Nel bel mezzo di Roma, non lontano dal mare

– di Gesine Borcherdt

Come e nata la libreria di Giulia D’Angelo nella centralissima via di Ripetta. La prima esperienza in piazza Farnese. Piu che una semplice venditrice di libri: ricercatrice, scrittrice, studiosa, conduttrice di “Onda Verde Mare” per la Rai, organizzatrice di eventi e mostre itineranti, eterno tema il mare. Un grande negozio elegante, polo di attrazione di velisti, archeologi ed esploratori marini, ricco di volumi, carte nautiche, cimeli e autentiche rarita come un antico Atlante delle spiagge italiane. 35mila articoli catalogati on line. Un’atmosfera di rigore fra cataloghi, giornali di bordo, guide, acquari in miniatura, bussole, foulard della Marina borbonica.

“Per favore non tocchi i volumi, mi chieda quali vuole sfogliare e io glieli mostrero”. Cosi Giulia D’Angelo, “la donna del mare” che in via di Ripetta a Roma ha inventato la Libreria Internazionale Il Mare, mi accolse appena entrata nel suo fantastico spazio. Aveva un diavolo per capello perche qualche ora prima un signore, molto sbadato, aveva fatto cadere un acquario in miniatura distruggendo con l’acqua un notevole numero di volumi. La guardai sbalordita e le dissi che in tutte le librerie del mondo si potevano consultare i libri. Lei mi spiego cosa era successo. Nacque una scintilla di simpatia. Le dissi di chiamarmi Gesine Borcherdt. Venivo dalla Svizzera, ero una giornalista e collaboravo con numerose riviste, tra cui anche il prestigioso mensile tedesco “Mare”.

Cosi Giulia scopri che ero una giovanissima critico d’arte, nata nel 1976, curatore dell’edizione tedesca di “Magazine Artnet”. Le proposi un articolo sulla rivista tedesca perche, le dissi, “la libreria lo meritava”. Il direttore di “Mare”, che peraltro aveva sentito parlare molto della libreria romana, accolse la mia richiesta.

Cosi tornai a Roma e, armata di registratore, ho “torchiato” Giulia D’Angelo per un pomeriggio intero. Il risultato e stato l’articolo pubblicato sul numero 86 del mensile tedesco.

Amo molto l’Italia e il suo mare, e piace anche a me, come fanno gli italiani, mangiare gli spaghetti sulla spiaggia. Giulia D’Angelo ha trovato il mio articolo molto poetico. Dice che ho descritto molto bene, in poche ma essenziali righe, il suo approccio con il mare e i libri. Il mio articolo ha avuto questo titolo: “Nel bel mezzo di Roma, non lontano dal mare”.

Dentro Roma a chi verrebbe in mente il mare? Le rovine si sollevano piene di polvere, tra di loro tuona il traffico. Ostia Antica, un tempo il porto marittimo di Roma, crolla trasandata oltre le mura della citta. E da quando, nel XIX secolo, il Tevere fu costretto tra enormi muraglioni che l’acqua fu cacciata dalla citta. “A Roma, tutte queste antiche pietre ci ricordano il mare”, dice Giulia D’Angelo e fa cenno verso la porta aperta, dalla quale un raggio di sole illumina il pavimento del suo negozio. “Le fontane di Roma sono piene di delfini, tartarughe, sirene. Pensate solo alla famosa fontana del Tritone di Bernini: su quella s’inchina il figlio di Nettuno e suona una conchiglia!”

Giulia D’Angelo lo dovrebbe sapere. Se qualcuno in Italia conosce il mare e le sue storie, e anche tutto circa la vita sotto, sopra e intorno al mare, e sicuramente anche merito di questa signora con la pelle segnata dal sole e con il largo accento romano. In realta la sua libreria internazionale “Il Mare” si trova proprio nella piccola via di Ripetta a pochi metri dall’ormai drenato e antico porto sul Tevere e in qualche modo ci sta bene.

“L’idea di aprire questo negozio nasce da una tragedia”, racconta lei e gira lo sguardo su una vecchia tuta da palombaro con il suo casco, che accoglie i visitatori all’ingresso. “Fin dalla prima infanzia ho amato il mare. Poi il mio compagno di vita mi insegno ad andare sott’acqua. Un giorno facemmo un’escursione con la barca, si immerse e non torno piu in superficie. Il suo corpo senza vita lo hanno ritrovato piu tardi.”

Giulia D’Angelo prepara un caffe con la macchina dell’espresso. Accanto a lei un cliente si e immerso in una foto appesa al muro, nella quale una finestra si apre sul mare. Due impiegati sfilano tra gli scaffali pieni di libri. Sembra quasi che ondeggi il pavimento.

Lei posa due tazze del caffe su un tavolinetto di marmo. “Mi trovai davanti a una scelta: o non avrei mai piu guardato il mare o lo avrei amato ancora di piu, cosi come mi aveva insegnato il mio compagno.”

A 33 anni, nel 1975, Giulia apri il suo primo negozio a piazza Farnese, in una piccola stanza dalle dimensioni di una barca a remi. Ma gia allora Giulia D’Angelo voleva essere piu di una semplice venditrice di libri, cosi si e dedicata ad ogni lato del suo tema, il mare. Con corsi per la patente nautica o di archeologia subacquea, discussioni sulla cura ambientale del mare, letture d’autore, viaggi organizzati per i clienti, esposizioni. Ogni tanto in cooperazione con musei e ministeri, ha creato un punto d’incontro culturale per tutti quelli che amano gli oceani.

Dentro “il Mare” si ammucchiano i libri, i quaderni e i cataloghi da tutto il mondo e da ogni secolo, come tesori pregiati. Sono volumi innumerevoli che, in una marea di lingue, raccontano di barche a vela, conchiglie, pirati, fari e case sul mare, fino ad arrivare a ricette, romanzi e archeologia. Tra gioielli, come il grande catalogo di foto “Undersea Life” di Joseph S. Levine, il giornale di bordo di Garibaldi o una guida ai fari d’Europa, si trovano anche rarita preziose, come un antico atlante delle spiagge d’Italia. Un tale importante volume, certo costa anche i suoi 230,00 euro. Fin dall’inizio Giulia D’Angelo ha voluto dare anche il suo contributo alla bibliografia dei mari. Tre anni dopo l’apertura della sua libreria, pubblico un primo catalogo di pubblicazioni marittime, al quale ne seguirono altri dieci. Poi inizio a scrivere libri, l’ultimo “Ancore e anfore sommerse”. Fino ad oggi i suoi articoli appaiono in riviste specializzate e non. Ha scritto numerosissimi articoli anche sul mensile “il Mare”, che fondo insieme a suo marito, che ha sposato nel 1981, il giornalista e fotoreporter Maurizio Bizziccari e che pubblico nella propria casa editrice dal 1987 al 2000. Ora il mensile su carta si trova ondine all’indirizzo www.maremagazine.com.

E suo figlio, Marco Firrao, a scegliere e trovare accessoires speciali per il negozio. Citiamo i foulard fatti a mano per la marina borbonica realizzati dallo stilista napoletano Salvatore Argenio, vini, lenticchie e l’alalunga sott’olio dalla minuscola isola di Ustica o bussole con custodie in legno. Sono 35mila gli articoli gia catalogati on line da il sito www.ilmare.com, che ormai e cresciuto alle dimensioni di un grande yacht. Il cliente davanti alla foto ha deciso.

“Per la mia camera da letto”, spiega mentre aggiunge di essere greco. “Vengo da Mykonos. Il mare qui mi manca. Ma con questa foto almeno ne ho un’idea.” Giulia d’Angelo annuisce con simpatia e chiede ai collaboratori di prendere la foto dal muro.

Con tale devozione incondizionata e comprensibile che anche esperti dell’alto mare come l’esploratore Jacques Cousteau e il pioniere della vela Bernard Moitessier sono stati tra i suoi clienti – l’ultimo gli lascio pure un disegno e una bella descrizione della libreria -, impressionati dall’impegno con il quale Giulia D’Angelo riporta la consapevolezza del mare nelle menti dei romani.

Il culmine del suo lavoro fu nel 1996, quando organizzo lo straordinario evento “Amordimare” a Piazza del Popolo in collaborazione con la Marina militare, il Ministero dell’Ambiente e il Comune di Roma. Si tratto di un mare di arte, letteratura, film e pure ballo. Fu inaugurato con una straordinaria esibizione dalla banda in costume storico della Marina militare. Nella serata conclusiva, sotto le stelle, fu proiettato il film “Vulcano”, protagonista Anna Magnani. La festa ebbe la partecipazione di trecentomila persone, considerevole per i romani che ormai hanno pochi legami con il mare, tranne “mangiare spaghetti in spiaggia”, come scherza Giulia D’Angelo, la donna del mare Cosi la chiamano da quando nei primi anni ’80, tanto per non farsi mancare nulla, condusse la trasmissione radiofonica “Onda Verde Mare” su Rai Uno. La sua missione la prende molto sul serio. “In Italia ci sono sette ministeri che si occupano del mare, ma lo usiamo come una discarica!” Giulia scuote la testa. Dopo tutti questi anni nei quali ha fatto cosi tanto, sa che la sua lotta non trovera fine. “Gli italiani hanno due cose in abbondanza: la cultura e il mare. Lasciano degenerare tutte e due.”

Pure le manifestazioni sempre organizzate dalla “donna del mare”, come le mostre itineranti “Libridimare” e “LibriDaMare”, tenuta su navi storiche della Marina militare che hanno navigato per anni da porto a porto lungo il Tirreno e l’Adriatico, sembrano gocce su sassi bruciati. Ma e proprio questo lo spirito di lotta con il quale Giulia D’Angelo richiama la relazione originale dell’uomo con il mare. E naturalmente anche la memoria storica dei romani, per i quali il Tevere era la via principale nell’antichita per il trasporto di merci, nel medioevo come fonte di acqua potabile. La storia del fiume e stata uno dei temi del corso di Archeologia subacquea che il decano dell’archeologia subacquea professor Claudio Mocchegiani Carpano ha tenuto in libreria. Uno degli innumerevoli corsi, presentazioni ed eventi che la vulcanica Giulia organizza. “Noi romani portiamo il mare dentro di noi”, spiega decisa, “ce lo siamo solo dimenticato.”

A Giulia pare osceno che adesso proprio i romani – grandi marinai di una volta – annegano i loro rifiuti in mare e lo usano solo come sottofondo per prendere il sole e che sul Tevere non naviga quasi piu una nave. Perche il fiume dovrebbe collegare il mare direttamente con la citta. L’amore per il mare non si puo imparare, e, in chiusura della lunga chiacchierata, Giulia D’Angelo afferma: “Ogni persona, gia nel crescere nel liquido amniotico del grembo materno, simile all’acqua di mare, ha un legame naturale con il Sesto Continente. Bambini appena nati sguazzano tranquilli nell’acqua, si sentono a loro agio. Poi perdono questo legame e sviluppano paure, difficili da estirpare”. Conclude: “Abbiamo solo un grande difetto: siamo nati a Roma che e la citta del Papa, del Colosseo, di Totti e del governo, quindi veniamo sempre dopo …”
(Tratto dal mensile tedesco “Mare”, traduzione di Federico Castellani Koessler).

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