Napoli, finì la Belle Epoque e cominciò il pallone

– di Mimmo Carratelli

Una fiorente editoria giornalistica.
Un uomo elegantissimo e un principe che correva con una Maserati otto cilindri. La prima emittente radiofonica all’ultimo piano di un palazzo di via Cesareo Console.
E l’1 agosto 1926 fu fondato il Napoli.

Una città con più di mezzo milione di abitanti, la più popolosa d’Italia, all’avanguardia nel cinema, nella musica e nello sport.
Otto teatri, cinque circoli nautici, caffè celebri e l’Eldorado Santa Lucia, immenso stabilimento balneare con un dancing e spettacoli.

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200803-10-2mCom’era Napoli quando apparve il Napoli, nel 1926? Erano sulla bocca di tutti due canzoni allegre, “Lilì Kangy” e “Ninì Tirabusciò”.
Andavano di moda i grammofoni a tromba della Polyphon con le voci popolari di Gennaro Pasquariello e di Elvira Donnarumma, le canzoni incise su dischi di vinile a 78 giri, prodotti dalla prima casa discografica di Napoli, la Phonotype Record. Anna Fougez, diva del caféchantant, contorcendosi tutta e accarezzandosi voluttuosamente le braccia nude, cantava “Vipera” di E.A. Mario. Nei ristoranti andavano di moda i “posteggiatori” che componevano quasi sempre un trio, il chitarrista, il violinista e il cantante.
Erano famosi il mandolinista Mimì Pedullà, detto “manella d’oro”, e il violinista Salvatore Di Maria, detto “‘nchiastillo” che voleva dire gingillo.

Al Teatro delle Varietà, in via Chiatamone, la soubrette romana Maria Campi, ballando la rumba, un ritmo che aveva appreso in Svezia, rendeva popolarissima la “mossa”: un colpo d’anca improvviso, da mozzare il fiato, dopo una lunga e provocante torsione del ventre mettendo in risalto le curve femminili. Quel colpo l’aveva inventato la cantante napoletana Maria Borsa che si esibiva al Teatro Partenope di via Foria. Al Teatro Eden, il fantasioso Michele Testa, che si era imposto un romantico pseudonimo, in frac foulard e monocolo annunciava le sue canzoni ammiccanti presentandole così: “Versi di Armando, musica di Gill, canta Armando Gill”. La cantante appassionata Gilda Mignonette, che in realtà si chiamava incredibilmente Griselda Andreatini, ed era nata nel quartiere popolare della Duchesca, partiva per l’America dove avrebbe straziato i malinconici emigrati col suo pezzo forte, “Santa Lucia luntana”.

Nel 1926, quando nacque la squadra di calcio del Napoli, eravamo alla fine della belle époque. Napoli era l’unica città italiana con più di mezzo milione di abitanti (400mila a Milano, 380mila a Roma). Al “Salone Margherita”, sorto nel 1890 per superare il “Moulin Rouge” parigino nato un anno prima, ottocento persone si affollavano in platea e sui palchi per vedere gli sgambettamenti delle ballerine e delle “sciantose”.
Il primo cinematografo era apparso alla Galleria Umberto nel 1897, la Sala Recanati: un pianista accompagnava il film e un “fine dicitore” leggeva per il pubblico le didascalie della pellicola muta.
Numerose erano nel porto le agenzie e gli agenti marittimi e commerciali del nord Europa. I rapporti con gli stranieri non erano solo economici, ma anche culturali. Il Circolo italobritannico di via dei Mille era il più elegante della città. A Napoli vivevano inglesi, francesi, belgi, svizzeri, tedeschi, olandesi. Gutteridge, Codrington, Forquet erano i cognomi più conosciuti anche perché figuravano sulle insegne di molti negozi.
I salotti, numerosi, accoglievano una vivace vita mondana. Otto teatri erano in attività. Il San Carlo e il Bellini ospitavano gli spettacoli lirici.

La prosa e il varietà trovavano posto al Politeama, al Sannazaro, al Fiorentini, al Mercadante, al Nuovo, al San Ferdinando. Il Sannazaro diventò la sede stabile della “Compagnia del teatro umoristico i De Filippo”. Numerosi erano i caffè, col celebre Gambrinus e gli altrettanto famosi Caflish e Van Bol & Feste. Le corse dei cavalli si svolgevano al Campo di Marte, dov’è oggi l’aeroporto di Capodichino. Fiorivano i Circoli nautici, centri di attività sportiva e di vita mondana, con serate letterarie, giochi di carte e balli.
Ce n’erano cinque: l’Italia, il Savoia, la Rari Nantes, i Canottieri Napoli, il Posillipo che si chiamava allora Giovinezza. Suggestivi yacht erano alla fonda nella rada di Santa Lucia.
L’Eldorado-Santa Lucia, al Borgo Marinari, era un immenso stabilimento balneare con annesso teatro estivo e un dancing. Tutt’attorno, una corona di ristoranti che si chiamavano Palummo, Pastafina, Starita, Zì Teresa, Bersagliera.

I novecento abbonati napoletani al telefono dovevano azionare una manovella per mettersi in contatto con le signorine del centralino alle quali davano il numero col quale volevano parlare.
Si facevano grandi lavori in città e, nel biennio 1927-1929, fu aperto il tunnel della Vittoria che collegò la zona del porto alle vie eleganti del quartiere Chiaia. Il quartiere Santa Lucia brillava con i suoi alberghi lussuosi, i numerosi ristoranti, i caféchantant e i circoli velici.
Era ancora una città felice la città delle canzoni e dei mandolini, nel 1926. Benedetto Croce aveva 60 anni, Eduardo De Filippo 26, Totò 28, Salvatore Di Giacomo 66, lo scultore Vincenzo Gemito ne aveva 74 e Matilde Serao, la più popolare e amata giornalista, aveva 70 anni.

Raffaele Viviani aveva 38 anni e scriveva commedie teatrali in dialetto, autore-attore beffardo e violento, compositore di suggestivi canti di malavita. Recitava le sue commedie dure e sanguigne, ma non disdegnava i palcoscenici del varietà dove si esibiva in doppiopetti grigi a quadrettini.
Marcello Orilia era l’uomo più elegante della città e Bebè de Luca un corteggiatore irresistibile, protagonista delle serate danzanti. Al Vomero, la Lombardo Film, una delle prime industrie cinematografiche italiane con stabilimenti in via Solimena, produceva pellicole di successo.
Nel 1926, in ottobre, dagli studi all’ultimo piano di un palazzo in via Cesareo Console, cinque stanze con vista sul golfo, fu diffusa la prima trasmissione radiofonica locale sulla lunghezza d’onda 333,3. Napoli fu una delle prime città italiane ad essere dotata di una stazione trasmittente.

Ernesto Murolo raccontava al microfono la storia della città e interpretava canzoni napoletane.
Seguirono radiocronache dall’ippodromo dell’Arenaccia e collegamenti con i locali da ballo. Furoreggiavano le orchestre di Tagliaferri e Petralia.
In quello stesso anno, al “Miramare”, davano spettacolo due ballerine francesi, Edmonde e Christiane Guy, che sconvolsero gli uomini brillanti della città, tra cui Francesco Caravita, principe di Sirignano, aristocratico viveur, ballerino, giramondo, caprese di elezione e pilota di una Maserati otto cilindri con cui correva nelle competizioni su strada.

Nello sport, primeggiavano la scherma, il canottaggio e la vela. L’Accademia di scherma fu una delle prime in Italia. C’erano due società di ginnastica. Il canottaggio si esaltava nella sfida fra i Circoli nautici per la Coppa Lysistrata su un percorso di duemila metri davanti via Caracciolo.
Nei tuffi era popolarissimo Luigi Cangiullo, sette volte campione italiano, tre dal trampolino e quattro dalla piattaforma. Quando Cangiullo si dedicò al calcio scelse il ruolo di portiere: nessuno sapeva… tuffarsi come lui. Nei Circoli si ballava il boston e, al Savoia, fu organizzato il primo concorso di bellezza: le miss concorrevano per il titolo di Regina del Mare. I napoletani si appassionavano molto al ciclismo. Elessero a loro idolo Learco Guerra, la “locomotiva umana”, spesso vittorioso proprio a Napoli, mentre i romani tifavano per Binda.

Il Napoli nacque, l’1 agosto 1926, sotto il segno del Leone. Qualcuno azzardò che era il segno di Napoleone.
I primi tifosi si riunivano al Bar Brasiliano, in Galleria. Un foglio umoristico, “Vaco ‘e pressa”, pubblicò la prima vignetta del “ciuccio”, che diventò il simbolo della squadra di calcio. Numerosi erano i giornali napoletani: il “Roma”, “Il Mattino”, “Il Mattino Illustrato”, “Il Mezzogiorno”, “Il Mezzogiorno Sportivo”, il “Corriere di Napoli”, “Il Pungolo”, “Il Piccolo”, “Tutti gli Sports” in rotocalcio e illustratissimo, e per le donne “Modella” e “Modellina”, poi tanti fogli umoristici tra i quali il “6 e 22” e “Monsignor Perrelli”.
Un anno dopo, maggio 1927, del Napoli nessuna notizia. Il campionato s’era concluso a marzo con gli azzurri ultimi in classifica nel torneo che allineò la Juventus, campione d’Italia, l’Internazionale, il Genoa, il Casale, la Pro Vercelli, il Modena, l’Hellas Verona, il Brescia e l’Alba Roma.
Un inizio in sordina del calcio a Napoli mentre tramontava la Belle Epoque.

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