Miracolato dal mare Salvatore “o’fratillo” racconta Positano

– di Carmine D’Angelo

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200306-13-2mSe c’è un uomo che al mare deve la vita, questo è Salvatore Capraro. Glielo ricorda ogni giorno una lunga cicatrice coperta da una manciata di capelli bianchi raccolti alla rinfusa sotto un vecchio cappello di lana.

Un volo di 40 metri e la salvezza sulla spiaggia del Fornillo
Lui, o’fratillo, come lo chiamava da bambino la sorella maggiore e come oggi è conosciuto in paese (anzi, fa notare con un pizzico di malcelato orgoglio, in tutta la costiera), il patto di sangue con l’azzurro di Positano lo strinse una mattina di cinquant’anni fa. Precisamente l’8 dicembre del 1952, quando, dopo un volo di oltre quaranta metri, risalì con la testa fracassata, e tuttavia miracolosamente vivo, la spiaggia del Fornillo. Il mare, impietosito da quel ragazzino imprudente che aveva perso l’equilibrio camminando ai bordi di una strada dissestata, aveva spostato tutti gli scogli per accoglierlo tra le sue braccia. Quel patto, o’fratillo, l’ha onorato per sessanta lunghi anni, affidando a una barca la sua storia di uomo e ai capricci del mare il suo destino di pescatore.
Lo incontriamo a due passi dalla spiaggia, in piazzetta Flavio Gioia, mentre un vento birichino getta sabbia negli occhi dei turisti che passeggiano lungo la riva. Avanti è l’azzurro, l’immenso, il mare. Ultimo erede di quella generazione di pescatori che per secoli interi è stata gelosa custode dei segreti del luogo, Salvatore Capraro ha l’orgoglio e la fierezza di chi sa di appartenere ad un mondo che non c’è più. Un mondo fatto di sacrifici e valori, fondato sulle regole e sull’onore.

Quando i marinai donavano il terzo della pesca alla Madonna
“Un tempo, – racconta – tra i pescatori del posto, esisteva una sorta di codice morale che nessuno mai si sarebbe sognato di violare. Tra le tante regole non scritte c’era quella che vietava di uscire in mare la domenica. Questo giorno, infatti, veniva da tutti considerato di assoluto riposo. Da dedicare esclusivamente al Signore, alla santa messa. Col passare degli anni, questa regola è venuta meno. Così come quella che imponeva ai pescatori di donare un terzo della pesca alla chiesa, in segno di omaggio alla Madonna. Del resto, la vita del pescatore non interessa ormai quasi più a nessuno. I giovani intraprendono altre attività. Sono attratti da altro. Lo conferma il fatto che a uscire la mattina in barca, almeno qui a Positano, siamo rimasti appena in tre, quattro. E tutti con i capelli bianchi, purtroppo”.
La pelle bruciata dal sole, le mani, ruvide, segnate dal tempo e dalla fatica, lo sguardo intenso, profondo, a tratti cupo, eppure sempre illuminato da una scintilla d’azzurro, da un bagliore d’infinito. Dietro il sorriso da guascone, una sottile e tuttavia struggente malinconia accompagna i ricordi di questo vecchio lupo di mare.
“La verità è che Positano, dal secondo dopoguerra ad oggi, ha vissuto un cambiamento radicale. Sia da un punto di vista sociale che economico. Prima l’unica risorsa era la pesca. Si viveva alla giornata, affidandoci alla benevolenza del mare. Lo sviluppo turistico di questi ultimi trent’anni ha modificato completamente questa realtà. Non dico che ciò sia stato un male. Anzi. Oggi ci sono maggiore ricchezza, prosperità, benessere. Ci sono alberghi favolosi, rinomati ristoranti, tanta bella gente, però….”. Però? “Mi rende triste vedere che quelle tradizioni e quei i valori, che per secoli interi hanno fatto di questa gente una gente di mare, stiano lentamente scomparendo. Con loro, inevitabilmente, se ne va anche un pezzo della storia e della memoria di questo luogo “.
Brucia la sabbia negli occhi di Salvatore Capraro, o’fratillo. Bisogna proteggersi. Il vento è ostile. Ti urla in faccia. Non dà tregua. Struggente, in lontananza, è il lamento delle onde che muoiono e risorgono infrangendosi sulle rupi de Li Galli, le tre isolette solitarie che la leggenda vuole dimora delle Sirene. Intorno il mare è mito, storia, leggenda.
Capraro si guarda attorno.

I ciottoli per insaporire gli spaghetti
Prende fiato. Poi torna a raccontare. “Tanti anni fa , dopo ogni mareggiata, i pescatori andavano sulla spiaggia per raccogliere i ciottoli portati dal mare. Quindi li mettevano nella pentola, a bollire assieme all’acqua dove poi avrebbero calato la pasta. Erano quei ciottoli il condimento più prezioso, il segreto per dare ad un semplice piatto di spaghetti il sapore del mare”. Il sole ha già smesso di scaldare quando o’fratillo si ricorda che è ora di tornare al lavoro. L’ultimo sorriso, il pescatore, lo regala alla telecamera di alcuni turisti varesini, affascinati, come noi, dalla poesia dei suoi racconti, dalla segreta nostalgia di quei ricordi sospesi tra il sogno e la realtà.

La leggenda della tavola bizantina
Dietro di noi, maestosa, la chiesa di Santa Maria dell’Assunta, domina piazza Flavio Gioia. È qui, in questa moderna struttura dalla grande cupola maiolicata a mosaico, che si conserva la tavola bizantina della Madonna col Bambino a cui, secondo la tradizione popolare, sarebbe legata l’origine del nome di Positano. Razziata dai saraceni, la preziosa icona sarebbe stata riportata a terra a seguito d’una tempesta, miracolosamente propiziata dal grido “Posa! Posa!” con cui, dalla riva, i positanesi chiedevano la restituzione della tavola. Riconsegnata la Madonna ai fedeli, la bufera si sarebbe improvvisamente placata. E da quel grido, “Posa! Posa!”, sarebbe nato il nome di Positano.
Ma quella della Vergine non è l’unica leggenda da cui, per intere generazioni, ha attinto la credenza popolare nel tentativo di giustificare i doni e i capricci del suo secolare amico-nemico, il mare. Don Raffaele, parroco e custode della chiesa, non è certamente il solo, a Positano, a credere nell’effetto curativo delle “pietre bucate”, una sorta di quadrifoglio di mare che, ingerito come una normalissima pillola, avrebbe il potere di guarire le peggiori malattie. Naturalmente, ci fa notare don Raffaele, le pietre, per poter sortire l’effetto sperato, oltre alla caratteristica di avere un piccolo buco al centro, devono essere raccolte subito dopo il passaggio della Madonna sulla spiaggia che avviene, puntuale, il 15 agosto di ogni anno, in occasione della processione dell’Assunta.

I sandali a ragno di Gennaro e Gianluca Dattilo
Le ombre della notte s’allungano sui passanti. Nonostante per Gennaro Dattilo e suo figlio Gianluca, rispettivamente titolare e designato “erede” del negozio di calzature “Safari”, sia oramai ora di chiusura, non è tuttavia mai troppo tardi per confezionare un paio dei caratteristici sandali positanesi. Quelli “a ragno”, tanto per intenderci. Per realizzarli, fa sapere Gianluca, bastano appena dieci minuti. Come dire: il tempo di prendere la misura del piede ed il gioco è fatto.

I fazzoletti di Donatella Viviani per Renzo Arbore
Che l’artigianato della moda abbia reso Positano famosa in tutto il mondo – è qui che alla fine degli anni Cinquanta venne realizzato il primo bikini – lo confermano le numerose boutique disseminate ad ogni angolo del centro, che propongono ai turisti una grande varietà di sfarzosi e colorati capi d’abbigliamento.
Donatella Viviani, avvenente titolare della boutique “Dea”, dove ogni estate Renzo Arbore viene a fare scorta dei famosi “fazzoletti di Positano” (“Ne acquista a dozzine tutte le volte che passa da queste parti”, dice Donatella), ci anticipa quelli che saranno i gusti e le tendenze della moda mare di quest’estate. “Ci sarà un ritorno del bikini a vita bassa e col triangolino, reso ancora più confortevole dall’abbinamento della lycra al cotone, che favorirà una migliore vestibilità del costume. Di gran moda saranno anche i camicioni da mare mal tinti, le cosiddette “pezze di Positano”, comodi da utilizzare non soltanto sulla spiaggia, ma in ogni momento della giornata. Per quel che riguarda la moda maschile, segnaliamo i completi di lino: camicie con collo alla coreana abbinate a pantalonacci da arrotolare fino al ginocchio, con sotto i tipici sandali di Positano. Riguardo ai costumi, invece, ci orienteremo verso dei boxer realizzati con il tessuto dei “fazzoletti”, da abbinare, eventualmente, ad una bandana della stessa fantasia”.

Perché Salvatore Russo diventò per tutti Black
I turisti già verso le 7 di sera cominciano ad affollare le sale dei ristoranti affacciati sulla spiaggia. Salvatore Russo, proprietario di “Chez Black”, accoglie i suoi clienti con un sorriso. La storia, il nome e, probabilmente, anche la fortuna del suo ristorante sono legati ad un amore nato su questa spiaggia oltre trent’anni fa. Erano gli anni Sessanta quando una ragazza inglese, colpita dal colore della pelle scura e luccicante del giovane Salvatore, lo chiamò per la prima volta Black. Quel nome fece il giro del mondo. In breve tempo, a Positano, all’ora di pranzo, non si disse più “andiamo da don Peppino”, come si chiamava originariamente il ristorante del padre, ma “andiamo da Black”. O meglio “chez Black”, un’espressione che mettendo insieme una parola inglese ed una francese richiamò turisti da ogni parte del mondo, facendo di questo luogo un punto di riferimento della gastronomia internazionale.

Denzel Washington ghiotto di aragoste farcite
Tra i più affezionati clienti del ristrante, molti volti noti del cinema e dello spettacolo. Tra questi Denzel Washington, a cui Black è legato da anni da una forte e sincera amicizia, tant’è che il celebre attore americano ha fatto da testimone alle nozze del figlio Peppe. “Lo conosciamo oramai da quattordici anni. Siamo stati spesso suoi ospiti a Los Angeles, dato che l’altro mio figlio, Gianfranco, vive là assieme alla sua famiglia. Denzel viene a trovarci ogni estate. Di solito si ferma un paio di settimane. È una persona pacata, che viene a Positano per rilassarsi e trovare un po’ di tranquillità. Ma soprattutto è un buongustaio: adora la cucina mediterranea ed ha una vera e propria passione per i crostacei ed il vino buono. Ricordo che l’ultima volta, prima di ripartire, si fece preparare una confezione di prodotti tipici locali. Tuttavia, il comandante della nave dimenticò di caricarla a bordo. Denzel, allora, che non sarebbe mai andato via senza portare con sé le sue amate aragoste farcite, chiese ad un paio di marinai di tornare indietro per recuperare il “prezioso” carico”.

Le ceramiche di Luigia Cioffi arrivano a Boston
L’ultima sbirciatina della giornata la diamo al laboratorio d’arte e ceramica “Medusa” dove Luigia Cioffi, 25 anni, di Vico Equense, è impegnata a incartare i regalini che Jacqueline Fitzpatrick, anziano donnone di Boston, porterà, di ritorno dal viaggio in costiera, a parenti e nipotini.
Quando torno sulla spiaggia è ormai notte fonda. Il paese dorme da un pezzo. D’un tratto il respiro del mare è divenuto più breve. Più intenso. Mette un brivido. È una notte bellissima, quella appena calata su Positano. È la notte del pescatore che attende l’alba per sfidare il mare. È la notte di un amore inseguito e mai trovato. Di un corpo di donna amato e perduto. È la notte di tutti gli Ulisse del mondo. Di tutti i naufraghi sopravvissuti alla tempesta delle illusioni.
Mezzanotte tra due minuti. Alte ed immobili le stelle su nel cielo. L’aria è di vetro.
Tutto ha un fremito, un’anima. In fondo, come ha scritto John Steinbeck, Positano è proprio questo: “Un posto di sogno che non vi sembra vero finché ci siete, ma di cui sentite con nostalgia tutta la profonda realtà quando l’avete lasciato”.

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