fermano accanto a lui su un terrazzo naturale affacciato su Lavezzi per guardare il tramonto insieme a silenzio.
“Ma tu hai vissuto sempre così?”.
“E come si dovrebbe vivere? Ah, ho capito che cosa vuoi dire, ma io ho vissuto sempre così. Qualche volta come cuoco sulle navi, qualche volta come marinaio sui traghetti o su quelle cose private, tipo barche, ma finte. Non ha importanza dove e come, io campo così, con il mare, i gabbiani, la libertà”.
“Beh, se dovevi lavorare, forse di libertà ne avevi di meno”.
“Ma perché? La libertà è mia, me la porto dentro, chi me la può togliere?”.
C’è chi può Emiliano, ci sono persone che possono e mi chiedo se ci riuscirebbero anche con l’uomo del mare. Ma non lo voglio chiedere a te.
Emiliano l’ho incontrato sull’isola di Santa Maria, un’isola “‘privata” sulla quale – se solo avete la fortuna di essere un po’ ricchi – potrete affittare una villa bellissima con tanto di cuoca e maggiordomo e dove sarete i soli abitanti, a parte Roberto Benigni che ha comprato l’unica altra villa di Santa Maria, ma che si vede poco.
Emiliano è compreso nel “pacchetto vacanze”: provvede al pesce (cretinamente stavo dicendo “fresco”) necessario per pranzi e cene squisite e inoltre – se non volete usare la barca “finta” (come dice lui) e cioè il bel motoscafo a disposizione degli ospiti – vi accompagna in giro con la sua di barca. Barca un po’ spartana ma che come un cavallino conosce a memoria gli angoli più segreti di questo stupendo arcipelago.
Talvolta però con perfidia Emiliano si diverte a inventare a uso esclusivo di quelle persone finte, tipo le signore col crocefisso di brillanti sul topless al silicone, nomi assurdi ma di sicuro effetto: la cala dell’amante abbandonato, la baia dell’assassino, lo scoglio della donna tradita…
Comunque bisogna andare in giro proprio con lui per imprecare di stizza davanti allo scempio di Budelli derubata della sua preziosa sabbia rosa dalla stupidaggine vandalica dei vacanzieri o per incazzarsi di brutto nel vedere quegli stupidi proprietari o affittuari di motoscafi monstre che arrivano ruggendo e sgasando in posti che sembrano imporre e implorare il silenzio e il rispetto.
“T’abbiamo visto, t’abbiamo visto, che bisogno c’è di fare questo massacro? Ma stattene in città”.
“Città è negativo?”.
“Certamente, basta pensare che ti devi mettere le scarpe! È poi in città sei perseguitato da questa mania dei soldi, dell’invidia per chi ne ha più di te… Io non invidio nessuno, mi sveglio tranquillo, questo è il mio mondo e il mondo è pulito, basta non sporcarlo”.
La cosa che più mi sconcerta in questo incontro con Emiliano è la profonda convinzione con cui crede in concetti che abbiamo sentito tante volte pronunciare, quasi sempre con ipocrita falsità e che ormai ci inducono a una sarcastica sordità.
“Perché la gente non ha rispetto per la natura? Bisogna essere buoni, la bontà dovrebbe essere un fatto naturale, è la cattiveria che è innaturale”.
Emiliano, Emiliano, solo tu hai il diritto di dire queste frasi da Notte di Natale, solo a te lo permettiamo. Perché lo pensi veramente.
E adesso ci lasciamo, con l’invidia più bieca ti guardo allontanarti, seduto a prua della tua barca scassata e bellissima, con Peppe accucciato ai tuoi piedi e con una retorica indegna di me, mi viene da chiedere: “Ma perché non posso vivere anche io così?”.
Vabbè, è finita anche quest’esperienza… no, aspetta, Emiliano mi sta chiamando, ha un regalo per me: la ricetta dei suoi specialissimi biscotti, quelli che piacciono tanto alla falchetta Gavina. E questa è l’unica cosa al di fuori dello stereotipo del mio uomo di mare: sa fare anche i biscotti.

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