Mi chiamo Sally, ogni tanto bevo una tazza di tè

Silvana Turchi

Vele Bianche Editori, pag 240, Euro 14,50

Una storia che esordisce sulle pianure della riflessione e che all’improvviso sale sulle vette di montagna, metafora dei i saliscendi della vita. Una storia dove a medicare le ferite c’è la complicità di una natura intima e grandiosa.

Nella normalità quasi felice nel menage quotidiano di una metropoli contemporanea, irrompe un dramma familiare che mette a dura prova l’esistenza di una donna: quanto basta perché una certezza data per scontata, sembra ormai perduta.
Con scrittura limpida e ritmo progressivo, il romanzo di Silvana Turchi percorre la discesa nel cuore di un indicibile problema, paradossale, occorso ad una figlia adolescente; un dramma tratteggiato ma intuibile, spunto di mutamenti profondi.
Sarà la fuga dalla città e dalle sue ombre deduttive e a volte tragiche, a suggerire una risposta. Sarà l’isolamento negli habitat di una natura estrema a riportare l’equilibrio e a ristabilire un’identità perduta: la Montagna, le sue voragini rovesciate che vanno verso l’alto, a suggerire la strada ad una nuova intesa. Le luci assolute, i silenzi abitati dagli scenari alpini e himalayani, ricostruiranno un dialogo che sembrava non trovare più un codice comune. La Montagna, che qui non è soltanto paesaggio pacificatore ma cifra esatta delle emozioni raccontate.

L’autore: Silvana Turchi nata a Treviso nel 1956, vive e lavora a Roma. Dopo aver terminato i suoi studi artistici, l’amore per la pittura, l’immagine ed il racconto l’hanno spinta giovanissima verso il mondo del cinema. Compie i suoi 18 anni sul set iniziando così la sua attività di costumista cinematografica, teatrale e pubblicitaria alternando ai costumi e alle scenografie la sua passione per la scrittura.

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