Mariella Nava la regina del Premio Lauzi

– di Pietro Gargano

Una donna romantica in tailleur e un pianoforte nell’incanto della piazzapalcoscenico San Nicola di Anacapri, ecco il fascino della cantautrice pugliese, talento puro, da più di vent’anni alla ribalta con una serie infinita di successi. La prima canzone inviata a Gianni Morandi, l’affermazione al Premio Tenco, la collaborazione con gli artisti più noti, il giro di concerti con Renato Zero. Mariella è nella giuria per la selezione e il lancio di nuovi cantautori della manifestazione anacaprese ideata da Roberto Gianani.

In una piazzetta di Anacapri diventata palcoscenico, metti una sera un pianoforte e una donna romantica in tailleur nero: ascolterai una magia, le prove di un talento grande quanto discreto. Quella donna è Mariella Nava, cantautrice venuta da Taranto, le profondità del Sud negli occhi e nei pensieri. Sfiora i tasti e canta, per se stessa, per chi l’ascolta e per chi non c’è, per le detenute di Rebibbia cui portò il dono di un concerto, per chi nella musica trova una consolazione. Canta ciò che ha annotato nel diario da quando, bambina ancora, scoprì la meraviglia di trasformare in canzoni i pensieri sparsi nelle pagine. Mai banale, noncurante del successo: la bravura la misura in emozioni non in cifre contanti. Sfiora i tasti dall’età di sette anni, all’inizio Mozart e Chopin, finché non arrivò Mariella Nava. Fu un grazia concessa agli amici che la spingevano. Quasi per gioco spedì a Gianni Morandi un brano intitolato “Questi figli” e lo ritrovò inciso con annessi complimenti. E poiché è una perfezionista, prese il diploma della scuola per compositori. Tutto cominciò da lì, con gli stessi compagni di viaggio di oggi, Antonio Coggio e Roberto Davini, amici più che produttori. Il suo nome cominciò a circolare fra gli addetti ai lavori canori e fu conosciuto a partire dal 1987, col primo Festival di Sanremo (“Fai piano”) e il primo album, “Per paura o per amore”, giudicata miglior opera prima dai giurati del Premio Tenco; in apertura c’era “28 gennaio per Christa Mc Auliff”, la maestrina astronauta americana morta nell’esplosione dello Shuttle, 1986.

Nell’ispirazione di Mariella, pur quand’è sentimentale, non cercate la rima amore-cuore, cercate invece il mondo che ci circonda.
Raffinata e colta, attenta ai temi sociali, ha scritto per interpreti partenopei (“Come mi vuoi” per Eduardo De Crescenzo, “Verrà il tempo” per Gigi D’Alessio). Ama la canzone napoletana e talvolta la esegue, ad esempio “Passione” e “Munasterio ‘e Santa Chiara”, “Napoli prima e dopo”; “Napule” nell’album “Io, uno dei tre”, omaggio a Titina De Filippo; “Fenesta vascia” nel cd “I ragazzi di Scampia”.
Nel 1989 scrisse “Effetti speciali” per Ornella Vanoni (ripresa da Mina). Nel 1990 secondo album, “Il giorno e la notte”, arrangiato con Luis Bacalov; conteneva “Dentro di me”, tanto bella e sincera – spiega che il sesso fa parte dell’amore – da essere censurata da dirigenti Rai malpensanti.
L’anno dopo terzo cd, “Crescendo”, e secondo posto a Sanremo con “Spalle al muro” (“Vecchio”), interpretata da Renato Zero, riprova della sua sensibilità e dimostrazione che la musica può essere tanto leggera da farti pensare e volare.
Compose per Mietta (“Il gioco delle parti” e “Ti sto cercando”), Amii Stewart (“Warm embrace”), Irene Fargo (“Facile” e “Inverno”). Seguirono i cd “Mendicante e altre storie” (1992) e “Scrivo” (1994). A Sanremo 1994 Modugno le consegnò il Premio Volare per “Terra mia”, dedicata al comune Sud. E ancora per Renato Zero “Un altro pianeta” e per Loredana Berté “L’esodo”.
Nel 1995 l’album “Uscire” e il brano “Esco di scena” profeticamente segnarono un periodo di pausa come cantante, con l’autrice che meritò il successo di “Per amore” composta per Andrea Bocelli e partita per il giro del mondo, tradotta in più lingue. E “La differenza” per Tosca e “Ce l’avevo un amore” per Syria. A fine anni ’90 il ritorno in sala d’incisione per “Dimmi che mi vuoi bene” e “Così è la vita” (terza a Sanremo 1999).

“Il cuore mio” lo presentò a Sanremo 2002, stesso anno dell’album “Questa sono io”, con “Lo schiaffo del soldato” a ricordare le infamie della guerra. Stesso tema in “It’s forever”, un inno alla pace in italiano e in inglese, intonato a due voci con Dionne Warwick e diventato sigla dei Mondiali di sci di Bormio.
Nella giovane e lunga carriera Mariella ha avuto una buona l’intesa con Mango (“Il mio punto di vista”), Amedeo Minghi (“Futuro come te” a Sanremo 2000), Lucio Dalla (la splendida “Notte americana”). La sua felice vena trovò conferma in “Condivisioni” del 2004, con l’etichetta Zerolandia, seguita da un giro di concerti con Renato Zero, scandito dalla delicata “Non deludermi”, dedicata a tutti gli sposi e scritta nel giorno del suo matrimonio con Massimo Germani.
Più che meritato il Premio Gondola d’Oro ritirato a Venezia. Nel 2005, facendo violenza alla sua indole riservata, Mariella accettò di partecipare a Music Farm, uno dei cosidetti reality. Per niente “personaggio” – e cioè sincera e semplice – lo usò solo per far apprezzare a un pubblico vasto la sua musica. Subito dopo, quasi pentita, evitò televisioni e giornali per rituffarsi nel diario e nel pentagramma. Così nel 2006 apparve il cd “L’assaggio” e l’anno dopo “Dentro una rosa”, un dono per tutti (aprendo la confezione si sentiva profumo di rosa) con l’omaggio speciale di “Stasera torno prima”, fatto all’Associazione dei mutilati e invalidi per lavoro.
Mariella è fatta così, ti canta di un innamoramento e insieme dell’infamia delle morti bianche, dell’Aids (“Piano inclinato”), delle ansie dei genitori, del declino della classe politica (“Mendicante”), dell’emarginazione degli anziani, della difficile vita delle giovani arabe e dei guaglioni napoletani di periferia, della lotta contro il cancro, dei terremotati dell’Aquila.
Ed eccola lì, nella piazzetta palcoscenico di Anacapri, intenta a giudicare i talenti del “Premio Bruno Lauzi” con lo stesso rigore che riserva alla propria musica. Poi sale gli scalini, si accoccola al pianoforte e sotto le sue agili dita scorre la vita.

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