Montecristo, leggende e misteri marini

– di Raffaele Sandolo

I gabbiani parlanti, le grotte dei coralli, il bove marino, la danza della foca monaca rivivono nei racconti dei pescatori che hanno trascorso la loro vita sul mare dell’isola.
Il trasporto faticoso di un gruppo elettrogeno.
La vicenda della nave americana “Exanthia”.

Un fondale di relitti.
Le notti d’argento per i branchi di pesci luccicanti.
Le reti distrutte dai pesci martello.
Oggi la pesca è ridotta:
la protezione ambientale delle coste dell’isola impone ai pescatori di non avvicinarsi.

200705-10-1m

200705-10-2m

200705-10-3mRammentano Umberto Misiano e Raffaele Sandolo che, dopo alcuni anni passati all’Elba, presero la via dell’America, il primo verso New York e il secondo verso New Haven (Connecticut). Nella memoria ricorrono i nomi di Stefano Vitiello (Pippone) con la sua pipa, Michele Sandolo (Don Biase) con le sue battute taglienti, i fratelli Giuseppe e Raffaele Calisi con i loro racconti coloriti, i fratelli Gaetano e Alessandro Iodice con il loro pacato senso dell’ironia, Raffaele Murtas con la sua filosofia pratica della vita. Seguirono poi Silverio e Orlando Romano, Agostino Romano, Salvatore e Gildo Mazzella, Girotto Sandolo, Vitiello Pompeo (Fracassa), Franco Feola, i fratelli Paoluccio e Michele Scotto di Santolo e altri ancora.
I pescatori spesso parlano delle avventure dei bastimenti aragostai detti “mbruchièlle” della grande flottiglia ponzese che si muovevano nelle acque delle isole di Sardegna e de la Galite (Tunisia) per trasportare le aragoste a Marsiglia. Ricordano ancora Giuseppe Sandolo, che comandava un bastimento del suocero Vincenzo, i suoi viaggi a Marina di Campo per prendere le aragoste pescate a Montecristo.
Montecristo, per buona parte del secolo scorso, è stata l’isola dei pescatori. Si raccontano leggende, misteri, storielle e curiosità, nate soprattutto nell’ultimo secolo: il pinto di re, i gabbiani parlanti, le grotte dei coralli, il bove marino, le fère e la pesca delle castardelle, la Secca delle balene, la danza della foca monaca.
I pescatori, sin dall’inizio della presenza a Montecristo, hanno spesso svolto servizi a favore dei cittadini e delle istituzioni. Soprattutto quelli di origine ponzese hanno collaborato nei servizi di sussistenza, nel trasporto di strumentazione, nel salvataggio di barche, velieri e navi.
Non solo Stefano Sandolo ma anche altri pescatori furono frequentemente impegnati nel trasporto di derrate alimentari e macchinari su Montecristo, sia nel periodo di guerra che in periodo di pace. Si ricorda il trasporto del gruppo elettrogeno fatto con la motobarca “Marinella II” di Agostino Aprea. Alla presenza di Minelli, brigadiere della Corpo della forestale, l’imbarco fu fatto a Marina di Campo con mille difficoltà, usando il paranco della motobarca. Fu approntato un apposito collegamento via radio fra la motobarca (codice: cedro-mare) e Montecristo (codice: cedro-terra). La navigazione avvenne senza alcun problema ma, arrivati a Cala Maestra, sorsero difficoltà sia per lo sbarco che per il trasporto a terra, fatto con rulli di legno fino al Centro radio della Villa Reale, dove operava il guardiano Amulio Galletti.
Successivamente, dopo il 1973, fu installata a Montecristo, sempre con l’aiuto dei pescatori, una stazione radio potente per la diffusione del bollettino del mare. Fatti drammatici accaddero negli anni del dopoguerra.
Il guardiano Francesco Tesei, che si trovava a Montecristo per inventariare i beni della Casa Reale, fu salvato, dopo giorni di isolamento, da Aniello Vitiello che pescava con il figlio Giuseppe (Peppino) presso l’Africhella. Attraversando a zig-zag un campo di mine, arrivarono sani e salvi alla spiaggia di Cavoli, a sud dell’Elba. Il 12 marzo 1947 accadde un avvenimento che è ancora ricordato. Quella mattina la nave statunitense “Exanthia” era in navigazione presso Pianosa, diretta a Livorno, con un carico di merce varia. La nave, tipo Freighter, la cui società armatrice era l’American Export Lines, di 138 metri di lunghezza e 19 metri di larghezza con 6.555 tonnellate di stazza lorda, navigava a velocità regolare di 16 nodi. Per un errore di navigazione, non lontano da Montecristo, urtò una mina con gravi danni al locale macchine. Rimasero uccisi il secondo macchinista e due marinai. La nave venne abbandonata dall’equipaggio su due lance di salvataggio. Si diressero verso la costa sud dell’Elba.
Corse voce che la nave fosse in balìa delle onde. Da Marina di Campo partirono subito alcune motobarche da pesca, fra cui il “Sant’ Emiliano” con a bordo i fratelli Silverio e Aniello Sandolo e Aniello Vitiello.
Partì anche il “Gabbiano”, barca da diporto tipo cutter di proprietà di Demetrio Tesei con a bordo i marinai Lisandro Paolini, Duilio Retali, Procolo e Rino Costantino. Le motobarche arrivarono presso la nave che ancora galleggiava e stava andando alla deriva. Dettero aiuto ai naufraghi e li portarono a Marina di Campo. Dopo qualche ora, ripartirono verso la nave americana che stava dirigendosi su Porto Azzurro, trainata da due rimorchiatori della ditta Neri che avevano intercettato la richiesta di soccorso. Presero accordi per dare un aiuto nel rimorchio.
Dopo la fermata all’Elba, la nave si diresse a Livorno e, quindi, a Genova, per le necessarie riparazioni. Si ricordano ancora i marinai americani riposare sul molo grande di Marina di Campo in attesa di essere rifocillati e curati. Giampaolo Mattera, comandante di navi della Marina mercantile, allora ragazzo, li ricorda sulle banchine che cercavano di dare spiegazioni, parlando solo in inglese e facendo gesti.
Negli anni successivi, altri avvenimenti accaddero a Montecristo, talvolta incomprensibili e misteriosi.
Durante alcune tempeste di mare affondarono dei bastimenti e delle barche da pesca sugli scogli dell’isola.
Giacciono sui fondali attorno all’isola e vengono ogni tanto scoperti e visitati da operatori subacquei.
Silverio Avellino parla delle notti a Cala Corfù, assieme a Michele e Giuseppe Sandolo, padre e figlio, con la motobarca “Mario” prima e “Cormorano” dopo. Si era fra il 1970 e il 1980. Nelle notti di Montecristo, branchi di pesci luccicavano sul mare. Le onde lunghe erano come un manto d’argento, illuminando gli scogli e la montagna. Ma, al minimo rumore, tutto scompariva con il mare che “friggeva”. In quel tempo, nelle acque di Montecristo, anche Donato Calisi pescava con la motobarca “Alessandro”, di stile tipicamente ponzese. La pesca andava bene, ma talvolta avvenivano fatti inquietanti. Il mare, infestato di canesche e di pesci martello, era sempre più pericoloso. Frequentemente le reti venivano distrutte.
Quando la burrasca, di sera, ammassava nuvole nere su Montecristo, si era incerti se cercare la protezione dell’isola oppure fuggire da essa.
Ritornano nella mente dei pescatori di origine ponzese i misteriosi “munacielli” di Ponza, folletti talvolta protettivi, ma spesse volte irrequieti, che si diceva abitassero nelle grotte. Montecristo era pieno di grotte naturali. Viene ricordata la tragica morte di Giuseppe Calisi, zio di Donato. Durante la pesca sul mare fra Montecristo e Pianosa, l’11 aprile 1991, stressato dalla fatica ebbe un infarto mentre era sulla motobarca “Rossana” con il figlio Paolo. Il mare era in burrasca e la radio di bordo non funzionava. Paolo niente poté fare per salvare il padre. C’è nella chiesa di Pianosa, dedicata a San Gaudenzio, un’acquasantiera che ricorda il drammatico avvenimento.
Nel settembre 2003, Benedetto di Meglio, con la motobarca “Fulmini e Saette”, fu colto da una tempesta improvvisa mentre pescava presso lo Scoglio d’Africa. Si avvicinò a Montecristo e si riparò a Cala Scirocco, senza poter avere contatti radio per chiedere aiuto. Anche in quella occasione la radio non funzionava. A Marina di Campo, senza sue notizie, si vissero ore drammatiche. Furono fatte immediatamente ricerche sia con le vedette della Penitenziaria che con i guardiacoste della Capitaneria di porto. Si ricorse anche all’impiego di un aereo che la società Locman, azienda campese, mise a disposizione. Pilotato da Alessandro Sirabella e accompagnato da Silveria Di Meglio, moglie di Benedetto, il Piper pa 34, tipo Seneca, si alzò dall’aeroporto elbano di La Pila e si diresse verso Montecristo. La motobarca, che nel frattempo si era spostata, fu avvistata verso mezzogiorno, sottovento, a Cala Mandolina. Qualche giorno dopo, cessata la tempesta, il pescatore ritornò con i propri mezzi all’Elba.
Negli ultimi decenni, Montecristo, con le nuove disposizioni di protezione, è rimasta isolata. I pescatori non possono avvicinarsi alle coste se non per emergenze. Conoscono ogni cala, caletta e scoglio a cui hanno assegnato nomi particolari spesso in dialetto ponzese come Punta Cappiello, Cala Scoglio, Cala Giunchetiello, Cala Gabbiana. Ma hanno dovuto abbandonare l’isola che per tanti anni aveva dato sicurezza alle barche.
A Montecristo i tramonti di settembre sono spesso di colore rosso purpureo e, nelle notti d’estate, il mare è incantevole. Quando arrivano i temporali di fine stagione, le barche in navigazione hanno difficoltà a trovare un rifugio. Ritornano nella mente dei pescatori i drammi vissuti sul mare.
All’Elba è ancora vivo lo spirito dei primi pescatori di Montecristo, soprattutto dei Sandolo e dei Vitiello, che ha permesso di aprire nuovi orizzonti di benessere socio-economico ai nuovi arrivati da Ponza.
Per tutto il secolo scorso, i pescatori hanno saputo scrivere sulle scogliere granitiche di Montecristo pagine di sogni e sacrifici. Ogni cala, caletta, scoglio e grotta parla di una dura realtà e di leggende e misteri. L’isola di Montecristo guarda ancora da lontano, imponente, le vicissitudini della vita e silenziosamente vive la sua solitudine. I pescatori che si incontrano all’Associazione Pensionati Campesi, dopo aver giocato a briscola o a “la maniglia”, e fatta qualche breve discussione, ricordano il passato delle avventure sul mare, giorni drammatici, ma anche giorni felici.

Pin It

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *